I consigli di Greenpeace sul consumo di pesce

I consigli di Greenpeace su come scegliere in modo consapevole quale pesce portare in tavola senza rischi per la salute e per l’ambiente

Cassetta di pesci
Foto Pixabay

Il pesce ci viene spesso proposto come l’alternativa “sana” delle nostre diete, ideale per adulti e specialmente per i nostri bimbi. Mentre il consumo di prodotti ittici continua ad aumentare, per i consumatori è ancora difficile scegliere in modo consapevole quale pesce portare in tavola senza rischi per la salute e per l’ambiente.

Uno degli elementi più importanti per fare la scelta giusta sono quindi le informazioni che ci sono messe a disposizione sul banco del pesce e come leggerle.

L’etichetta

La nuova etichetta per il pesce fresco fornisce importanti informazioni per fare una scelta responsabile. Ad esempio ora su ogni etichetta devono essere indicate anche: la categoria degli attrezzi da pesca utilizzati e la zona specifica di cattura  (ad esempio Mediterraneo centrale, Mar Adriatico). Inoltre devono comparire: il nome comune, il nome scientifico, il metodo di produzione (pescato, allevato, pescato in acque dolci) e il costo del prodotto. I rivenditori sono obbligati ad inserire queste informazioni in etichetta, e noi consumatori dobbiamo pretenderlo!
Un esempio della corretta etichetta del Pesce si trova anche nell’Eco-Menu di Greenpeace 

Scegli il pesce giusto

Nel Mar Mediterraneo, circa il 90% degli stock ittici è pescato eccessivamente e i mercati sono invasi da pesci catturati con metodi di pesca distruttivi e non sostenibili.
Come la reti a strascico: che vengono trainate sul fondale per la cattura di specie di fondo. Il loro impatto è distruttivo perché portano via tutto quello che c’è sul fondale.
Ma l’alternativa c’è. Se scegli pesce pescato con metodi artigianali e sostenibili puoi invertire la rotta e aiutare il mare!

Ecco alcuni semplici consigli


Stagionalità

Si, anche i pesci, come le verdure, hanno la loro stagionalità! Sui banchi del supermercato troviamo sempre meno specie e sempre quelle, in qualsiasi momento dell’anno, dal salmone all’orata, ai gamberi.
Una volta non era così, le nostre nonne erano abituate a andare alla pescheria e trovare il doppio delle specie che oggi conosciamo, e comprare a seconda del periodo dell’anno una specie diversa.
Ad esempio in questa stagione possiamo consumare il calamaro, la lampuga o l’ombrina, in primavera la mormora o la palamita e in estate la ricciola o l’aguglia.
In questo modo variamo la nostra dieta e diamo respiro alle specie più sfruttate.

SI a locale e sostenibile

Scegli pesce locale pescato con metodi di pesca sostenibile. Premiamo i piccoli pescatori artigianali che vivono sulle nostre coste e da anni pescano con metodi di pesca a basso impatto ambientale. I metodi di pesca a basso impatto sono le reti da posta, come il tremaglio, o le reti a circuizione come i ciancioli, o i palangari di fondo.

No all’acquacoltura 
L’acquacoltura è troppo spesso l’equivalente degli allevamenti intensivi in terra. resentata come la soluzione alla crisi dei nostri mari, allevare in modo intensivo i pesci che mangiamo purtroppo spesso aggrava ulteriormente il problema: troppo spesso gli allevamenti in mare sono causa di inquinamento e ulteriore depauperamento delle risorse ittiche, o perché i pesci allevati come nel caso del tonno rosso vengono presi giovani in mare, o perché nutriti con farine di pesce prodotte con altro pesce. Il problema è che l’impatto non è solo ambientale anche sulle popolazioni locali.

Meno è meglio!

Scegliere una pescheria di fiducia, o unirsi a un GAS o se vivi in una città di mare di andare direttamente a rifornirsi dai pescatori locali è una alternativa possibile. Mangiare meno pesce e di qualità aiuterà sia la tua salute che quella del pianeta.

Ricordiamocelo:

Il mare e le sue risorse sono un bene comune, da tutelare anche per le generazioni future

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