Non solo coronavirus, sono molti i virus pericolosi per l’uomo che si sviluppano all’interno degli allevamenti intensivi
Alla base di quella che risulta essere una vera e propria emergenza ci sono i capannoni all’interno dei quali si trovano spesso migliaia di animali, pessime condizioni igieniche e l’utilizzo indiscriminato di farmaci
La recente emergenza relativa al coronavirus, a oggi tutt’altro che debellata, riporta a galla la questione delle malattie contratte dagli animali e trasmissibili all’essere umano. Capannoni con migliaia di animali stipati al loro interno, pessime condizioni igieniche e utilizzo indiscriminato di farmaci. Gli allevamenti intensivi rappresentano il terreno ideale per la nascita e la propagazione di malattie difficilmente gestibili.
Tornano d’attualità aviaria e peste suina
Ormai è una certezza. Sempre più frequentemente si verificano casi di malattie contratte dagli animali e trasmesse all’essere umano. Il nuovo ceppo di coronavirus, proveniente dalla Cina e concentrato maggiormente nella provincia di Wuhan, è l’argomento caldo degli ultimi mesi. Scaturito, pare, dal mercato locale dei molluschi e dagli allevamenti presenti in zona, ha già provocato 1100 morti e contato alcune migliaia di contagi.
Ma le epidemie sviluppate negli allevamenti intensivi sembrano incontrollabili nel loro insieme. Torna d’attualità l’aviaria, che ha visto più volte coinvolta anche l’Italia. Poco preoccupante per l’essere umano, se non per le persone a stretto contatto con gli uccelli, ogni volta è causa di morte per decine o addirittura centinaia di migliaia di animali (polli e galline su tutti). Mette sempre molta paura, invece, la peste suina, malattia virale che colpisce maiali e cinghiali, causandone la morte. Manifestatasi più volte nell’ultimo decennio, questa piaga ha di recente trovato sfogo in Cina, leader mondiale per l’allevamento suino. Negli ultimi mesi, lo stesso paese ha visto coinvolti oltre 150 milioni di maiali. Mentre a livello globale, solo nel 2019, un quarto dei maiali è stato ucciso dalla malattia. È di qualche giorno fa la notizia, a Padova, di un carico sequestrato e incenerito. Si trattava di 10 tonnellate di carne, potenzialmente contaminate e quindi molto pericolose.
La minaccia dell’antibiotico resistenza
Purtroppo l’unica contromisura presa per tentare di limitare le pandemie è l’uso di farmaci. Questa pratica però ci si sta ormai rivoltando contro. Il fenomeno per cui alcuni batteri sviluppano una resistenza agli antibiotici che utilizziamo per curarci, è conosciuto come antibiotico resistenza. Negli allevamenti, dove l’uso di farmaci è costante e su larga scala, il processo subisce una pericolosissima accelerazione. Non se ne parla mai abbastanza, ma secondo l’Oms si tratta di una delle maggiori minacce per la salute globale. Delle 33.000 morti da resistenza agli antibiotici che si verificano ogni anno in Europa, circa 10.000 avvengono in Italia, che detiene il primato di questa preoccupante classifica (dati Iss: Istutito Superiore di Sanità). Quella delle epidemie e dell’antibiotico resistenza sono due problemi enormi complementari tra loro. Si tratta di emergenze che non possiamo più permetterci di ignorare.