Inquinamento e stufe a pellet: non tutte sono a norma ma ci sono i fondi per mettersi in regola

Anche gli impianti di riscaldamento sono importanti nella lotta ai cambiamenti climatici

Inquinamento e stufe a pellet: non tutte sono a norma ma ci sono i fondi per mettersi in regola
di R.Z.

Un tempo il sistema di riscaldamento più diffuso in Italia, soprattutto nei piccoli centri abitati, era il caminetto a legna. Con il passare degli anni, e la sempre più evidente emergenza climatica in atto in tutto il pianeta, lo spazio dedicato al focolare - che serviva anche da punto di aggregazione famigliare - è stato progressivamente abbandonato, perdendo importanza. I sostituti, quelli che più di altri sembrano aver incontrato il favore del mercato, sono le stufe a legna e quelle a pellet. Ma non tutti hanno preso bene la novità, tanto che su Internet è scattata una vera e propria campagna denigratoria verso questi sistemi, accusati, a detta di alcuni esperti, di essere persino più inquinanti delle caldaie a metano/gpl e di quelle a gasolio.

Le differenze, evidenziavano alcuni studi, erano riscontrabili soprattutto sulle emissioni di particolato o polveri sottili (PM). Ma anche le emissioni di monossido di Carbonio (CO) sembravano più importanti nelle moderne stufe a pellet, come pure quelle degli Ossidi di azoto (NOx) e degli Ossidi di zolfo (SOx). Insomma, i risultati di alcuni laboratori, anche di quelli sovvenzionati dalle istituzioni, bocciavano i nuovi sistemi di riscaldamento.

A render più chiara la reale situazione ci pensa L’Italia che Rinnova, che unisce l’intera filiera delle biomasse. “Sul fronte del riscaldamento c’è ancora molta confusione e, soprattutto, poca informazione. Per esempio le biomasse legnose (legna e pellet), ossia la seconda fonte di riscaldamento delle famiglie italiane (oltre il 21 per cento del totale), da un lato sono accusate di essere tra le cause di inquinamento, e dall’altro sono ritenute fondamentali perché rappresentano la prima fonte di energia rinnovabile (oltre un terzo del totale). Ma qual è la verità?”. La verità starebbe nel mezzo. Legno e pellet non inquinano, ma l’uso ancora troppo diffuso di apparecchi vecchi evidentemente sì.

“Dobbiamo smetterla con le solite fake news e far sapere invece qual è la realtà delle cose e soprattutto cosa bisogna fare - spiega Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club -. Innanzitutto sostituire i vecchi apparecchi con quelli di nuova generazione che abbattono le emissioni fino all’80 per cento, un’enormità”. Nel nostro Paese il 60 per cento delle stufe avrebbe ormai più di 5 anni di vita, e un altro 18 per cento ha superato i 10 anni. “Quando per l’emergenza smog vengono posti dei limiti agli impianti di riscaldamento - evidenzia Marino Berton, coordinatore dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali - non riguardano mai quelli di nuova generazione. Bisogna capire quindi che rottamare le vecchie stufe a legna e pellet è fondamentale nella lotta all’inquinamento, è come passare da un’auto Euro 0 a un’auto euro 6”.

In un momento economico come questo, dove la disoccupazione è alta e il numero dei poveri è decisamente in aumento, convincere i cittadini a sostituire la propria caldaia non è semplice. Eppure, evidenziano gli addetti ai lavori, per favorire la sostituzione dei vecchi modelli esiste il Conto Termico che, rispettando specifici requisiti, rimborsa fino al 65 per cento delle spese (fino ad un massimo di 10 mila euro). “Non si tratta di una detrazione - specificano le associazioni - ma di un versamento sul conto corrente entro tre o quattro mesi, eppure viene usato poco perché non è conosciuto, e così nel 2019 solo il 32 per cento dei fondi a disposizione è stato utilizzato dai cittadini. Perfino la PA ha lasciato nel cassetto il 70 per cento degli incentivi che aveva a disposizione”.

“La sostituzione di energie fossili con energie rinnovabili come le biomasse legnose è e resta una scelta irreversibile - aggiunge Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - serve un’accelerazione degli investimenti e una maggiore consapevolezza da parte di tutti”. Per una caldaia a norma è necessaria ovviamente un’installazione fatta ad arte e una manutenzione periodica, nonché l’utilizzo di combustibili “certificati”.