Incubo pesticidi, un terreno riconvertito al biologico ne conserva tracce e conseguenze anche dopo 20 anni

Gli esperti hanno testato la presenza di 46 pesticidi (tra erbicidi, fungicidi e insetticidi) sui campioni provenienti da 100 campi (di cui 40 a conduzione biologica). I risultati shock

Foto Ansa
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TiscaliNews

Negli ultimi anni le produzioni agricole biologiche hanno conquistato un sempre maggior numero di sostenitori, sia tra coloro che la terra quotidianamente la lavorano sia tra i consumatori veri e propri, diventati particolarmente attenti alla propria salute come anche a quella dell’ambiente. Nonostante il dato, evidentemente positivo, si registra tuttavia un aumento esponenziale dell’uso dei pesticidi. Secondo uno studio appena pubblicato su Environmental Science & Technology*, negli ultimi 20 anni, l’uso di antiparassitari è aumentato di oltre il 40 per cento, portando l’asticella delle sostanze chimiche impiegate nell’agricoltura fino ad oltre le 4 milioni di tonnellate l’anno.

In tanti, specie tra i sostenitori dell’uso di queste sostanze, evidenzieranno che è grazie a questi pesticidi che si possono ottenere produzioni generose di frutta e verdure, ma gli esperti evidenziano già da tempo che l’uso intensivo della chimica mette a rischio salute e ambiente. Stando a quanto spiegato da Judith Riedo, Thomas Bucheli, Florian Walder, Marcel van der Heijden e colleghi, infatti, a seconda del metodo di applicazione soltanto una piccola parte dei pesticidi raggiunge gli obiettivi prefissati. Il resto, con una percentuale variabile dal 30 al 50 per cento, finisce sul suolo e lì resta anche per 20 anni.

Gli esperti hanno testato la presenza di 46 pesticidi (tra erbicidi, fungicidi e insetticidi) sui campioni provenienti da 100 campi (di cui 40 a conduzione biologica). Intanto la prima notizia non positiva: i pesticidi sono stati trovati in tutti i siti, campi biologici inclusi. Nei campi coltivati con metodo tradizionale, tuttavia, le quantità dei residui erano pressoché doppie, con concentrazioni nove volte superiori rispetto a quelle rilevate sui campi biologici (convertiti mediamente 20 anni prima).

Secondo i ricercatori alcuni dei pesticidi rilevati potrebbero aver contaminato i campi biologici attraverso l'aria, l'acqua o i terreni confinanti. Riedo e colleghi hanno inoltre osservato una minore abbondanza microbica (benefica), il che contribuirebbe a peggiorare la qualità dei prodotti coltivati. In sintesi, hanno evidenziato i ricercatori, l’impiego presente o passato di pesticidi compromette la qualità della biomassa microbica e la colonizzazione delle radici. A seguito dei risultati ottenuti gli scienziati suggeriscono un cambio di passo: occorre incentivare la diffusione delle migliori tecniche di produzione biologica che, con il tempo, ripristineranno le condizioni ottimali del suolo, tutelandone la biodiversità.

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