La spiaggia "caraibica" dei veleni si trova in Italia. Un'inchiesta smaschera la multinazionale del bicarbonato

Lo scenario che viene descritto da Report è inquietante. Alla sbarra c'è la Solvay, multinazionale belga con diversi stabilimenti, in Toscana e Piemonte

di An. Loi

Una spiaggia di sabbia finissima e altrettanto bianca, a creare uno scenario dal sentore caraibico. E' divenuta anche meta di un discreto flusso turistico, opportunamente sfruttato da attività balneari di varia natura. Addirittura il comune ha posizionato cartelli turistici che conducono alla spiaggetta e, in alcune parti del litorale, dove l'erosione si porta via la sabbia, il ripascimento viene effettuato con la particolare farina bianca. Poco più in là però un cartello e una recinzione, discreta - meglio non turbare il bagnante abbacinato dal riflesso bianco-verde-blu di questo singolare litorale - avvertono che c'è una distopia. Nel segnale è riportato un assoluto divieto di balneazione per la presenza di sostanze tossiche. C'è qualcosa che non va e Report, il programma d'inchiesta in onda su Raitre e Raiplay, condotto da Sigfrido Ranucci, lo documenta con dovizia di particolari. 

Lo scenario che viene descritto è inquietante. Alla sbarra c'è la Solvay, multinazionale belga produttrice di bicarbonato di sodio, additivo alimentare largamente utilizzato per vari scopi. E alla industria chimica che in Italia possiede diversi stabilimenti è stato concesso più o meno consapevolmente, negli anni, mano libera sulle immissioni inquinanti. "Alla faccia del bicarbonato di sodio", questo il titolo del servizio, con un gioco di parole spiega che "nel solo 2017, l'industria chimica in Italia ha scaricato in mare 4,18 tonnellate di arsenico, 5,96 tonnellate di cromo, 13 tonnellate di benzene e innumerevoli altri inquinanti, spesso autorizzati in deroga dal governo". A Rosignano la qualità dell’acqua è “eccellente”, dicono i rapporti, dal punto di vista batteriologico. Peccato che il silenzio cada sull'aspetto "chimico". 

La sabbia caraibica e i morti per tumore

Un'ecatombe ambientale che coinvolge territori un tempo agricoli e falde acquifere, oltre a litorali e acque costiere, inevitabilmente compromesse. Non solo: il servizio mette in evidenza conseguenze anche sulla salute delle persone che vivono intorno agli stabilimenti. Come in Toscana a Rosignano Solvay - il villaggio fondato per i dipendenti a cui i belgi hanno dato anche il nome - dove si conta un numero elevatissimo di casi di tumore mesotelioma da amianto, il 300% in più rispetto alla media della Toscana. E l’Inail ha riconosciuto già 69 casi di malattie e decessi legati all’amianto per i lavoratori che negli anni si sono avvicendati sulle linee dei processi produttivi. 

La domanda che rimane senza risposta è se chi doveva controllare abbia omesso di compiere il suo fondamentale lavoro e quindi se, politicamente, si sia data mano libera ai veleni, compromettendo ambiente e salute, sulla base del consueto compromesso mortifero in nome dei posti di lavoro. Quello che emerge è che il prezzo pagato per avere sulle nostre tavole il bicarbonato è altissimo. 

Gli altri casi

In Piemonte sussiste anche un pesante inquinamento da Pfas, immesso nell'ambiente da Solvay. E mentre lo Stato italiano da anni discute sui limiti allo scarico di questi inquinanti, non più in produzione, l'azienda li ha già sostituiti con un'altra sostanza impiegata (e immessa) da 7 anni. Di essa non si sa se sia tossica e in che misura. Ancora non sono stati predisposti controlli: cosa si aspetta? 

Da Rosignano a Ferrara, dove la Solvay ha chiuso lo stabilimento nel 1998. Portata in giudizio, l'industria belga è stata assolta per l’impossibilità di accertare il nesso di casualità fra malattie ed esposizione agli inquinanti. Poi però il comune ha vinto un ricorso al Tar e la multinazionale dovrà bonificare un territorio, chiamato Quadrante E, dove l'industria avrebbe smaltito rifiuti tossici in un'area destinata a rifiuti urbani. E Report ha potuto verificare che anche altre aree, oggi adibite ad agricoltura, risultano contaminate allo stesso modo. 

Acqua inquinata gratis ai cittadini

Inquietante ancora di più, se possibile, è il caso di Spinetta Marengo, frazione di Alessandria, che "forniva acqua gratis ai cittadini e in cambio gli chiedeva di rinunciare a ogni pretesa per danni da esalazioni e inquinamenti dovuti allo stabilimento industriale". Acqua forse "contaminata" che negli anni è stata utilizzata come acqua potabile. Sulle conseguenze sulla salute delle persone e sull'incidenza di patologie quali tumori è stato fatto anche uno studio che, spiega Report, viene tenuto nascosto. Anche in questo caso è in corso un processo che ha visto Solvay insieme a Ausimont, condannate per disastro ambientale dalla Corte d'Assise: è attesa la sentenza della Cassazione. 

"Nonostante il processo, nonostante le condanne, abbiamo scoperto – ha detto Ranucci – che oggi Solvay continua a distribuire acqua alla popolazione della frazione di Alessandria, sotto il naso di enti pubblici che però non lo sanno. Glielo abbiamo detto noi. Hanno provato a controllare ma non ci sono riusciti perché gli abitanti di Spinetta si sono rifiutati di far prelevare i campioni per le analisi: paura di perdere l’acqua gratis".