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Lo studio: ecco come una dieta corretta può influire sul sonno

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Lo studio: ecco come una dieta corretta può influire sul sonno

Mai come questo momento si comincia a sentire il bisogno di mantenere l’equilibro. Un equilibrio interiore dove vanno a influire più fattori. Le relazioni quotidiane, ad esempio; ma anche l’attività fisica e la dieta. La psicologia conta molto in un periodo in cui le restrizioni (giuste al fine di impedire la diffusione del contagio) portano a isolarsi dal mondo esterno, dove la rete sembra essere al momento l’unico ponte accessibile (un paradosso fino a qualche tempo fa). E anche il benessere fisico si fa sentire. Le limitazioni (e le chiusure dei centri sportivi) si ripercuotono sul nostro corpo. Con i primi segnali che possono provenire dal sonno, una fase che anziché essere di riposo fa emergere tutto lo sbilanciamento fisico ed emotivo sin qui accumulato. È come se ad un certo punto ti chiedesse una soluzione, in attesa che l’altro equilibro, quello sistemico, torni al suo baricentro originario.

Il rapporto tra sonno e cibo

Ciò che serve in questo disordine è trovare una routine. Che passa per l’attività fisica (come l’home fitness e l’outdoor training), e una dieta ricca ed equilibrata. Nel corso degli anni la medicina si è chiesta quali fossero gli ingredienti giusti per una dieta sana, cercando anche una correlazione tra il cibo assimilato durante il giorno e il sonno, che copre tutto l’arco della notte. Certi, come fa notare il New York Times, hanno provato a focalizzarsi su un solo ingrediente, con studi che in alcuni casi hanno omesso la presenza di un gruppo di controllo che restituisse solidità ai risultati ricerca. La dott.sa Marie-Pierre St-Onge, professoressa associata di medicina nutrizionale alla Columbia University Irving Medical Center e direttore del Sleep Center of Excellence sempre alla Columbia, ha allargato l’orizzonte prendendo più elementi nel corso dei suoi studi.

La ricerca di Marie-Pierre St-Onge

La sperimentazione clinica pubblicata sul Journal of Clinical Sleep Medicine è partita da un campione di 26 persone dai 30 ai 45 anni. A questo è stato chiesto di seguire una dieta controllata da dei nutrizionisti per i primi quattro giorni. Ma allo scoccare del quinto giorno di studio, potevano scegliere qualunque altro pasto. Secondo i dati ottenuti dalla ricerca della dott.sa St-Onge, la dieta può influire sul sonno per diversi aspetti. I risultati marcano prima di tutto delle differenze tra i primi giorni, quelli controllati dai nutrizionisti, e quelli cosiddetti ad libitum (a discrezione), dove per un terzo del campione c’è stata è una diminuzione del sonno a onde lente (SWS) e un aumento della latenza dell'inizio del sonno (SOL).

Più fibre, meno grassi e carboidrati

Entrando invece nel dettaglio dello studio, i ricercatori hanno notato che può una diminuzione del sonno profondo se il corpo assume più grassi saturi e una minore quantità di fibre. Altra nota fondamentale sono i risvegli notturni, dove Journal of Clinical Sleep Medicine offre un’interpretazione valida sul consumo quotidiano di grassi e carboidrati. Su quest’ultimo, come sottolinea lo stesso Times, ricerche precedenti sottolineano come questa sostanza possa in verità contribuire a prendere sonno più velocemente rispetto ai grassi o alle proteine. Ciò che invece questo studio fa emergere è che l’assunzione di sostanze con alto contenuto di zucchero può invece aumentare il rischio di insonnia. Dunque, è più che possibile che una dieta a base di fibre, con pochi zuccheri e carboidrati non fibrosi, possa avere degli effetti positivi durante la notte.

I benefici della dieta mediterranea

La dieta mediterranea rientra tra gli stili alimentari più adatti a migliorare il riposo notturno. Ha le sostanze nutritive richieste, come la frutta, la verdura e i cereali. Tutti prodotti locali che giovano alla nostra salute, con benefici nel lungo periodo. Come afferma la fondazione Veronesi, rappresenta un modello che può limitare i rischi di malattie cardiovascolari e cancerogene. Ed è infine un indicatore di longevità, come dimostra la Zona Blu della Sardegna, una delle zone con più centenari a livello mondiale.

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