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Il granchio reale blu minaccia gli ecosistemi marini italiani, la specie aliena alla conquista del Mediterraneo

Numerosi gli avvistamenti lungo le coste del Belpaese. La specie predatrice, originaria dell’oceano Atlantico, può raggiungere i 23 centimetri di larghezza. Grande la preoccupazione dei biologi: “Il granchio blu si nutre di alghe e altre forme di vegetazione acquatica, ma anche di cozze, telline, crostacei, granchi più giovani e carcasse di altri animali”

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   

La biodiversità presente nel mar Mediterraneo è nuovamente a rischio. A minacciarla, ancora una volta, una specie aliena proveniente dall’oceano Atlantico. Si tratta del granchio reale blu (nome scientifico Callinectes sapidus), un crostaceo di grandi dimensioni, che può raggiungere i 23 centimetri di larghezza, che si ciba di fatto di qualsiasi cosa. Nel suo menù ci sono infatti alghe e altre forme di vegetazione acquatica. Non disdegna, e anzi sarebbe corretto dire che ne va matto, cozze, telline, crostacei, granchi più giovani e carcasse di altri animali.

La sua presenza, evidenziano i biologi marini, rappresenta un pericolo per la biodiversità locale. Il predatore alloctono, benché presente per il momento prevalentemente nell’Adriatico, nei pressi di lagune ed estuari, si starebbe diffondendo più rapidamente del previsto. Il primo avvistamento risale al lontano 1949, e all’epoca la notizia non destò preoccupazione. Ma da allora questo visitatore indesiderato sembra essersi stabilito definitivamente dalle nostre parti, prediligendo fondali fangosi e sabbiosi.

Oltre alle ragguardevoli dimensioni il granchio reale blu si differenzia dalle altre specie per i colori. Il carapace è tendenzialmente di colore verde, mentre il ventre appare sempre più chiaro. Le chele differiscono, a seconda del sesso dell’esemplare. I maschi hanno le chele di colore blu mentre nelle femmine sono di colore rosso.

Il Callinectes sapidus è un predatore agguerrito, e viene definito un colonizzatore spietato. Ma la colpa, o se vogliamo il successo della sua diffusione, è dovuta prevalentemente ai cambiamenti climatici e all’ormai (inarrestabile) riscaldamento dei mari. Un’invasione difficilmente arginabile insomma, anche perché la velocità del riscaldamento del Mediterraneo è doppia rispetto a qualsiasi altro mare sul pianeta. Dovremo aspettarci pertanto l’arrivo di molti altri ospiti indesiderati, e un cambiamento della biodiversità tipica dei nostri mari.

Riferimenti
Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
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