Tonnellate di scorie nucleari "dimenticate" da 20 anni in una città italiana

Migliaia di fusti abbandonati in uno stabile per la cui bonifica lo stato italiano ha già versato inutilmente 10 milioni di euro

Foto Ansa
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TiscaliNews

A pochissimi chilometri da Taranto c’è un vecchio capannone industriale abbandonato che contiene migliaia di fusti al cui interno si trovano rifiuti radioattivi che, da ormai 20 anni, attendono di esser definitivamente smaltiti. L'inquietante deposito si trova a Statte, nella stessa provincia dove c’è Laterza, il Comune al confine con la Basilicata indicato nella mappa nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare rifiuti nucleari. Nell'area, che ha custodito anche parte delle scorie provenienti da Chernobyl, e che negli anni è stata oggetto di indagini di diverse commissioni parlamentari, ci sono ancora più migliaia di fusti altamente radioattivi da portare via. Lo Stato italiano è ben informato del problema, tanto che ha persino sborsato ingenti somme per la bonifica dell'area (circa 10milioni), ma ad oggi nulla è cambiato perché la somma si rivelò insufficiente: servono altri 3 milioni di euro per ultimare l’intervento. I fusti, che ovviamente rappresentano una minaccia per la salute dei residenti e per l'ambiente, sono distribuiti in un'area di 3800 metri quadri dell’ex Cemerad.

I lavori di smaltimento, ribadiamo finanziati con 10 milioni di euro, erano a carico della società Sogin. La situazione torna periodicamente sotto i riflettori, ma nessuno sembra voler risolvere realmente il problema. “Gli interventi di bonifica procedevano, pur in presenza di difficoltà, imprevisti ed aumenti dei costi ma hanno dovuto subire di recente una brusca frenata a causa della mancata erogazione di fondi ulteriori. Tra le attività che, di conseguenza, non sono più garantite vi è la vigilanza armata 24 ore su 24, ritenuta necessaria per la sicurezza", è stato scritto su una recente analisi della Commissione bicamerale Ecomafie sui rifiuti radioattivi in Italia. Il presidente della Commissione, Stefano Vignaroli ha assicurato che il prossimo obiettivo sarà quello di richiedere al Governo fondi per portare a termine la bonifica.

Oggi ci sono ancora 3mila fusti da portare via - ha spiegato Franco Andrioli, sindaco di Statte -. Rispetto ai 16mila inizialmente conteggiati, ne sono risultati circa 2mila in più. Sono a bassa radioattività, sono stati tutti infustati, cioè il fusto è stato collocato in un altro fusto, e collocati su pedane. Quando saranno portati via, non lo so, ma la prossima settimana riprenderò a sollecitare. Chiederò al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, divenuto nel frattempo commissario alla bonifica al posto di Corbelli, di occuparsi della questione. Nel passaggio di competenze, per ora ho perso un riferimento certo e il sito ex Cemerad non è più vigilato”.

L’origine dei fusti, rilevò l'Ispra, è costituita da fusti di rifiuti (potenzialmente radioattivi o decaduti) provenienti da attività sanitarie (ospedali e cliniche pubbliche e private, laboratori Ria ecc.); fusti radioattivi contenenti filtri di condizionamento contaminati dall’evento Chernobyl (radionuclidi Cs-137 e Cs-134) ritirati da strutture pubbliche e private; infine, fusti con sorgenti radioattive (parafulmini, rivelatori di fumo, sorgenti di taratura, fili di Iridio, vetrino con uranio naturale, ecc.). Il 15 maggio 2017 sono cominciate le operazioni di rimozione dei filtri Cernobyl e delle sorgenti.

La rimozione dei fusti radioattivi ancora nel sito, arrestatasi per l'ennesima volta l'8 marzo del 2020, a causa dell'emergenza Covid-19, è ripartita, ma le ulteriori variazioni non prevedibili hanno causato, scrive il commissario, un aumento dei costi di gestione a seguito del reinfustamento dei fusti e dell’aumento del numero dei trasporti. Si è così determinato uno slittamento dei tempi previsti nel cronoprogramma precedente e un ulteriore importo pari a circa 3 milioni di euro.