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Desalinizzare l'acqua del mare, ecco la soluzione per far fronte all’emergenza siccità

Possibile avere acqua potabile, utile anche per il comparto agricolo, è possibile. L’elevato costo limita però la diffusione di questa tecnologia

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Foto Shutterstock
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Il futuro del mondo è sempre più arido. La siccità colpirà la maggior parte dei Paesi, Italia compresa, con inevitabili ripercussioni che toccheranno da vicino tutti i settori produttivi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la metà della popolazione terrestre, già entro il 2025, dovrà affrontare uno stress idrico senza precedenti. Temperature elevate, inquinamento, cambiamenti climatici e precipitazioni sempre più scarse sono soltanto alcune delle cause dell’emergenza che dovremo presto affrontare. I bacini di acqua dolce, laghi e fiumi, sono già ora in forte sofferenza, con secche che hanno interessato prevalentemente (ma non solo) il Nord. Anche le montagne, che alcuni decenni fa, grazie alla neve, potevano contribuire al fabbisogno idrico del Paese, sono a secco di neve (-53 per cento), e in tanti cominciano a prender sul serio quello che sembrava un piccolo problema.

I temi:

- Acqua potabile dal mare
- I processi utilizzati: distillazione
-                              osmosi inversa
- Quanto costa desalinizzare l'acqua di mare
- Quali Paesi si servono della desalinizzazione
- Anche l’Italia dispone di desalinizzatori

Acqua potabile dal mare

Una soluzione potrebbe essere quella di un utilizzo più oculato della preziosa risorsa, non a caso chiamata oro blu, ma deve essere necessariamente l’unica via da percorrere. Esistono delle tecnologie che consentono di desalinizzare l’acqua di mare, rendendola potabile.

La distillazione

La distillazione è il metodo più antico e anche quello più semplice. Sfruttando una fonte di calore si trasforma l'acqua marina in vapore. Questo processo consente di ottenere da un lato dell’acqua assolutamente pura e dall’altra un residuo concentrato di sale. Il vapore viene trasformato nuovamente in liquido tramite condensazione. Il processo risulta essere piuttosto energivoro. Un dissalatore - anche quello più moderno, di ultima generazione - è in grado di produrre 1 litro di acqua potabile con “solo” - si fa per dire - 1 KWh di energia. I responsabili di molti impianti, soprattutto quelli che si trovano in nazioni mediorientali, non considerano la questione un problema perché scelgono di alimentare gli stessi con combustibili fossili, di cui i territori dei Paesi in questione sono ricchi. Il ricorso a questi combustibili, inutile dirlo, causa l’immissione di migliaia di tonnellate di CO2 in atmosfera.

Osmosi inversa

Il metodo dell'osmosi inversa prevede l'utilizzo di speciali filtri. Il processo viene realizzato grazie a una membrana che trattiene il sale e altre sostanze indesiderate da una parte (salamoia iper-salina), permettendo dunque all’acqua pura di passare dall’altra. In media si producono 1.5 litri di salamoia ogni 100 litri di acqua dolce. La scoria (che contiene anche magnesio, gesso, cloruro di sodio, di calcio e potassio) risulta estremamente tossica, ma nonostante ciò (occasionalmente) viene riversata in mare causando la morte di molte specie marine e danni irreparabili agli ecosistemi. L’osmosi inversa non avviene attraverso un processo spontaneo ma richiede il compimento di un lavoro meccanico pari a quello necessario per annullare l'effetto della pressione osmotica.

Quanto costa desalinizzare l'acqua di mare

Rendere potabile l'acqua marina ha un costo che, a seconda del grado di salinità, può oscillare tra i 2 e i 3 euro al metro cubo. A questo va poi aggiunto il costo (più o meno importante) del trasporto. In questo caso la cifra aumenta, vertiginosamente, di altri 14 euro al metro cubo. Nonostante i costi complessivi siano sensibilmente più alti, rispetto ai processi convenzionali utilizzati per la produzione della normale acqua potabile, la tecnologia di desalinizzazione consentirebbe di superare le emergenze idriche in tempi relativamente rapidi.

Quali Paesi si servono della desalinizzazione

La dissalazione è ormai diffusa in tutto il mondo. Leader indiscusso in questo settore è certamente Israele, con impianti ad Askelon, Hadera e Sorek. Anche l’Australia, tuttavia, vanta impianti di grandi dimensioni. Secondo i dati dell'USGS, inoltre, si servono di desalinizzatori anche Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Quatar e Bahrain. Piccoli impianti sono presenti anche in Paesi nordafricani come Libia e Algeria. Per quanto riguarda gli Stati Uniti si segnalano centrali di desalinizzazione in California e Florida.

Anche l’Italia dispone di desalinizzatori

La produzione di acqua dissalata in Italia rappresenta soltanto lo 0,1 per cento del prelievo di acqua dolce. Lo sviluppo dei dissalatori è stato finora limitato a impianti di dimensioni medio-piccole, che si trovano in Sicilia, Toscana e Lazio. Le attività di potabilizzazione dell’acqua marina sono in Italia talmente marginali che manca persino una normativa che ne regoli i processi. Nel decreto legislativo 152/2006 non è presente alcuna norma specifica sull’argomento. Manca persino l’obbligo di procedere a valutazione di impatto ambientale, come anche l’indicazione dell’analisi del rapporto costi/benefici. Ciliegina sulla torna in Italia non vi è un espresso divieto di scaricare in mare gli scarti chimici derivanti dai processi di dissalazione.

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