“I climatizzatori propagano il coronavirus”. La replica dei produttori: “E’ una bufala, con un’adeguata manutenzione offrono un’azione battericida"

Il vademecum dell’Aicarr per pulire i condizionatori così da usarli in totale sicurezza

“I climatizzatori propagano il coronavirus”. La replica dei produttori: “E’ una bufala, con un’adeguata manutenzione offrono un’azione battericida'
di R.Z.

L’economia italiana è in pericolo. L’emergenza per il coronavirus ha paralizzato una moltitudine di settori, e tanti, dopo quasi due mesi di totale inattività, rischiano di non esser in grado di riaprire i cancelli delle proprie aziende. E se qualcuno è riuscito a salvarsi dalle decisioni di Governo, estreme ma forse necessarie, ecco che ci si mettono pure alcuni virologi che, pochi giorni fa, hanno lanciato una vera e propria bomba contro i produttori di condizionatori e, più in generale, di impianti di climatizzazione. Secondo alcuni esperti, alcuni dei quali di fama internazionale, tali sistemi possono sostenere la diffusione della Covid-19. Un allarme che ha fatto sobbalzare tutti i possessori di condizionatori, ma ancor più i tanti produttori che ora sono sul piede di guerra:

Assoclima (Anima Confindustria), l'associazione delle aziende specializzate nel trattamento dell'aria, ha spiegato che “la ventilazione e la filtrazione fornite dai sistemi di climatizzazione utilizzati per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo contribuiscono a ridurre la concentrazione di SARS-CoV-2 nell'aria e quindi il rischio di trasmissione. Al contrario di quanto si legge su siti o social, gli spazi non climatizzati possono causare stress termico e, soprattutto nei soggetti più deboli, riducendo la resistenza alle infezioni”. "Al contrario - ci tiene a precisare l’associazione - spazi non climatizzati possono causare stress termico e, soprattutto nei soggetti più deboli, ridurre la resistenza alle infezioni", aggiunge Assoclima rilevando che "in generale, quindi, secondo gli esperti lo spegnimento dei sistemi di climatizzazione e ventilazione non è una misura raccomandata per ridurre la trasmissione del virus: "Tutti gli esperti, compresi l'Istituto Superiore di Sanità e l'OMS, sono concordi sulla necessità del ricambio d'aria negli ambienti con immissione di aria esterna o in modo naturale, mediante apertura delle finestre, o attraverso sistemi di climatizzazione con ventilazione meccanica".

“Siamo forse considerati figli di un dio minore rispetto al mondo del riscaldamento - ha sottolinea Alessandro Riello, ex dirigente nazionale di Confindustria e ora amministratore delegato di Aermec, azienda leader nel trattamento dell'aria -. Mi spiego: ormai è passato il messaggio che ogni anno va fatto un controllo alla caldaia. Mentre per quanto riguarda i condizionatori, che generano fresco ma anche caldo d'inverno, manca la cultura della pulizia dei filtri, della manutenzione. E se l' impianto è sporco possono nascere problemi respiratori... in realtà, come è scritto nello studio di Assoclima, i nostri impianti rimescolano l'aria - tra quella che entra e quella che esce - diminuendo così la carica batterica”.

Quindi, se adeguatamente manutentati, gli impianti di aria condizionata "aiutano a ridurre il rischio di diffusione" del coronavirus. Lo ribadisce anche l'Associazione Italiana Condizionamento dell'Aria Riscaldamento Refrigerazione (Aicarr), attraverso la sua presidente Francesca Romana d'Ambrosio. E’ "indispensabile una corretta informazione su questo tema. Nella situazione che oggi stiamo vivendo - si legge in un comunicato dell'associazione - l'uso degli impianti è indispensabile, perché sono l'unica soluzione per diluire la concentrazione del virus negli ambienti chiusi (abitazioni, uffici, negozi, supermarket) e quindi ridurre il rischio di contagio. Gli impianti sono utili nella lotta all'epidemia e quindi vanno tenuti accesi. E' ben noto che per garantire le condizioni di salubrità degli ambienti chiusi e quindi la salute di chi li occupa è necessario ricambiare l'aria, ventilando. È anche risaputo che non basta aprire le finestre perché l'aria che entra in questo caso non si distribuisce in tutto l'ambiente. È invece necessario utilizzare gli impianti di condizionamento o climatizzazione usati per il riscaldamento invernale e raffrescamento estivo, che sono in grado non solo di garantire un buon ricambio dell'aria, riducendo la concentrazione degli inquinanti, ma anche di creare le condizioni di comfort termico".

Le dichiarazioni dei virologi sono dunque pericolose, per la salute come anche per l’economia. Riello, a capo di un’azienda con sede principale a Bevilacqua, evidenzia che la società offre lavoro a 800 persone, e vanta una filiera che ne occupa circa 1700 in quasi tutta Italia: “Negli ultimi anni abbiamo anche trasformato 300 contratti da tempo determinato a indeterminato. Siamo rimasti l'unica impresa del settore guidata da una famiglia italiana. Fare la guerra ai condizionatori significa allora mettere in crisi centinaia di famiglie, che potrebbero perdere il posto. Ma soprattutto fare un favore alla concorrenza, soprattutto asiatica e nordamericana. Attualmente - racconta Riello - il distretto europeo più importante dell'aria climatizzata è nel Nordest, una leadership conquistata con la qualità e il lavoro di decenni. La mia azienda, ad esempio, ha vinto l'appalto per il sistema di areazione di Wimbledon. Qua si sta scherzando col fuoco...”. Senza condizionatori come faranno poi i nostri anziani quest'estate? “Se si spengono avremo più morti di caldo che di virus - commenta l’amministratore delegato della Aermec - glielo posso assicurare. Ogni anno si registrano migliaia di morti, soprattutto fra le persone più in là con l'età. Con l'afa in casa o nei negozi sarebbe un disastro pari all'emergenza Covid”.

L’uso degli impianti di climatizzazione non è dunque soltanto sicuro ma da raccomandare. Unica raccomandazione è quella dell’Aicarr, che invita chi dispone in casa di macchine magari non più nuovissime, di effettuare una manutenzione pre avvio. Un impianto perfettamente funzionante è indispensabile per proteggerci da funghi, muffe e batteri, che possono causare mal di testa, allergie e problemi respiratori. Con la bella stagione e il caldo alle porte, soprattutto in questo periodo di quarantena forzata, la pulizia di climatizzatori e condizionatori per garantire un'aria più sana diventa fondamentale. Affidarsi ad uno specialista sarebbe la scelta migliore ma è possibile intervenire anche da soli: bastano tre semplici mosse. Il vademecum a prova di batteri, muffe e per ridurre gli sprechi arriva da Desivero, piattaforma di servizi e prodotti nell'ambito della termoidraulica e dell'arredo bagno.

- Sollevare lo sportello della griglia di emissione dell'aria dove si trova il filtro;

- Eliminare gli accumuli più importanti di polvere con l'aiuto di un pennellino e poi passare la superficie con un panno in microfibra inumidito d'acqua e sapone;

- Quando il filtro è pulito passare nuovamente un panno inumidito solo con acqua e aspettare che si asciughi prima di rimontarlo sul condizionatore.