Trump agli investitori privati: "Prendiamoci la Luna e lo spazio, non è un bene che appartiene all’umanità"

Il presidente degli Stati Uniti firma un ordine esecutivo che mira a incoraggia i soggetti privati a investire nel programma di esplorazione spaziale che punta a Marte passando dalla Luna. Sarà una nuova corsa all’oro: gli Usa garantiranno lo sfruttamento minerario e naturale dello spazio agli americani

Trump agli investitori privati: 'Prendiamoci la Luna e lo spazio, non è un bene che appartiene all’umanità'
di Roberto Zonca

Il presidente americano Donald Trump vuole la Luna, e la vuole tutta per sé. Nel pieno dell’emergenza coronavirus l’inquilino della Casa Bianca ha firmato una delibera che svela le intenzioni dell’America. Il documento, infatti, sancisce i diritti di tutti quei soggetti privati che, da qui ai prossimi anni, investiranno nel programma di esplorazione spaziale che punta a Marte passando dalla Luna. Nello specifico la delibera garantirà agli americani lo sfruttamento minerario e naturale della Luna e di altri corpi del Sistema solare, asteroidi compresi. E sì, perché a quanto pare vale la regola del “chi prima arriva…” tutto piglia. “La mancanza di certezze riguardo ai diritti di sfruttamento delle risorse spaziali da parte di soggetti privati - scrive il presidente Usa nell’ordine esecutivo - e in particolare il diritto di recupero e utilizzo a scopi commerciali delle risorse naturali della Luna, ha scoraggiato alcune imprese a partecipare al programma spaziale”.

Il riferimento di Trump sembra riconducibile al quadro giuridico che stabilisce le norme di utilizzo e sfruttamento della spazio extra-atmosferico, in lingua inglese Outer Space Treaty: il trattato internazionale sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione e utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti, in vigore dall’ottobre 1967 e firmato da 108 paesi. Questo consente l’utilizzo della Luna e degli altri corpi celesti esclusivamente a scopo pacifico e proibisce espressamente di condurre manovre militari di qualsiasi natura. Lo spazio è da considerarsi patrimonio comune dell’umanità e può essere “usato” da ogni membro del gruppo. Nessuno se ne può appropriare. Questa lasca disciplina giuridica vecchia di mezzo secolo ha un ulteriore capitolo: il Moon Treaty. L’accordo che regola le attività degli Stati sulla Luna, firmato nel 1979, stabilisce un regime per lo sfruttamento delle risorse lunari e di altri corpi celesti, simile a quello stabilito per i fondali marini decretato dalle convenzioni Onu.

Ma c’è un ma, che il presidente Usa ci tiene a sottolineare: “Gli Stati Uniti non hanno firmato né ratificato l’accordo sulla Luna. A essere precisi, solo 18 paesi hanno ratificato il documento, tra cui appena 17 dei 95 stati membri del comitato delle Nazioni Unite per l’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico. Gli Stati Uniti ritengono che l’accordo sulla Luna non sia uno strumento efficace, o necessario, a guidare gli stati in merito alla promozione della partecipazione commerciale all’esplorazione spaziale, alla scoperta scientifica e allo sfruttamento della Luna, di Marte o degli altri corpi celesti”.

Va comunque detto che gli Stati Uniti avevano già approvato una legge simile nel 2015, il gesto di Trump serve dunque a formalizzare platealmente quanto già stabilito in precedenza, così da informare la comunità internazionale e, probabilmente ancor più, i possibili investitori. La delibera firmata da Trump chiarisce infatti la volontà degli Stati Uniti di prestarsi a garante delle imprese. “Gli americani - conclude il presidente - dovrebbero avere il diritto di impegnarsi nell’esplorazione commerciale, nel recupero e nell’utilizzo delle risorse spaziali. Lo spazio esterno è un dominio legalmente e fisicamente unico dell’attività umana e gli Stati Uniti non lo considerano un bene comune globale”.

Dovremo dunque aspettarci una sorta di corsa all'oro spaziale? L'idea di veder la Luna trasformata in una immensa miniera a cielo aperto, controllata da pochi e chissà con quali regole, lascia perplessi e crea non poca preoccupazione. Per ora l’estrazione mineraria risulta svantaggiosa, ma ci sono società che stanno lavorando con solerzia con l’unico obiettivo di abbattere i costi di prelievo, così da garantirsi futuri appalti multimilionari. Da quei giacimenti, infatti, sarà possibile estrarre materie prime fondamentali per la produzione di propellenti da usare per i futuri viaggi verso Marte, e non solo.

I costi per l’esplorazione della Luna, fino a un anno fa considerati proibitivi (la stima era di poco più di 4 miliardi di euro) oggi – al tempo del coronavirus - sembrano alla portata dell’America e di molti altri Paesi. “Pensiamo ai casi delle telecomunicazioni e dell’osservazione della Terra - commentò appena un anno fa Simonetta Di Pippo, astrofisica e direttrice dell’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra atmosferico - quello che è successo in questi ambiti è che gli investimenti iniziali sono stati sostenuti dai governi. Una volta raggiunta la maturità tecnologica, i settori sono stati quasi completamente assorbiti dai privati. È un ciclo virtuoso, che ingenera una sinergia utile a tutti, come per esempio quella che le Nazioni Unite hanno attivato con Digital Globe, un’azienda che oggi fornisce gratuitamente immagini della Terra, a 30 centimetri di risoluzione, in caso di disastri ambientali”.

Ma l’estrazione di minerali per la produzione di combustibili non è la sola sfida classificabile come indispensabile. Anche l’acqua è fondamentale per le future missioni di esplorazione spaziale. “Dal punto di vista scientifico - ha osservato Eleonora Ammannito, dell’Agenzia spaziale italiana - la presenza dell’acqua sulla Luna può spiegare come si sia evoluto il nostro satellite naturale. Per quanto riguarda lo sfruttamento, invece, l’acqua è una risorsa, sia perché può essere utilizzata direttamente, sia perché servirebbe per il mantenimento delle basi lunari e degli astronauti, o per la produzione di propellente. Le evidenze a nostra disposizione dicono che, sulla Luna, l’acqua abbonda in alcune zone ed è assente in altre. Come amo dire, la Luna è wet & dry. Le ricerche future daranno risposte più precise”. Entro i prossimi 10 anni la Luna verrà presa d’assalto, diventerà una miniera a cielo aperto, e tanti dall’animo romantico sperano soltanto non venga devastata in nome di interessi meramente economici.