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I polpi hanno imparato a riutilizzare i rifiuti marini, ma non è la plastica lo scarto più diffuso nei nostri oceani: lo studio

Scarti umani, abbandonati, diventano riparo dai predatori o strumento per la mimetizzazione. Li usano anche quelli che vivono in profondità

di GreenReport.it   
Foto Shutterstock
Foto Shutterstock

Immagini subacquee scattate o girate un tutto il mondo mostrano polpi bentonici che interagiscono con i rifiuti e l’interazione più comune è quella di ripararsi dentro oggetti di vetro. La specie più osservata mentre utilizza i rifiuti marini è il polpo del cocco (Amphioctopus marginatus). Lo studioIn an octopus’s garden in the shade: Underwater image analysis of litter use by benthic octopuses”, pubblicato su Marine Pollution Bullettin da un team di ricercatori brasiliani e da Anna di Cosmo i del Dipertimento di Biologia dell’università di Napoli Federico II, conferma non solo che i polpi bentonici utilizzano i rifiuti marini per costrursi rifugi artificiali  ma che «Questo uso sembra essere in aumento».

I ricercatori evidenziano che, «nonostante i possibili effetti positivi, l’uso dei rifiuti come rifugio potrebbe avere implicazioni negative». Lo studio puntava a chiarire le interazioni dei polpi con i rifiuti marini, identificando i tipi di interazioni e le specie e le regioni più interessate. Per riusciorci, i ricercatori hanno utilizzato 261 immagini subacquee provenienti da citizen scientists e identificando così  8 generi e 24 specie di polpi bentonici che interagiscono con i rifiuti. Le foto analizzate dallo studio hanno documentato polpi che si rifugiavano all’interno di bottiglie di vetro, lattine e persino in una vecchia batteria, che si seppellivano sotto una montagnola di tappi di bottiglia e conchiglie e persino mentre trasportavano in giro oggetti di plastica camminando come sui trampoli su due tentacoli per nascondersi dai predatori.

Dallo studio emerge che «gli oggetti di vetro erano presenti nel 41,6% delle interazioni e la plastica nel 24,7%. L’Asia ha presentato il maggior numero di immagini e la maggior parte dei dati risale al 2018-2021. La citizen science ha fornito prove importanti sulle interazioni polpi/rifiuti marini, evidenziandone il valore e la necessità di ulteriori approfondimenti sull’argomento». Secondo gli scienziati brasiliani e italiani, «queste informazioni sono fondamentali per aiutare a prevenire e mitigare gli impatti dei rifiuti sui polpi e identificare le lacune di conoscenza che richiedono attenzione».

Intervistata da Linda Geddes su The Guardian, Maira Proietti dell’Instituto de Oceanografia dell’Universidade Federal do Rio Grande, che ha supervisionato la ricerca, ha spiegato che «i filmati girati in acque profonde sono stati estremamente interessanti, perché anche a grandi profondità questi animali interagiscono con la spazzatura. Vedono chiaramente che c’è molta spazzatura in giro e che può quindi agire come una sorta di mimetismo artificiale. Questo dimostra la loro estrema capacità di adattamento. Sono animali molto intelligenti e useranno ciò che hanno a loro disposizione per continuare a ripararsi o andare in giro con una protezione».

I polpi sembrano preferire gli oggetti intatti e i contenitori più scuri o opachi e il comportamento più comune registrato è stato l’utilizzo della spazzatura marina come riparo.

La Proietti ha concluso: «sebbene queste interazioni possano sembrare positive per gli animali perché mancano di rifugi naturali come le conchiglie, non è una buona cosa pensare che gli animali possano usare i rifiuti come riparo perché le conchiglie sono scomparse. Ripararsi o deporre le uova all’interno di pneumatici, batterie o oggetti di plastica scartati potrebbe anche esporre i polpi ai metalli pesanti e ad altre sostanze chimiche nocive».

A cura di GreenReport.it

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