Transizione ecologica: gli Usa corrono verso le rinnovabili, in Italia la burocrazia scoraggia le imprese

Negli Stati Uniti la produzione dell’energia prodotta da vento e sole corre veloce. Il nucleare, che richiede ingenti fondi e tempi di realizzazione degli impianti lunghissimi, convince sempre meno

Foto Shutterstock
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TiscaliNews

Le rinnovabili piacciono sempre più agli statunitensi. Secondo un report recentemente diffuso dalla rivista Scientific American, già entro il 2022 la produzione di energia elettrica derivante da vento e sole potrebbe infatti superare quella da carbone. A detta degli esperti entro quest’anno, grazie a eolico e solare (fotovoltaico), le rinnovabili genereranno il 22 per cento del totale, contro il 20 derivante da carbone e il 19 da nucleare. Una buona notizia, dunque, benché ci siano delle nubi all’orizzonte che creano preoccupazione nel comparto.

Secondo gli esperti della rivista scientifica, infatti, i troppi vincoli e le difficoltà che si stanno venendo a creare a livello globale, potrebbero rallentare la produzione come anche le nuove installazioni. L’America, nei piani del presidente Joe Biden, dovrebbe tagliare le emissioni di gas serra del 40 per cento, e dovrebbe farlo entro il 2030. Per raggiungere il target servirà un grande impegno da parte di tutti. Negli Stati Uniti nel 2022 sono stati installati complessivamente 11 gigawatt (GW). Ma ne serviranno altri 50 GW per ridurre drasticamente le emissioni.

Si riuscirà a vincere la sfida? Molti analisti ritengono ci siano tutte le condizioni per voltare pagina e trasformare gli Usa in un Paese più sostenibile. Grazie alla legge federale Inflation reduction act, voluta dal governo per frenare l’inflazione, arriveranno presto 369 miliardi di dollari che incentiveranno la produzione di energia da fonti rinnovabili. La legge innescherà un boom delle rinnovabili, a discapito del settore delle fonti fossili.

E in Italia? La burocrazia per la realizzazione di nuovi impianti spesso scoraggia le imprese. Per gli impianti domestici poi i costi sono ancora altissimi. I bonus elargiti dal governo scompaiono spesso nel nulla, assorbiti da rincari che servono soltanto a mascherare l’applicazione degli sconti. Nel nostro Paese, inoltre, si vuole ancora parlare di nucleare, ignorando i tempi biblici necessari per la realizzazione di un nuovo impianto, i costi di certo altissimi e i rischi, che vengono definiti inesistenti: e guai a dire il contrario. La svolta sembra tuttavia soltanto una questione di tempo. Il mondo, in un modo o nell’altro, dirà addio al carbone e a tutte le fonti derivanti dal petrolio.