Cambiamento climatico ingovernabile: adesso è troppo tardi per fermare il caldo

L'inerzia dei cambiamenti immessi nell'atmosfera è troppo forte: le ondate di calore continueranno almeno fino al 2060. In Italia, da giugno sono state sei

(Ansa)
(Ansa)
di Maurizio Ricci

Troppo caldo? Dovremo imparare a tenercelo e sforzarci di non peggiorarlo. La lezione è severa e la rende anche più amara il fatto che gli scienziati ce la ripetano da anni: i processi scatenati dal cambiamento climatico sono ingovernabili e, superato un punto di non ritorno, irrimediabili. E così è per le ondate di calore che si sono riversate questa estate a cascata sull'Italia, sull'Europa, sull'America, sull'India, scatenando incendi, prosciugando fiumi, disseccando intere regioni. Non possiamo che metterle in conto. Per fermarle è troppo tardi: il mutamento climatico che abbiamo innescato in questi anni con le emissioni di anidride carbonica è, ormai, un'onda lunga. Il Wmo, l'Organizzazione meteorologica mondiale ha appena avvertito che, per quanti interventi di mitigazione del mutamento climatico, di contrasto all'effetto serra possiamo mettere in campo d'ora in avanti, l'inerzia dei cambiamenti immessi nell'atmosfera è troppo forte: le ondate di calore continueranno almeno fino al 2060.

Naturalmente, meno interveniamo a contenere le emissioni di CO2 e più la fine delle ondate di calore si allontana nel tempo e, soprattutto, più aspre, cocenti, disastrose diventano quelle che man mano sperimentiamo. In altre parole, estati  calde come questa ci saranno ancora. Ma, se non facciamo niente, saranno sempre peggiori.

L'allarme per le ondate di calore vale anche per le altre emergenze climatiche. Un'altra lezione di questa estate è che il mutamento climatico non avanza per gradi, un tanto ogni anno. Procede per sbalzi, salti, scatti improvvisi e imprevedibili, in modo, dicono gli scienziati, non lineare. Di colpo, l'evento che fino a ieri era eccezionale, diventa la norma. L'Onu ne parla da una decina d'anni, definendo il clima attuale, “l'età degli estremi”: eventi, fino a ieri, eccezionali, che si verificavano ogni dieci, cinquanta, cento anni, diventano sistematici, abituali, ordinari. In Italia, da giugno ci sono state almeno sei ondate di calore: giugno ha registrato una temperatura di 2,88 gradi sopra la media, luglio di 2,26 gradi. Non succedeva dal 2003, ma, nei prossimi anni, accadrà sempre più spesso.

Questi “estremi” non toccano solo il caldo. Il clima italiano, dicono gli esperti, è sempre più simile a quello dei tropici. Se non piove, non cade proprio una goccia per mesi. Se piove, ci sono le bombe d'acqua. Se c'è vento, è un tornado. A conferma di questo andamento non lineare del clima, di cui parlano gli scienziati, negli ultimi dieci anni gli eventi estremi (eccezionali, avremmo detto fino a ieri) in Italia sono aumentati di 12 volte, rispetto al periodo immediatamente precedente.

Nubifragi, bombe d'acqua, tornado, grandinate, ondate di calore sono diventati la norma. Con danni gravissimi, al di là dei disagi. Nel solo 2022, 6 miliardi di euro solo per l'agricoltura, valuta la Coldiretti. I periti delle assicurazioni non hanno mai lavorato così tanto.

Legambiente ha fatto un inventario di questi eventi, 132 solo negli ultimi sei mesi. Ma 1.318 se si parte dal 2010. Di cosa si tratta? In questi 12 anni, la pioggia ha scatenato 516 volte alluvioni, 157 volte le bombe d'acqua hanno danneggiato le infrastrutture (strade, ponti ecc.), i fiumi sono straripati 123 volte, in 55 casi sempre la pioggia ha determinato gravi smottamenti del terreno. E grandinate disastrose si sono verificate 63 volte. Ci sono stati 55 gravi episodi di siccità e si sono registrate 17 ondate di calore.

Il problema di questa improvvisa tropicalizzazione è che quelli che sono disastri climatici ai tropici, qui lo sono due volte perché diversa è la natura, il terreno, l'ambiente. La terra, ad esempio, non regge un ciclo idrico che alterna bombe d'acqua e siccità, perché la rigenerazione delle falde richiede, invece, piogge lunghe e leggere, altrimenti non riesce ad assorbire l'acqua. Anche qui, l'opera dell'uomo aggrava la situazione: dove c'è cemento, l'acqua non passa. E, in Italia, nel solo 2021, due metri quadri di terra al secondo sono spariti sotto il cemento, un record per gli ultimi dieci anni, portando il totale di spazio cementificato nel paese a 21.500 kilometri quadrati, non troppo lontano dal 10 per cento della superficie totale (montagne comprese) dell'Italia. La Coldiretti ha calcolato che, per colpa di questo cemento, noi sprechiamo ogni anno 360 milioni di metri cubi di acqua piovana che non riesce ad infiltrarsi nel terreno ed evapora inutilmente: grosso modo, l'equivalente di quello che il nostro maggior fiume, il Po, d'estate, porta in mare in più di dieci giorni.