Il crudele destino riservato ai pulcini negli allevamenti intensivi

I maschi vengono scartati e macinati vivi. Alle femmine, meno sfortunate, non va però meglio

di EssereAnimali.org

Quando sono femmine, i pulcini nati dalle galline ovaiole servono a rifornire gli allevamenti di nuovi animali da sfruttare per la produzione di uova. Quando sono maschi, vengono considerati uno scarto e uccisi appena nati. Il sistema di produzione delle uova, come abbiamo più volte raccontato e documentato attraverso le nostre indagini, è fonte di profonda sofferenza per milioni di galline costrette a deporre uova a ritmi estenuanti e deleteri per la loro salute. In natura, infatti, una gallina può vivere fino a otto anni, mentre in un allevamento non raggiunge nemmeno i due. In questo sistema la sorte destinata ai pulcini, sia maschi che femmine, è peggiore di quello che la maggior parte delle persone immagina: per ogni uovo di una gallina ovaiola inizia un viaggio differente.

Uova: vendute e fecondate

Le uova che vengono deposte negli allevamenti di galline ovaiole non sono mai fecondate, perché non ci sono individui di sesso maschile. La maggior parte di queste è destinata alla vendita nei supermercati, ma non tutte; alcune sono usate per rifornire il circuito delle galline ovaiole, ovvero far nascere nuove galline che saranno usate per produrre altre uova, in un ciclo di produzione continuo.

Quella in cui viviamo non è l’epoca dell’uomo, è l’epoca del pollo

Per far nascere le galline ovaiole esistono veri e propri allevamenti specializzati: in un capannone sono presenti sia galline che riproduttori in proporzione 6/7 a 1. In questi allevamenti, dentro a nidi artificiali, le femmine depongono le uova fecondate che vengono poi raccolte quotidianamente e portate agli incubatoi. Ma cosa accade ai pulcini nati da queste uova fecondate? Il loro destino è diverso se nascono maschi o femmine.

L’atroce fine dei pulcini maschi

Se da una parte non possono deporre uova, i maschi nati dalle galline ovaiole non sono neanche adatti alla produzione di carne, in quanto non presentano le caratteristiche tipiche dei polli allevati a questo scopo. Il loro ritmo di crescita non è veloce come quello dei polli broiler, selezionati geneticamente per sviluppare massa muscolare nel petto in tempi record. Per questo motivo, in tutte le strutture dedicate al sessaggio – ovvero la selezione del sesso – ogni pulcino maschio viene ucciso immediatamente dopo la nascita. I metodi utilizzati vanno dalla triturazione meccanica all’asfissia. In alcuni casi viene utilizzato il gas, in altri i pulcini vengono stipati a centinaia in sacchi fino a raggiungere la morte per soffocamento.

Questa pratica è stata fortemente criticata negli ultimi anni, tanto che in Germania, la ministra tedesca dell’agricoltura Kloeckner ha affermato: «L’uccisione dei pulcini di un giorno è eticamente inaccettabile». La ministra ha perciò deciso di presentare una proposta di legge per proibire l’uccisione sistematica dei pulcini maschi nell’industria delle uova. Se la proposta dovesse essere approvata, il divieto entrerebbe in vigore a partire dal 1 gennaio 2022.

I pulcini femmina delle galline ovaiole

Le femmine, invece, possono entrare a far parte dell’industria di produzione delle uova. Allevamenti in cui, seppur non vengano allevate per finire al macello, subiscono maltrattamenti e stress comuni a tutti gli allevamenti. A essere allevate in gabbia sono circa il 45% delle galline in Italia. Un sistema ancora consentito dalla legge, purtroppo, in cui le galline non riescono nemmeno a distendere le ali. Questo significa che vivono nella quasi totale immobilità, su un pavimento di rete metallica e sfregano costantemente contro le sbarre di ferro. Soffrono anche di problemi alle articolazioni, anemia e perdita delle piume.

Stipate in condizioni di sovraffollamento, private di ogni bisogno etologico e costrette a produrre più uova di quanto farebbero in natura – siano allevate in gabbia, a terra o all’aperto – le galline ovaiole subiscono un trattamento ingiusto. Per questo motivo pensiamo che a essere eticamente inaccettabile non sia soltanto l’uccisione dei pulcini maschi a un giorno di vita, ma l’intero sistema di allevamento industriale delle galline ovaiole. Un sistema basato sullo sfruttamento che condanna animali senzienti a una vita destinata alla sola produzione per il consumo alimentare.

Pulcini destinati a diventare carne di pollo

Non ci sono però solo i pulcini che nascono dal circuito delle galline ovaiole: maschi o femmine che siano, quelli destinati al consumo di carne sono ugualmente condannati. I pulcini di razza broiler vivono poco più di un mese – a meno che non si ammalino o vengano feriti dagli operatori, come abbiamo documentato in un’indagine in una grande azienda del Piemonte proprietaria di diversi allevamenti e fornitore di AIA. Durante i 40 giorni di vita i broiler vivono stipati a migliaia, gli uni sugli altri, in condizioni igieniche pessime, a stretto contatto con le loro deiezioni. Inoltre, a causa della crescita veloce e spropositata del petto, convivono con malformazioni che provocano la frattura delle zampe e li condannano all’immobilità.

Può sembrare complicato cambiare le proprie abitudini alimentari , ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte allo sfruttamento che subiscono gli animali. Come abbiamo visto, sia il consumo di uova che quello della carne, condanna alla sofferenza ogni singolo pulcino. Le conseguenze di questo modello produttivo ci costringono a ripensare la nostra alimentazione e scegliere in modo consapevole quello che portiamo a tavola.

Acura di Martina Scalini - EssereAnimali.org

Riferimenti