Incendi, alluvioni e siccità: modelli di clima dei supercomputer spazzati via e scienziati scioccati

Probabilmente, il 2021 non sarà in cima alla lista degli anni più caldi di sempre. Ma è l'anno in cui abbiamo capito davvero cosa significa il riscaldamento globale: ci avevano detto che il nuovo clima significava catastrofi e catastrofi sono state

Incendi, alluvioni e siccità: modelli di clima dei supercomputer spazzati via e scienziati scioccati
La recente alluvione in Germania (Ansa)
di Maurizio Ricci

Incendi epocali, alluvioni mai viste, ondate di calore dove di solito si scia, grandi siccità. Gli scienziati sono rimasti scioccati nel vedere i sofisticati modelli di clima faticosamente elaborati sui supercomputer spazzati via da un meteo che si aspettavano solo fra vent'anni. Probabilmente, il 2021 non sarà in cima alla lista degli anni più caldi di sempre: si collocherà fra il quinto e il settimo posto. Ma è l'anno in cui abbiamo cominciato a misurare davvero cosa significa il riscaldamento globale: ci avevano detto che il nuovo clima significava catastrofi e catastrofi sono state.

Solo nell'ultima settimana,

– 380 mila persone evacuate nella regione dello Henan, in Cina, con 51 morti, compresi sette annegati nella metropolitana invasa dall'acqua, perché in un giorno è caduta tanta acqua quanto in un anno.

– Trenta villaggi in Uganda evacuati per le piene dei fiumi.

– A Mumbai 25 persone travolte dalle valanghe di fango.

– Temperature di 50 gradi in Turchia e in Nord Africa, mentre in Sud Africa si gela.

– In Siberia, si spara ioduro d'argento in cielo per far piovere e spegnere gli incendi.

– Ma, al di là dell'ultimo lembo di Oceano Pacifico, anche l'Oregon brucia, su un'area 25 volte più grande di Manhattan.

Subito prima, nelle scorse settimane, due grandi tragedie.

 

– I 180 morti, più centinaia di dispersi dell'alluvione in Germania e Belgio.

– Simmetricamente, le decine di vittime per una interminabile ondata di calore a 49 gradi non in Turchia, ma fra le abetaie del Canada.

Che succede? Gli scienziati dicono che il ritmo di riscaldamento globale del pianeta, già arrivato a 1,2 gradi in più, rispetto al periodo preindustriale, è il linea con quanto i modelli, sulla base dell'accumulo di anidride carbonica e dell'effetto serra, hanno preventivato. Sono gli eventi estremi, eccezionali, fuori scala che accompagnano questo riscaldamento che stanno arrivando prima del previsto. E costituiscono, ormai, il termine di confronto su cui valutare le politiche di contenimento dell'effetto serra. Sono politiche assai costose. Il Fmi calcola che, per mitigare il riscaldamento globale, servano investimenti mondiali – pubblici e privati – nell'ordine dei 5-8 mila miliardi di dollari l'anno. In sostanza, fino ad un decimo dell'economia globale. Più vicino a noi, le reazioni ai piano europei per tassare le emissioni di anidride carbonica mostrano quanto sia difficile tradurre in pratica i buoni propositi di salvare il pianeta. Ma questo terribile inizio d'estate mostra anche quali siano i costi dei ritardi e delle omissioni.

Perché gli scienziati sono ormai sempre meno riluttanti a collegare direttamente i grandi fenomeni meteorologici al riscaldamento globale. Le maxi piogge che hanno inondato la Germania e la Cina sono anche l'effetto di un semplice fenomeno fisico: l'aria più è calda, più è umida. Per ogni grado in più c'è il 7 per cento di acqua in più in un metro cubo di atmosfera. In altre parole, c'è più da piovere.

Ma gli effetti non sarebbero così devastanti se questa maggiore umidità non si incrociasse con un altro fenomeno: il rallentamento del jet stream. Il jet stream è la fascia di venti ad alta quota che circonda la parte più settentrionale dell'emisfero Nord e ne governa il clima. I venti sono tanto più veloci e compatti, quanto è più alta la differenza di temperatura fra l'Equatore e l'Artico. Ma, negli ultimi anni, questa differenza si è sistematicamente ridotta, perchè l'Artico si va riscaldando tre volte più velocemente del resto del pianeta, dato che diminuiscono i ghiacci e, dunque, la loro capacità di riflettere i raggi solari.

Il risultato di questo minore scarto di temperature è che il jet stream si fa più lento e zigzagante. Ecco, allora, che si aprono squarci che fanno arrivare aria artica fino ai tropici, come quest'anno nel gran gelo del Texas. Ma, soprattutto, i venti più deboli consentono ai sistemi di alta e bassa pressione di insistere più a lungo sugli stessi luoghi. L'interminabile ondata di calore che ha oppresso una zona abitualmente fresca come il Canada e il Nord Ovest americano e che non sembrava finire mai era, appunto, effetto di una cappa di alta pressione che niente arrivava a muovere.

E' ancora più vero per le aree di bassa pressione, foriere di pioggia e tempeste. Più lenta una tempesta, più acqua scarica sullo stesso punto. Gli scienziati calcolano che una tempesta che si muove al ritmo di 35-40 chilometri l'ora scarica meno di 10 centimetri di pioggia sullo stesso luogo. Ma se i venti sono deboli e la tempesta si muove a 10 chilometri l'ora, sullo stesso punto cadranno non dieci., ma cinquanta centimetri di pioggia, mezzo metro d'acqua.

La tragedia epocale che ha allagato la Germania come non si era mai visto è legata all'incapacità  di un jet stream troppo debole di muovere i venti a bassa quota. “Aspettavamo che, come sempre – ha dichiarato un meteorologo tedesco – arrivasse il vento da Ovest a portare via la pioggia. Ma non arrivava mai”.