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Fukushima: via allo sversamento di acqua radioattiva. C’è attesa per i risultati dei test. Le accuse della Cina

Per l'Agenzia Internazionale per l'energia atomica (Aiea) il piano di scarico è in linea con gli standard globali di sicurezza. Ma la Cina ha bloccato l'import di prodotti alimentari da 10 prefetture in Giappone e ha introdotto test di radiazioni su larga scala per i prodotti ittici nipponici

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La decisione è stata rispettata e le preoccupazioni della collettività internazionale, inutile negarlo, ci sono. Non manca chi si affretta a precisare che l’operazione non comporterà danni rilevanti. Ma la Cina accusa il Giappone di egoismo. Ora c'è attesa per i risultati dei primi test previsti.

È iniziato, come preannunciato, alle 13 ora locale (le 6:00 in Italia) lo scarico nell'oceano delle acque radioattive trattate contenute nelle cisterne della centrale nucleare di Fukushima. L'operazione segue l'annuncio del governo di Tokyo fatto ad inizio settimana, nonostante le proteste dei Paesi vicini per le possibili conseguenze sull'ambiente, e dei pescatori locali preoccupati per la reputazione dei loro prodotti.

Il parere dell'Enea

Secondo Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nucleare dell'Enea, il rilascio controllato di acqua contenuta nelle cisterne dello stabilimento nucleare di Fukushima non comporta rischi per l'ambiente o per la salute umana. In sostanza l’esperto condivide la posizione già espressa all'unanimità dalla comunità scientifica internazionale e le scelte fatte dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica.

Corea Sud, 'Tokyo rilasci dati trasparenti su Fukushima'

Il premier sudcoreano Han Duck-soo ha invitato il Giappone a divulgare "in modo trasparente" le informazioni sullo scarico di acqua contaminata dal disastrato impianto nucleare di Fukushima nei prossimi 30 anni, il tempo stimato per il rilascio di oltre 1,3 milioni di tonnellate di liquidi contaminati per il raffreddamento dei reattori danneggiati. Han, in una nota diffusa dopo l'avvio delle operazioni di rilascio, ha rimarcato che Seul "spera e sollecita ancora una volta il governo giapponese a divulgare informazioni in modo trasparente e responsabile sul processo di scarico dell'acqua che continuerà nei prossimi 30 anni".

Quanto ai timori dell'opinione pubblica sulla sicurezza, Han ha anche precisato che le "preoccupazioni eccessive" non sono necessarie, poiché il piano definito di smaltimento dell'acqua trattata nell'oceano, se eseguito secondo gli standard e le procedure messe a punto, non dovrebbe comportare danni significativi. "Anche se lo scenario ideale sarebbe stato quello di evitare del tutto lo scarico di acqua contaminata nell'oceano, gli esperti di tutto il mondo hanno condiviso l'opinione che un'eccessiva preoccupazione pubblica non sia necessaria", ha continuato Han, rimarcando però l'importanza della diffusione "trasparente" dei dati e criticando le "notizie false e l'esibizione politica" sulla mossa decisa da Tokyo che Seul ha sostenuto pubblicamente.

La decisione

Gli oltre 1.000 serbatoi distribuiti presso il sito dell'impianto nucleare colpito dal triplice disastro del marzo 2011, attualmente contengono circa 1,34 milioni di tonnellate di acqua trattata, e si prevede arriveranno alla loro capacità massima già nel 2024. Da qui la decisione del gestore della centrale, la Tokyo Electric Power (Tepco) che diluirà il liquido con acqua di mare rispettando i limiti consentiti dalle norme di sicurezza giapponesi, prima di iniziare lo scarico tramite un tunnel sottomarino situato a un chilometro dal sito. La Tepco intende monitorare le sostanze radioattive nelle acque vicine alla centrale nella stessa giornata di oggi e di diffondere i dati domani (venerdì). Il mese scorso l'Agenzia Internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha stabilito che il piano di scarico è in linea con gli standard globali di sicurezza e avrebbe un impatto "trascurabile" sulle persone e sull'ambiente. 

La condanna della Cina

Un giudizio che tuttavia non convince la Cina che ha bloccato l'import di prodotti alimentari da 10 prefetture in Giappone e ha introdotto test di radiazioni su larga scala per i prodotti ittici nipponici. Il governo sudcoreano ha dichiarato di rispettare l'esito della revisione dell'Aiea basata sulle analisi del piano giapponese, ma dovrà considerare le preoccupazioni persistenti tra il pubblico. L'Agenzia per la pesca del Giappone ha riferito che monitorerà i livelli di concentrazione di sostanze radioattive nei pesci catturati entro un raggio di 10 chilometri dalla centrale, e la pubblicazione dei primi risultati è attesa sul sito web dell'agenzia non prima di sabato.
L’accusa cinese

Nonostante le critiche e l'opposizione della comunità internazionale, "il governo nipponico ha avviato unilateralmente lo scarico di acqua contaminata: la Cina vi si oppone e lo condanna con forza", si legge nella nota, secondo cui Pechino ha "intrapreso iniziative serie contro il Giappone chiedendo di porre fine agli abusi". L'operazione è "una questione importante per la sicurezza" e il suo impatto va oltre i confini del Sol Levante, di cui "non è affatto una questione privata". Da quando è iniziato l'uso dell'energia nucleare per scopi pacifici, "non ci sono stati né precedenti né standard universalmente riconosciuti per lo scarico di acqua contaminata" in mare. L'incidente di Fukushima di 12 anni fa è stata una grave catastrofe che ha causato la fuoriuscita di grandi quantità di sostanze radioattive nell'oceano e ora potrebbe verificarsi un nuovo disastro ai danni di popolazione locale e mondo intero "se il Giappone servisse i suoi interessi egoistici".

L'oceano appartiene all'umanità

Il governo di Tokyo, è l'accusa di Pechino, "non è riuscito a dimostrare la legittimità e la legalità della decisione sullo scarico, l'affidabilità a lungo termine dell'impianto di depurazione, e l'autenticità e l'accuratezza dei dati sull'acqua contaminata dal nucleare. Non è riuscito a dimostrare che gli scarichi oceanici siano sicuri e innocui per l'ambiente marino e la salute delle persone, e che il piano di monitoraggio sia valido ed efficace". L'oceano appartiene all'umanità: "avviare forzatamente lo scarico è un atto estremamente egoista e irresponsabile in spregio all'interesse pubblico globale", rischiando di lasciare "una ferita aperta alle future generazioni". Il Giappone, infine, è accusato di essere "un sabotatore del sistema ecologico e un inquinatore dell'ambiente marino globale".

Dall'avvio del discarico, "il Giappone si è messo sul banco degli imputati di fronte alla comunità internazionale ed è destinato ad affrontare la condanna internazionale per molti anni a venire".

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