L’agricoltura idroponica all’interno delle biosfere sottomarine rivoluzionerà il mondo

In fondo al mare alla scoperta dell’Orto di Nemo

TiscaliNews

Coltivazioni di piante terrestri all'interno di biosfere sottomarine. Un progetto ambizioso, ribattezzato l’Orto di Nemo, che dal 2012 sembra riscuotere grandi risultati e prestigiosi riconoscimenti a livello internazionale. Promosso da Mestel Safety, del gruppo Ocean Reef, azienda con base in California e Genova specializzata nella produzione di apparecchiature subacquee, l’Orto di Nemo sembra maturo per affiancare i tradizionali sistemi agricoli, o per sostituirli in quelle aree in cui le condizioni economiche - o ambientali - rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo. All’interno delle biosfere è possibile far crescere i vegetali senza bisogno di attingere a risorse provenienti dall'esterno.

La temperatura costante della massa d'acqua che circonda la biosfera facilita la crescita dei vegetali mentre la struttura preserva i vegetali dagli attacchi dei parassiti, azzerando l’uso di pesticidi. All’interno di ogni biosfera si crea un ecosistema in grado di autosostenersi, con l’ossigeno e l’anidride carbonica che vengono prodotti dalle stesse piante e con l’acqua per l’irrigazione che arriva direttamente dal mare che evapora all’interno della semisfera, gocciolando poi sulle piante.

La pressione, la luce e persino la percentuale di umidità influenzano direttamente la crescita delle piante. La stessa composizione, in termini di metaboliti primari e secondari, risulta migliorata. A largo delle coste liguri (di fronte a Noli) sono state fissate al fondale delle biosfere di metacrilato, sistemate ad una profondità compresa tra i 6 e i 10 metri. All’interno una moltitudine di piantine di basilico. "Un ecosistema così diverso da quello terrestre per pressione, luce e umidità - sottolinea Luisa Pistelli, docente di Farmacia dell'università di Pisa - influenza la crescita delle piante, ma anche la loro composizione in termini di metaboliti primari e secondari: noi abbiamo valutato la risposta delle piante a queste nuove condizioni ambientali sotto il profilo fisiologico, chimico e morfologico e dall'analisi è emerso che il basilico cresciuto nelle biosfere è più ricco di sostanze antiossidanti e di pigmenti fotosintetici per catturare meglio la minor luce che riceve rispetto a quella terrestre. È inoltre più ricco di metil eugenolo, l'aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma".

Dal punto di vista dell’aspetto non sono emerse differenze morfologiche al microscopio a scansione. Le sfere sottomarine si rivelano quindi serre ottimali per la crescita delle piante, in particolare utilizzando la tecnica idroponica: temperature costanti ed elevata umidità. Un sistema molto efficiente, in particolare come alternativa in quelle zone desertiche dove c’è escursione termica elevata e scarsità d’acqua dolce.