L'allarme: "Consumo di suolo record anche durante il lockdown". Occhi puntati sul fotovoltaico a terra

Continua a crescere pericolosamente la superficie di terreni agricoli e naturali cancellati: maglia nera al Nord Italia. Il caso di Sardegna e Puglia, aggredite dai mega impianti solari per produzione di energia. Il rapporto Ispra-Snpa del 2021: "Mettiamoli sui tetti delle case"

Un impianto fotovoltaico a Porto Torres in Sardegna (Ansa)
Un impianto fotovoltaico a Porto Torres in Sardegna (Ansa)
di Antonella Loi

Non c'è pandemia o lockdown che tenga: il consumo di suolo in Italia va avanti spedito. Nel 2020, anno caratterizzato dall'avanzata senza quartiere del Covid 19, le nuove coperture artificiali di terreni naturali e agricoli hanno riguardato nuovi 56,7 km2 di suolo sfumati, per un incremento in linea con gli anni passati quando la vita andava avanti regolarmente. Il danno è palpabile se declinato con il tempo: 15 ettari persi ogni giorno che corrispondono a 2 metri quadrati spariti ogni secondo. Al posto di quelli che erano terreni coltivati o luoghi dove la natura faceva liberamente il suo corso sorgono palazzi ed edifici, strade, insediamenti commerciali, strutture artigianali, infrastrutture di vario genere, all'interno di aree urbane ma anche oltre l'abitato, dove si fanno notare - in nome della trasizione ecologica (e delle speculazioni) - nuove mega strutture fotovoltaiche a terra. D'altro canto il ripristino di aree naturali non serve a compensare quanto andato perduto, a volte per sempre: solo 5 km2 recuperati tramite la rinaturalizzazione di aree di cantiere.

E' la fotografia che scatta il rapporto dell'Ispra - Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (Snpa) relativo al 2020, dal titolo "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici". Lo studio è chiaro che pone l'Italia in una situazione di allerta in virtù del fatto che il territorio compromesso (copertura artificiale del suolo) equivale al 7,11% (era 7,02% nel 2015, 6,76% nel 2006) a fronte di una media Ue del 4,2%.

Le conseguenze di tutto questo, precisa lo studio, sono anche economiche e i "costi nascosti", dovuti alla "crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 8 anni", equivalgono secondo le stime a oltre 3 miliardi di euro l'anno che, spiega l'Ispra, "potrebbero erodere in maniera significativa, ad esempio, le risorse disponibili grazie al programma Next Generation EU".

Il Nord Italia maglia nera del consumo di suolo

Interessata al maggior consumo di suolo è tutta la fascia Nord dell'Italia, con particolare attenzione al Nordest e Nordovest, in particolare Lombardia e Veneto (ma in questa Regione ha tendenza in calo), con fenomeni intensi in Sicilia, e nella Puglia meridionale, come anche nelle aree metropolitane delle maggiori città: Roma, Milano, Napoli, Bari, Bologna. Interessata alla trasformazione è quasi tutta la costa adriatica, mentre la maggior densità dei cambiamenti si registra nella fascia entro un chilometro dal mare, nelle aree di pianura, nelle zone urbane e periurbane, ovvero dove i costi dei volumi delle costruzioni sono più alti. 

Consumo di suolo in Italia (Grafico Ispra-Snpa)

Tra le regioni, i valori percentuali più elevati si registrano in Lombardia (12,08%), Veneto (11,87%) e Campania (10,39%). Il maggior incremento rispetto all'anno precedente in termini di ettari vede sempre in testa la Lombardia (+ 765 ettari) che quest’anno supera il Veneto (+682 ettari), seguiti dalla Puglia (+493), Piemonte (+439), Lazio (+431) ed Emilia Romagna (+425). Le altre regioni sono tutte sotto i 100 ettari. Rispetto ai dati dell'anno precedente invece i valori più elevati si registrano in Abruzzo (+0,46%), Molise (+0,37%), Sardegna (+0,32%), seguite da Veneto, Lazio e Puglia (+0,31%).

Sardegna e Puglia consumate dal fotovoltaico a terra

Tra i comuni che registrano il maggior incremento nel consumo di suolo nel 2020, al primo posto c'è Roma, con un incremento di superficie artificiale di 123 ettari. A sorpresa la capitale è seguita da Troia (Foggia), che fa segnare un aumento della superficie coperta di 66 ettari dovuto non al cemento ma all'ampliamento delle superfici destinate  all'installazione di pannelli fotovoltaici a terra, su aree che prima erano agricole. 

E questo è un capitolo interessante del rapporto che vede la Sardegna prima regione per consumo di aree agricole destinate all'impianto di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. L'Isola ha fatto registrare quasi 105 ettari nell'ultimo anno, corrispondenti al 58% del totale nazionale, seguita dalla Puglia che di ettari ne registra 66, come detto nel comune di Troia (circa il 37%). Questo a fronte del dato nazionale che vede 179 ettari di consumo di suolo destinato ai pannelli a terra (nel 2019 gli ettari erano 196). 

L'alternativa: fotovoltaico sui tetti

La materia è di grande interesse, visto che si parla di transizione energetica verso le rinnovabili con progressivo abbandono delle fonti fossili. Ma se questo deve avvenire a danno dei terreni agricoli e naturali allora è chiaro che andrebbe a generarsi un cortocircuito ambientale. Per questo, spiega lo studio, piuttosto che realizzare coperture fotovoltaiche per 200-400 chilometri quadrati di superficie - da qui fino al 2030 - forse sarebbe più saggio dotare i tetti delle abitazioni e degli stabili già esistenti di pannelli fotovoltaici che potrebbero produrre una quota di energia equivalente senza consumare i terreni. "Ipotizzando che sul 10% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che sfruttando gli edifici disponibili ci sarebbe una potenza fotovoltaica compresa tra i 59 e i 77 GW, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile previsto dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) al 2030”, si legge nel report che dal conteggio delle superfici dei tetti utili esclude i centri storici e applica altre riduzioni.

Non è un calcolo effimero, perché se dopo una prima botta nel 2012 la situazione sembrava essersi stabilizzata, nell'ultimo anno "si stanno verificando una ripresa e un’intensificazione della richiesta di installazione degli impianti fotovoltaici a terra". Non è roba da poco: le richieste registrate negli ultimi sei mesi intendono mettere le mani su una superficie di ben 200 ettari

Persi 4 milioni di quintali di prodotti agricoli

Quello del consumo di suolo insomma è un problema che ci riguarda tutti, perché incide sull'ambiente nel quale viviamo e quindi sulla nostra vita e delle future generazioni. Scrive il rapporto Snpa nelle sue conclusioni che "le aree perse in Italia dal 2012 avrebbero garantito la fornitura complessiva di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli e l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e aggravano la pericolosità idraulica dei nostri territori. Nello stesso periodo - si legge -, la perdita della capacità di stoccaggio del carbonio di queste aree (circa tre milioni di tonnellate) equivale, in termini di emissione di CO2, a quanto emetterebbero oltre un milione di autovetture con una percorrenza media di 11.200 km l’anno tra il 2012 e il 2020: un totale di oltre 90 miliardi di chilometri percorsi, più di 2 milioni di volte il giro della terra".

Consumo di suolo nei comuni (Grafico Ispra-Snpa)