Qualcuno fermi la razzia di sabbia in corso in tutto il Pianeta. L’allarme: “Viene portata via dalle spiagge e dai fiumi”

Il problema è noto da anni, fino ad oggi nessuno sembra esser stato però in grado di invertire il trend

Qualcuno fermi la razzia di sabbia in corso in tutto il Pianeta. L’allarme: “Viene portata via dalle spiagge e dai fiumi”
di Roberto Zonca

L’uomo sta rapidamente esaurendo le risorse del Pianeta. L’allarme viene lanciato ormai periodicamente, tanto da non esser avvertito più come un problema grave, o una minaccia imminente. Eppure, dovremo saltare tutti in piedi, contrariati per quanto sta accadendo al nostro mondo, e portare chi sta al governo a fare qualcosa di concreto per salvaguardare il futuro del Pianeta e dunque dell’umanità. Quando si parla di risorse, tendiamo a pensare di norma all’acqua, ma questa non è la sola (fondamentale per la vita) che rischiamo di esaurire. Ve ne sono altre due, insospettabili, a cui non diamo il giusto valore. Quali? La sabbia e la ghiaia.

A seguito dell’accresciuta urbanizzazione consumiamo ogni anno, tra i 40 e i 50 miliardi di tonnellate di sabbia e ghiaia. Si tratta di una quantità impressionante, che va ad aumentare di anno in anno del 5,5 per cento. Molti paesi hanno tentato di arginare il fenomeno, vietandone l’estrazione e l’esportazione, ma gli interessi economici in gioco sono evidentemente troppo grandi per riuscire a contrastare il fenomeno. Secondo l'OCSE, l'uso di sabbia, ghiaia e roccia frantumata da parte dell'industria delle costruzioni, supera - a livello globale - la somma di tutti combustibili fossili e di tutti i metalli estratti nel mondo. E nei prossimi quattro decenni la richiesta di questa risorsa raddoppierà.

“Le economie emergenti stanno recuperando terreno - ha spiegato Jean Chateau, economista senior dell'OCSE -. Hanno bisogno di sabbia per costruire infrastrutture, strade e case. E non esiste alcuna risorsa che può essere usata in sua sostituzione. Per costruire servono roccia e sabbia, non puoi servirti di plastica”. Le stesse Nazioni Unite si sono espresse con preoccupazione in merito a quella che viene già definita come “una delle maggiori sfide di sostenibilità del 21° secolo”.

L’estrazione di sabbia, ghiaia e roccia avrà un impatto negativo sempre maggiore. Gli argini e i letti dei fiumi, come anche le aree costiere verranno ridisegnati, con danni irreparabili agli ecosistemi già messi a dura prova dai cambiamenti climatici. L’espansione urbanistica è legata al calcestruzzo, e uno dei suoi ingredienti principali è proprio la sabbia. Allo stato attuale, e così sarà anche nei prossimi decenni, la Cina è il più grande produttore di cemento al mondo. Dal 2011 al 2014 ha prodotto e utilizzato più cemento - e dunque sabbia - di quanto gli Stati Uniti ne abbiano usato negli ultimi 100 anni. Ogni anno, dal lago Poyang, la più grande miniera di sabbia esistente sulla faccia della Terra, vengono estratti qualcosa come 236 milioni di metri cubi di materiale: la forma del fiume è ormai irriconoscibile, e le immagini satellitari pubblicate sulle pagine del Financial Times ne sono la prova indiscutibile.

Risultano poi delle incongruenze importanti tra i dati relativi ai prelievi totali di sabbia e ghiaia e la quantità di cemento dichiarata dai colossi del settore. In tutto il mondo, evidenzia l’OCSE, risultano estratti circa 28 miliardi di tonnellate di sabbia e ghiaia, ma questo dato cozza con la realtà dei fatti. Un recente rapporto delle Nazioni Unite ha stimato che una tonnellata di cemento può richiedere fino a 10 tonnellate di sabbia per produrre calcestruzzo. A livello globale, secondo il US Geological Survey, vengono prodotti però 4,1 miliardi di tonnellate di cemento all’anno. Ciò implica un sommerso di sabbia estratta di oltre 12 miliardi di tonnellate ogni anno. La disparità tra i due dati dimostra quanto sia opaca la catena di approvvigionamento.

Ma la colpa di quanto sta accadendo l’abbiamo un po’ tutti, non c’è paese che possa dirsi totalmente sollevato dalle responsabilità. Il Belgio, i Paesi Bassi e la Francia sono tra i maggiori importatori mondiali di sabbia. L'India, nel 2018, ha importato qualcosa come 520mila tonnellate di sabbia, con un boom inaspettato e incontrollato: negli otto anni precedenti, infatti, la media annuale non superava le 50.000 tonnellate.

Il commercio di sabbia è difficile da monitorare, e le normative si sono rivelate difficili da applicare. Tutto ciò di cui un “trafficante” di sabbia ha bisogno è una squadra di escavatori, degli strumenti portatili e qualche camion per il trasporto. Eludere i controlli, pertanto, è semplice: e spesso chi viene scoperto deve semplicemente pagare delle sanzioni prima di riprendere i lavori. Nel decennio dal 2006 al 2016 i dati in possesso delle Nazioni Unite hanno dimostrato che Singapore ha importato oltre 80 milioni di tonnellate di sabbia dalla Cambogia, ma di queste soltanto 2,8 milioni risultano aver varcato i confini della stessa Cambogia.

La soluzione? Pochi materiali sono così facilmente accessibili ed economici, e ricordiamo che la sabbia dei deserti non può essere usata nell'edilizia. In attesa di un qualche sostituto della sabbia si potrebbe però optare per il riciclaggio dei vecchi materiali da costruzione, ma serve la volontà di cambiare strada e una maggiore sensibilità per questo pianeta che stiamo inesorabilmente uccidendo.