Ecomenù, prima puntata: meno e meglio

Carne, latticini e uova: i consigli di Greenpeace

Ecomenù, prima puntata: meno e meglio

Le immagini di mucche libere su prati verdeggianti, o quelle di galline che razzolano nel cortile di qualche vecchia cascina, compaiono frequentemente nelle pubblicità o sulle confezioni al supermercato ma, purtroppo, sono sempre più rare nella realtà. La maggior parte dei prodotti di origine animale che consumiamo proviene da allevamenti intensivi in cui i prati verdi, se presenti intorno ai capannoni in cui sono stipati gli animali, servono probabilmente come area di spandimento delle tonnellate di liquami prodotti.

Dal dopoguerra in poi i nostri consumi di carne sono enormemente cresciuti esponenzialmente: da alimento del “giorno di festa”, per una società principalmente agricola che era il nostro Paese, è diventata piatto di tutti i giorni per i nostri pasti sempre più veloci e lontani dal luogo di produzione degli alimenti.

Ma dov’è il problema?

Come accade anche in altri settori, il nostro Pianeta non può sostenere un tale livello di consumo e produzione di alimenti di origine animale. Greenpeace lo spiega bene nel sito della Campagna “Il Pianeta Nel Piatto” : attualmente il sistema degli allevamenti intensivi è responsabile di circa il 14 per cento della produzione di gas serra, al pari del settore dei trasporti, un contributo che nonostante i progressi tecnologici continua a crescere e che non può diminuire in modo significativo se non si infrange un tabù dei nostri tempi: produrre sempre di più ad ogni costo.

Per inquinare meno, dobbiamo produrre meno, come confermato anche dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ha stimato come gli allevamenti intensivi siano la seconda causa di formazione delle polveri sottili in Italia (PM 2,5), più di auto e moto, e come non ci siano tecniche efficaci per diminuire questo impatto (non c’è un “blocco delle auto” per gli allevamenti intensivi): l’unica soluzione in grado di farlo è la riduzione del numero degli animali allevati.

Cosa possiamo fare noi?

5 COSE CHE PUOI FARE SUBITO PER RENDERE LA TUA SPESA GREEN

Ogni volta che acquistiamo un prodotto stiamo esercitando il nostro potere di influenzare il mercato. Di fronte a un'opzione poco sostenibile, c'è quasi sempre un'alternativa che rispetta l'ambiente!

Ecco le indicazioni di Greenpeace:

1 Occhio al codice delle uova. Quanti di noi conoscono il significato dei numerini impressi sul guscio delle uova? Ci dicono quando e dove è stato prodotto l’uovo, ma soprattutto come: la prima cifra, che può andare da 0 a 3, indica il metodo di allevamento (3 in gabbia, 2 a terra in capannoni, 1 intensivo all’aperto, 0 biologico all’aperto). Il consiglio di Greenpeace è quello di scegliere le uova con codice 0: da allevamento biologico all’aperto.

2 Meno latte: circa 600 g a settimana. L’essere umano è l’unico mammifero che continua a consumare latte anche nella fase adulta. Un prodotto che la natura ha “creato” per la prima infanzia, e che la cultura ha esteso a tutta la vita principalmente per motivi di “gusto”. Se si tratta di gusto, possiamo anche in questo caso fare scelte mirate, limitando le quantità.

3 Scegliere allevamenti ecologici, in cui gli animali sono allevati principalmente all’aperto, alimentati tramite pascolo e residui agricoli prodotti localmente senza uso di pesticidi. Purtroppo attualmente l’etichetta non contiene informazioni sul metodo di allevamento, come diverse associazioni stanno chiedendo. Nel frattempo il consiglio è di rivolgersi ad aziende che si conoscono direttamente, o attraverso sistemi di piccola distribuzione organizzata, come i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), ormai con una diffusione piuttosto capillare.

4 Consumare meno carne e derivati: anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di limitare il consumo di carne settimanale. Non superare una o due porzioni a settimana, proprio come i nostri nonni, fa bene al Pianete e alla nostra salute.

5 Scegliere la qualità, al posto della quantità: se scegliamo di consumare meno carne, possiamo però puntare al gusto scegliendo prodotti genuini, buoni per noi e per il pianeta.

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