Francesco definisce il peccato ecologico. Allarme anche per la ricomparsa di emblemi nazisti

Proposto dal recente sinodo Panamazzonico il Papa ne ha parlato ai partecipanti al congresso dell’Associazione internazionale di diritto penale invitandoli ad attuare una tutela giuridico penale dell’ambiente

Francesco definisce il peccato ecologico. Allarme anche per la ricomparsa di emblemi nazisti
di Carlo Di Cicco

I cristiani dovranno guardarsi da un’altra categoria di peccato, quello ecologico, finora non riconosciuto, ma grave e frutto dell’idolatria del mercato che porta a punire i più deboli e non i delitti dei potenti e in particolare “la macrodelinquenza delle corporazioni”. Di questo peccato ne ha parlato oggi papa Francesco nell’incontro con i partecipanti al XX° congresso mondiale dell’Associazione internazionale di Diritto penale sviluppando una riflessione e proponendo una definizione che parte dalla denuncia dell’idolatria del mercato. Nel testo del papa abbondano espressioni molto forti e la richiesta determinata a mettere rimedio alla situazione presente nella quale “la persona fragile, vulnerabile, si trova indifesa davanti agli interessi del mercato divinizzato, diventati regola assoluta” tanto che alcuni settori economici “esercitano un più potere che gli stessi Stati”.

La domanda dei giuristi

La prima cosa che dovrebbero chiedersi i giuristi oggi è “che cosa poter fare con il proprio sapere per contrastare questo fenomeno che mette a rischio le istituzioni democratiche e lo stesso sviluppo dell’umanità”. Francesco non si contenta di cenni generici ma scende nel concreto di fenomeni allarmanti che si riscontrano nel mondo attuale. “ In concreto, la sfida presente per ogni penalista è quella di contenere l’irrazionalità punitiva, che si manifesta tra l’altro, in reclusioni di massa, affollamento e torture nelle prigioni, arbitrio e abusi delle forze di sicurezza, espansione dell’ambito della penalità, la criminalizzazione della protesta sociale, l’abuso della detenzione preventiva e il ripudio delle più elementari garanzie penali processuali”.

Il Papa ci va giù duro

Dopo aver elogiato l’attenzione posta dal Congresso “alla scarsa o nulla attenzione che ricevono i delitti dei potenti, la macrodelinquenza delle corporazioni”, Francesco è andato giù duro ancora di più: “Il capitale finanziario globale – a suo parere – è all’origine di gravi delitti non solo contro la proprietà ma anche contro le persone e l’ambiente. Si tratta di criminalità organizzata responsabile, tra l’altro, del sovra-indebitamento degli Stati e del saccheggio delle risorse naturali del nostro pianeta”. Si tratta “di delitti che hanno la gravità di crimini contro l’umanità, quando conducono alla fame, alla miseria, alla migrazione forzata e alla morte per malattie evitabili, al disastro ambientale e all’etnocidio dei popoli indigeni”.

La tutela dell'ambiente

Quanto alla tutela giuridico-penale dell’ambiente, il papa ha osservato che “un elementare senso della giustizia imporrebbe che alcune condotte, di cui solitamente si rendono responsabili le corporazioni, non rimangano impunite. In particolare quelle che possono essere considerate come ecocidio: la contaminazione massiva dell’aria, delle risorse della terra e dell’acqua, la distruzione su larga scala di flora e fauna, e qualunque azione capace di produrre un disastro ecologico o distruggere un ecosistema”.  Sembra il contesto di una descrizione del peccato ecologico, definito – secondo la proposta del sinodo pan amazzonico – come azione oppure omissione contro Dio, contro il prossimo, la comunità e l’ambiente. E’ un peccato “contro le future generazioni –precisa il papa – e si manifesta negli atti e nelle abitudini di inquinamento e distruzione dell’armonia dell’ambiente, nelle trasgressioni contro i principi di interdipendenza e nella rottura delle reti di solidarietà tra le creature”. Una descrizione in armonia con quanto è stato segnalato nei lavori del congresso dei penalisti. Perciò, aggiunge Francesco, per ecocidio “si deve intendere la perdita, il danno o la distruzione di ecosistemi di un territorio determinato, in modo che il suo godimento da parte degli abitanti sia stato o possa vedersi severamente pregiudicato”.

Chissà –viene da chiedersi – se questa condizioni distruttive si riscontrano pure nella vicenda dell’Ilva che in tal modo oltre che a problema di lavoro e di ambiente potrebbe rientrare per i cattolici nella categoria di peccato ecologico.

Il monito contro la cultura dell'odio

Nel suo discorso il papa ha voluto segnalare anche come “la cultura dello scarto, combinata con altri fenomeni psico-sociale diffusi nelle società del benessere, sta manifestando la grave tendenza a degenerare in cultura dell’odio. Si riscontrano episodi purtroppo non isolati, certamente bisognosi di un’analisi complessa, nei quali trovano sfogo i disagi sociali sia dei giovani sia degli adulti. Non è un caso che a volte ricompaiano emblemi e azioni tipiche del nazismo che, con le sue persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari, le persone di orientamento omosessuale, rappresenta il modello negativo per eccellenza della cultura dello scarto e dell’odio. Occorre vigilare, sia nell’ambito civile sia in quello ecclesiale, per evitare ogni possibile compromesso – che si presuppone involontario – con queste degenerazioni”. Segnalata anche la gravità del ricorso ai paradisi fiscali “espediente che serve a nascondere ogni sorta di delitti”. E’ curioso per Francesco che questo non sia percepito “come un fatto di corruzione e di criminalità organizzata. Analogamente, fenomeni di appropriazione di fondi pubblici passano inosservati o sono minimizzati come se fossero conflitti di interesse”. C’è invece da riflettere, dice il papa che rivolge un appello alla responsabilità poiché le nostre società “sono chiamate ad avanzare verso un modello di giustizia fondato sul dialogo, sull’incontro, perché là dove possibile siano restaurati i legami intaccati dal delitto e riparato il danno recato. Non credo –è la conclusione di Francesco – che sia un’utopia, ma certo è una grande sfida” che bisogna affrontare “s vogliamo trattare i problemi della nostra convivenza civile in modo razionale, pacifico e democratico”.