Si salvi chi può, in atto la sesta estinzione di massa: dal 1500 estinte tra le 150 e le 260mila specie

In media il mondo ha già perso il 13 per cento della biodiversità. A pagare più di altre sono state le marine e insulari

Foto Shutterstock
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di GreenReport.it

La storia della vita sulla Terra è stata segnata da 5 eventi di estinzione di massa della biodiversità causati da fenomeni naturali estremi e oggi molti scienziati  avvertono che è in corso una sesta crisi di estinzione di massa, ma questa volta causata dalle attività antropiche, una convinzione nuovamente confermata dallo studio “The Sixth Mass Extinction: fact, fiction or speculation?”, pubblicato su Biological Reviews da Robert Cowie (University of Hawaii – Mānoa), Philippe Bouchet (CNRS, Sorbonne Université) e Benoît Fontaine (CNRS, Muséum National d’Histoire Naturelle).

Si tratta di una valutazione completa delle prove di questo evento di estinzione in corso e Cowie, del Pacific Biosciences Research Center della la School of Ocean and Earth Science and Technology (SOEST), spiega il perché è stata necessaria: "I tassi di estinzione di specie drasticamente aumentati e l’abbondanza in calo di molte popolazioni animali e vegetali sono ben documentati, ma alcuni negano che questi fenomeni equivalgano a un’estinzione di massa. Questa smentita si basa su una valutazione altamente parziale della crisi che si concentra su mammiferi e uccelli e ignora gli invertebrati, che ovviamente costituiscono la grande maggioranza della biodiversità".

Al Muséum National d’Histoire Naturelle fanno notare che "questo studio mette in evidenza una percentuale di specie estinte molto più alta di quella proposta dalle liste rosse dell’International Union for the Conservation of Nature, che si basa principalmente sullo stato delle popolazioni di uccelli e mammiferi. Secondo l’analisi della situazione dei molluschi terrestri (chiocciole e lumache), non ci sarebbe lo 0,04% delle specie animali e vegetali scomparse nel mondo dall’anno 1500, ma tra il 7,5 e il 13%". Il team hawaiano-francese sottolinea che questo Lignifica l’incredibile cifra di 150.000 – 260.000 specie».

Cowie spiega che "l’inclusione degli invertebrati è stata la chiave per confermare che stiamo davvero assistendo all’inizio della sesta estinzione di massa nella storia della Terra".

Ma la situazione non è la stessa ovunque: "Sebbene le specie marine debbano affrontare minacce significative, non ci sono prove che la crisi stia colpendo gli oceani nella stessa misura della terraferma – dicono all’università delle Hawaii – Mānoa –. Sulla terraferma, le specie insulari, come quelle delle Hawaii, sono molto più colpite rispetto alle specie continentali. E il tasso di estinzione delle piante sembra inferiore a quello degli animali terrestri".

Sfortunatamente, questo avviene mentre il negazionismo scientifico sta prendendo sempre più piede e il nuovo studio sottolinea che "alcune persone negano anche che la sesta estinzione sia iniziata. Inoltre, altri la accettano come una nuova e naturale traiettoria evolutiva, poiché gli esseri umani sono solo un’altra specie che svolge il proprio ruolo naturale nella storia della Terra. Alcuni addirittura ritengono che la biodiversità dovrebbe essere manipolata esclusivamente a beneficio dell’umanità, ma beneficio definito da chi?".

Cowie ricorda che "gli esseri umani sono l’unica specie in grado di manipolare la biosfera su larga scala. Non siamo solo un’altra specie in evoluzione di fronte a influenze esterne. Al contrario, siamo l’unica specie che ha la possibilità di fare una scelta consapevole riguardo al nostro futuro e a quello della biodiversità terrestre».

Ci sono già state diverse iniziative conservazionistiche che hanno avuto successo nel combattere la crisi della biodiversità, soprattutto per alcuni animali carismatici, ma i ricercatori avvertono che "queste iniziative non possono prendere di mira tutte le specie e non possono invertire la tendenza generale all’estinzione delle specie. Tuttavia, è essenziale continuare tali sforzi, continuare a coltivare la meraviglia per la natura e, soprattutto, documentare la biodiversità prima che scompaia".

Cowie conclude: "Nonostante la retorica sulla gravità della crisi, e sebbene esistano soluzioni correttive e che siano state portate all’attenzione dei decisori, è chiaro che manca la volontà politica. Negare la crisi, accettarla senza reagire, o addirittura incoraggiarla, costituisce un’abrogazione della responsabilità comune dell’umanità e apre la strada perché la Terra continui la sua triste traiettoria verso la sesta estinzione di massa".

A cura di GreenReport.it