Radon, il gas radioattivo diffuso in casa: il pericolo se raggiunge alte concentrazioni

Come difendersi dal gas radon in casa, che in alcuni edifici di alcune regioni italiane raggiunge livelli pericolosi

Si sa dal 1988: il gas radon, che si sviluppa sulla superficie terrestre e raggiunge alcuni edifici, è cancerogeno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito questo gas naturale nel Gruppo 1 delle sostanze note che possono provocare il cancro, in cui sono presenti anche il fumo di sigaretta e l’amianto.
Il radon è un gas radioattivo incolore, inodore e invisibile che si forma continuamente sulla Terra e si origina dal decadimento radioattivo dell’uranio (238U), presente per natura in modeste quantità nelle rocce e nei terreni. Quando questo gas si disperde all’aperto non rappresenta un rischio per la salute, invece diventa una sostanza pericolosa se negli ambienti chiusi raggiunge alte concentrazioni.

Rischi per la salute

Il radon è un gas radioattivo che riesce a legarsi al particolato presente negli ambienti indoor e a raggiungere bronchi, bronchioli e alveoli polmonari. Nel caso di esposizione al gas radon, il tumore al polmone ha un’incidenza in Italia del 10% di tutti i tumori polmonari, con circa 3200 casi all’anno.

L’Agenzia Americana per la Protezione Ambientale stima che il radon ogni anno negli Stati Uniti provoca circa 21mila morti per cancro polmonare, mentre da altre ricerche emergono numeri differenti, ma c’è un generale accordo sul fatto che l’esposizione al radon rappresenta la seconda principale causa del cancro al polmone in soggetti non fumatori (1 su 20), col rischio che aumenta fino a 1 ogni 3 per soggetti fumatori.

Da un punto di vista scientifico ancora non è nota la concentrazione che si può definire innocua per la salute, ma la Raccomandazione dell’Unione Europea (Raccomandazione 90/143/Euratom) ha stabilito dei livelli di riferimento per abitazioni e uffici che si attestano a 200 Bq/mc per le nuove costruzioni e 400 Bq/mc per quelle preesistenti.
Il superamento di questi valori dovrebbe far scattare dei provvedimenti per ridurne la concentrazione e ridurre il rischio, soprattutto per le persone che trascorrono molte ore all’interno di ambienti chiusi o che svolgono attività lavorative in luoghi seminterrati e sotterranei; in casa, in generale, le stanze dove più potrebbe concentrarsi il gas radon sono la cucina e le taverne, cui seguono tutte le sale in cui si trascorre buona parte della giornata senza ventilare a sufficienza. 

Radon in casa

La sua concentrazione può derivare da una pavimentazione poco isolata, dalle intercapedini poste a contatto diretto con il suolo, dalla presenza di crepe o fessurazioni dovute all’errata posa di materiali da costruzione, nonché dalla collocazione dell’appartamento nei piani seminterrati o al piano terra.

Gli edifici più a rischio sono quelli che si trovano sui territori di origine vulcanica o che sono stati costruiti in tufo, pozzolane e graniti. In Italia le incidenze maggiori si hanno in alcune zone del Lazio e della Campania, causate dall’impiego del tufo nelle realizzazioni edili, ma altrettanto esposte a questo tipo di inquinamento sono anche la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte.
“Il radon è presente, sia pur in diverse quantità, in tutti gli edifici. Le regioni dove si rilevano valori elevati di concentrazione sono Lazio, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Campania, ma in quasi tutte le regioni ci sono zone più o meno estese, in relazione alle caratteristiche dei suoli e degli edifici” spiega Francesco Bochicchio, Direttore del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni all’Istituto Superiore di Sanità.
Le variazioni di pressione e temperatura che si registrano normalmente tra i piani bassi e quelli alti di un edificio fanno sì che il gas tenda a salire, in particolar modo durante la stagione invernale con l’accensione del riscaldamento per la presenza di correnti ascensionali nelle canne fumarie. 

Soluzioni tradizionali e innovative

Si consiglia di fare controllare la qualità dell’aria nelle case private (così come negli edifici pubblici), per proteggersi dall’esposizione al radon.
Il ricambio d’aria frequente è abitudine a costo zero che andrebbe fatta propria: nelle stagioni fredde basta spalancare le finestre 3 minuti d’orologio per rinnovare l’aria senza raffreddare la stanza.
Appurata la presenza di alte concentrazioni di gas radon si può ricorrere a sistemi di ventilatori pressurizzati o impianti di aspirazione che creano un vuoto nello spazio, intrappolando il radon.

In Italia è in corso il progetto RESPIRE, che ha l’obiettivo di fornire uno strumento integrato per il monitoraggio e la bonifica in automatico e in continuo del radon per tutti coloro che necessitano ridurre l’esposizione. Il prototipo progettato consiste in uno Snap, un sensore di radon e un sistema di depressurizzazione del solaio basato su una pressione positiva, specialmente nei mesi invernali. Il sistema innovativo di RESPIRE è capace di recuperare circa l’80% del calore dall’aria estratta dalla casa e di trasferire questo calore nell’aria immessa dall’esterno, completamente in modo passivo.

Sul fronte startup c’è Radoff, che ha appena lanciato una campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma Crowdfundme per sviluppare Radoff Life, che permette di abbattere i rischi generati dal radon, depurando l’aria degli ambiente chiusi. In commercio esistono già dei prodotti, come le barriere, ma sono adatte agli edifici di nuova fabbricazione, mentre Radoff Life è una soluzione per costruzioni già esistenti, che oltre a bonificare l’aria misura altri temperatura, umidità, pressione e concentrazione di polveri sottili. A completare il sistema ci sono: Radoff Map, che permette di creare mappe potenziali del rischio del gas radon; Radoff Sense: per il monitoraggio continuo e in tempo reale del gas Radon e della qualità dell’aria indoor, i cu dati rilevati sono visibili dal monitor del dispositivo oppure consultabili e scaricabili tramite l’app dedicata; Radoff City, uno strumento che processa ed elabora i dati raccolti dai nostri sensori per monitorare in maniera smart i principali parametri ambientali, generando dei database attraverso la tecnologia Cloud.