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La rivoluzione green ha la coscienza sporca, interi ecosistemi spazzati via per sfruttare i giacimenti di minerali critici

A rischio 180mila grandi scimmie e molte altre specie. Vivono in aree ricche di materie essenziali per la realizzazione di batterie e componenti elettroniche

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Crop della copertina di Science Advances - Foto Genevieve Campbell
Crop della copertina di Science Advances - Foto Genevieve Campbell

“Transizione energetica”, con questo termine in tanti ci si riempiono la bocca, dando spesso del “criminale” a chi la pensa diversamente. Eppure, dietro a queste due semplici parole, “transizione energetica” per l’appunto, si cela una realtà terribile, che poco, o anzi nulla c'entra, con l’immagine che richiama alla mente. “Niente cielo azzurro, alberi verri e uccellini cinguettanti”, nei Paesi poveri del mondo il nuovo mantra sta devastando territori incontaminati. In Africa, ad esempio, 180 mila grandi scimmie saranno “sgomberate” con i bulldozer perché sotto le loro verdi case si celano miniere di minerali critici.

Fauna e flora distrutti in nome della transizione green

Almeno 17 le nazioni del Continente africano che hanno concesso l’ok allo sfruttamento del sottosuolo. I grandi parchi sono ora in pericolo e di conseguenza anche la totalità delle specie vegetali e animali ospitati. A detta degli ambientalisti che vigilano sull’immensa area sotto attacco, sarebbero oltre un terzo i primati in pericolo, ma il dato è probabilmente sottostimato, e non tiene conto neppure delle restanti specie che rischiano l’annientamento totale. I danni saranno incalcolabili in Liberia, Sierra Leone, Mali e Guinea. In quest’ultimo Paese si teme un vero e proprio disastro. A subire l’avanzata dell’uomo sarà oltre l’83 per cento delle grandi scimmie.

Il mondo politico fermi lo sfruttamento del suolo

I numeri, tanto drammatici, dovrebbero portare la politica internazionale a valutare con attenzione quanto sta accadendo, in nome di un rispetto ambientale che, nella realtà dei fatti, non è tale. L’appello dell’associazione ambientalista texana Re:wild, che ha condotto lo studio che ha portato alla pubblicazione dei drammatici dati anche sulle pagine della rivista Science Advances, è rivolto principalmente ai grandi del mondo: gli unici in grado di porre fine allo scempio. Ma il messaggio vorrebbe portare ad una riflessione anche le aziende in prima linea nello sfruttamento del suolo. A loro viene chiesto di non avviare - o interrompere immediatamente - l’estrazione di materiali come cobalto, manganese, grafite, bauxite, platino e ovviamente litio. Senza uno stop tempestivo centinaia di migliaia di primati saranno condannati. Anche spostandosi dalle aree di scavo saranno infatti minacciati e sottoposti ad una pressione antropica insostenibile. La perdita di habitat, l’inquinamento acustico e la costruzione di infrastrutture e nuove strade di servizio causeranno il declino di un’infinità di specie, aumentando esponenzialmente la diffusione di malattie anche letali.

L'alternativa esiste, e si chiama riciclo dei Raee

L’alternativa alla scellerata violenza che si vuole perpetrare in nome della rivoluzione green esiste, ma non la si vuole abbracciare. I materiali essenziali per la transizione ecologica potrebbero esser facilmente recuperati con il riciclo. Il mondo è invaso dai cosiddetti Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), basterebbe avviare impianti che ne consentano l’estrazione. Chissà se l’appello degli ambientalisti verrà accolto, gli interessi in ballo sono ingenti. L’unico modo per fermare la distruzione degli ecosistemi, e dunque salvare ciò che di fatto è patrimonio dell’intera umanità, è quello di render pubbliche le azioni dell’industria mineraria. Soltanto così sarà possibile sensibilizzare l’opinione pubblica e costringere i Governi - anche quelli europei che più di altri sembrano bramare una transizione ecologica rapida - a metter fine allo scempio.

Fonte:

Lo studio pubblciato sulle pagine di Science Advances

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   

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