I prodotti a chilometro zero minacciati dai nuovi a “metro zero”: ecco di cosa si tratta

In un anno le “serre verticali” hanno conquistato sempre più persone. La crescita è stata del 25 per cento

I prodotti a chilometro zero minacciati dai nuovi a “metro zero”: ecco di cosa si tratta
TiscaliNews

Avanza a colpi di doppia cifra nel mondo "metro zero", un nuovo modo di produrre agricoltura, dagli ortaggi, ai piccoli frutti, alle verdure, erbe officinali, aromatiche e tanto altro con il sistema della tecnica ad irrigazione idroponica. L'innovazione, conosciuta comunemente come vertical farming, è praticata in serre verticali che si qualificano come centri di autoproduzione di cibo, dove le colture vengono coltivate in strati sovrapposti verticalmente all'interno di appositi ambienti creati per l'uso. Il modello produttivo, che è vicino al concetto del Km zero, è stimato, secondo Allied Market Research, di una crescita media annua del 24,6 per cento e passerà dai 2,23 miliardi del 2018 ai 12,77 previsti per il 2026.

Il dato è stato rilasciato in occasione di "NovelFarm", appuntamento fieristico in programma a Pordenone Fiere per il prossimo 19 e 20 febbraio. Tra i suoi obiettivi, grazie a una presenza produttiva realizzata con colture indoor all'interno di edifici nelle vicinanze dei centri abitati, c'è quello di interrompere la catena logistica di distribuzione del prodotto finale perché i luoghi della produzione si avvicinano a quelli di consumo o di acquisto. Tra i suoi vantaggi è registrato dagli esperti il risparmio dell'utilizzo dell'acqua fino al 90 per cento, l'abbandono dell'utilizzo di pesticidi e anticrittogamici, dato che l'ambiente in cui vengono coltivate è controllato e l'aumento della produzione di alimenti in modo sostenibile. Dal punto di vista agronomico il vertical farming - spiegano i tecnici - consiste nella sovrapposizione di diversi "scaffali" di coltivazioni idroponiche o, in alcuni casi, aeroponiche.

L'idroponica - è specificato - è una tecnica di coltivazione fuorisuolo: la terra viene sostituita da un substrato che può essere in fibra di cocco, lana di roccia, perlite, argilla espansa e mapito (una miscela di lana di roccia e fibra di cocco). Il sistema di produzione prevede invece che il substrato venga irrigato con una soluzione nutritiva composta da acqua e sostanze che apportano la giusta quantità di minerali alla pianta.

Nel caso di colture aeroponiche, invece, le radici delle piante sono sospese nell'aria grazie a dei supporti artificiali e le sostanze nutritive sono vaporizzate con l'acqua nell'ambiente della serra. Per la riuscita della produzione è possibile adottare anche l'acquaponica: si tratta di una tecnica che unisce l'idroponica all'allevamento di specie ittiche. L'acqua usata per irrigare piante proviene dalle vasche dei pesci e si crea un vero e proprio ecosistema.

Oggi il settore ha attirato anche l'interesse di noti retailer: Whole Foods Market, la catena di cibo "organic" e di alta qualità parte del gruppo Amazon, con oltre 500 negozi in tutti gli Stati Uniti, sta ad esempio accelerando nell'adozione di fattorie verticali di piccole e medie dimensioni per coltivazioni fuori suolo all'interno o in prossimità dei propri store. A New York vengono prodotti verdure a foglia, microgreen ed erbe aromatiche, mentre nel New Jersey e recentemente anche a Boston, la produzione si concentra sui funghi. In Europa, l'avanguardia è rappresentata dalla startup berlinese Infarm.