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Le vacanze sulla neve saranno presto un ricordo sbiadito, e i fiocchi artificiali non aiuteranno il settore

I cambiamenti climatici aumenteranno inevitabilmente i conflitti per l’acqua, e la classica settimana diventerà estremamente costosa

di GreenReport.it   
Foto Shutterstock
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Con il progredire del riscaldamento globale i pendii innevati stanno diventando sempre più rari e anche in località sciistiche famose ormai la neve è ridotta a poche piste innevate artificialmente. Lo studioSnowmaking in a warmer climate: an in-depth analysis of future water demands for the ski resort Andermatt-Sedrun-Disentis (Switzerland) in the twenty-first century”, pubblicato recentemente sull’International Journal of Biometeorology da un team di ricercatori svizzeri e austriaci,  ha quanto uno dei più grandi comprensori sciistici della Svizzera manterrà la neve affidabile con l’innevamento artificiale entro il 2100 e quanta acqua consumerà questa neve.

All’Universitāt Basel, che ha guidato lo studio dicono che «il futuro degli sport sciistici in Svizzera sembra tutt’altro che roseo, anzi bianco. Gli attuali modelli climatici prevedono che nei prossimi decenni ci saranno più precipitazioni in inverno, ma che cadranno sotto forma di pioggia invece che di neve». Nonostante questo, un investitore ha recentemente speso diversi milioni di franchi svizzeri per l’ampliamento del comprensorio sciistico Andermatt-Sedrun-Disentis. E anche in Italia non mancano progetti per piste e impianti di risalita in località delle Alpi e addirittura degli Appennini dove nevica ormai sempre più raramente, mentre altre località montane chiedono lo stato di crisi e interventi (e finanziamenti) per tenere in piedi un’attività sciistica che ormai sembra destinata a sciogliersi con il cambiamento climatico.

Il team di ricerca guidato d Erika Hiltbrunner del Departement Umweltwissenschaften dell’Universität Basel si è chiesto se quella di investire nel gruppo dell’ampliamento del comprensorio sciistico Andermatt-Sedrun-Disentis  sia una decisione miope di cui si pentiranno in futuro. Per rispondere i ricercatori hanno calcolato fino a che punto questo comprensorio sciistico può mantenere sia le vacanze natalizie economicamente importanti che una stagione sciistica di almeno 100 giorni con e senza innevamento artificiale e ha raccolto dati sulle piste, su dove e quando viene prodotta la neve e con quanta acqua. Poi hanno quindi applicato gli ultimi scenari di cambiamento climatico (CH2018) e il software di simulazione SkiSim 2.0 per le proiezioni delle condizioni della neve con e senza innevamento tecnico.

Secondo i risultati, «l’uso della neve artificiale può effettivamente garantire una stagione sciistica di 100 giorni, almeno nelle parti più alte del comprensorio sciistico (a 1.800 metri e oltre). Ma è probabile nei prossimi decenni gli affari fatti durante le vacanze di Natale saranno minori, con un clima spesso non abbastanza freddo in questo periodo e nelle settimane precedenti».

In uno scenario con emissioni di gas serra invariate, «a lungo termine, in particolare la regione di Sedrun, non sarà più in grado di offrire neve garantita durante il periodo natalizio. I nuovi generatori di neve potrebbero alleviare la situazione in una certa misura, ma non risolveranno completamente il problema».

La Hiltbrunner spiega che «molte persone non si rendono conto che anche per l’innevamento sono necessarie determinate condizioni meteorologiche. Non deve essere né troppo caldo né troppo umido, altrimenti non ci sarà abbastanza raffreddamento per evaporazione perché l’acqua spruzzata si congeli nell’aria e cada sotto forma di neve. L’aria calda assorbe più umidità e quindi, man mano che gli inverni diventano più caldi, diventa anche sempre più difficile o impossibile produrre neve tecnicamente. In altre parole: qui, le leggi della fisica stabiliscono chiari limiti per l’innevamento». E lo si è visto proprio in queste vacanze di Natale in Svizzera dove sono stati battuti diversi record delle temperature massime, con un inverno che sembra primavera.

Ma il team di ricercatori svizzero-austriaco è  convinto che «tuttavia, lo sci continuerà perché l’innevamento tecnico consentirà almeno agli operatori dei resort di mantenere aperte le piste più alte per 100 giorni consecutivi, anche fino alla fine del secolo e con il cambiamento climatico che continua senza sosta». Ma per questo c’è da pagare un prezzo elevato: i calcoli dei ricercatori dimostrano che «il consumo di acqua per l’innevamento artificiale aumenterà in modo significativo, di circa l’80% per il resort nel suo complesso. In un inverno medio verso la fine del secolo, il consumo ammonterebbe così a circa 540 milioni di litri d’acqua, contro i 300 milioni di litri di oggi». Un aumento della domanda di acqua che è ancora relativamente moderato rispetto ad altre stazioni sciistiche: «Studi precedenti avevano dimostrato che il consumo di acqua per l’innevamento artificiale nel comprensorio sciistico di Scuol, ad esempio, aumenterebbe di un fattore da 2,4 a 5, perché l’area innevata dovrà essere ampiamente ampliata per garantire la sicurezza della neve».

Per la loro analisi, i ricercatori hanno preso in considerazione periodi di 30 anni, ma ci sono grandi fluttuazioni annuali e gli eventi estremi non sono rappresentati negli scenari climatici. Nell’inverno del 2017, con scarse nevicate, il consumo idrico per l’innevamento in una delle tre sottozone di Andermatt-Sedrun-Disentis è triplicato.

Oggi, una parte dell’acqua utilizzata per l’innevamento artificiale nella più grande sottozona di Andermatt-Sedrun-Disentis proviene dall’Oberalpsee e a questo scopo possono essere prelevati annualmente al massimo 200 milioni di litri. I ricercatori avvertono che «se il cambiamento climatico continua senza sosta, questa fonte d’acqua durerà fino alla metà del secolo, a quel punto dovranno esserne sfruttate nuove fonti».

La principale autrice dello studio, Maria Vorkauf che ora lavora presso la stazione di ricerca Agroscope, ricorda che «l’Oberalpsee viene utilizzato anche per produrre energia idroelettrica. Qui, è probabile che assisteremo a un conflitto tra la domanda di acqua per la stazione sciistica e quella per la produzione di energia idroelettrica.

In un primo momento, questo comprensorio sciistico potrebbe anche beneficiare del cambiamento climatico: se i comprensori sciistici più bassi e più piccoli dovessero chiudere, i turisti si sposterebbero in comprensori più grandi a quote più elevate, uno dei quali è l’Andermatt-Sedrun-Disentis. Quello che è certo è che l’aumento dell’innevamento artificiale farà salire i costi e quindi anche il prezzo delle vacanze sulla neve e la Hiltbrunner conclude: «Prima o poi, le persone con redditi medi semplicemente non potranno più permettersele».

A cura di GreenReport.it

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