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Cos’è il cloud seeding? Il sistema per “inseminare le nuvole” sotto accusa per il nubifragio di Dubai

La tecnica del cloud-seeding, inseminazione delle nuvole per provocare la pioggia, secondo alcuni ha causato l’alluvione o ha comunque contribuito a peggiorare la situazione. E davvero così?

di Tiscali Ambiente   

Un'ondata di piogge senza precedenti ha trasformato le strade di Dubai in fiumi urbani, causando una crisi senza precedenti nella nazione desertica nota per il suo clima arido. Ma ora c'è chi ha dei sospetti sulla possibile causa delle devastanti inondazioni: il cloud-seeding, una tecnologia meteorologica ampiamente adottata nel paese. Negli Emirati Arabi Uniti, dove le temperature possono raggiungere livelli insostenibili, il cloud-seeding (o "inseminazione delle nuvole") è considerata una soluzione innovativa per incrementare le scarse precipitazioni e rifornire le riserve d'acqua sotterranee.

Come funziona il cloud seeding

Con inseminazione delle nuvole, semina delle nuvole o ancora col termine inglese di cloud seeding s'intende una tecnica che mira a cambiare la quantità ed il tipo di precipitazione attraverso la dispersione nelle nubi di sostanze chimiche che fungano da nuclei di condensazione per favorire le precipitazioni. Questa tecnica implica l'uso di aerei che disperdono particelle di sale nelle nuvole proprio per stimolare la pioggia. La tecnica può essere impiegata sia per aumentare la piovosità in zone aride sia per prevenire la formazione di grandine in fronti temporaleschi. Le sostanze possono essere disperse da aerei ma anche rilasciate da dispositivi a terra, o veicolate tramite razzi o cannoni antiaerei.

Il cloud seeding negli Emirati Arabi

Analisi dei dati di tracciamento dei voli, condotte dall'Associated Press, indicano che un aereo solitamente usato in queste operazioni ha sorvolato il paese proprio nei giorni scorsi. Il Centro Nazionale di Meteorologia degli Emirati (NCM), citato dal britannico "Daily Mail", ha inizialmente negato operazioni di cloud-seeding immediatamente prima della tempesta, pur confermando attività nella giornata di domenica e lunedì. Si i è infatti parlato 6 o 7 interventi e questo ha alimentato speculazioni e dibattiti su quanto la mano umana possa aver contribuito al disastro. Esperti nel campo sostengono che, benché il cloud-seeding possa aumentare le precipitazioni stagionali del 10-30%, non sia sufficiente per giustificare tali alluvioni.

L’opinione degli esperti

Su quanto accaduto alcuni esperti, come il meteorologo Jeff Berardelli, hanno espresso i loro dubbi. Berardelli, citato alla Repubblica, resta più scettico sul ruolo del "cloud seeding" suggerendo invece come su Dubai, ad esempio, possa aver pesato una sorta di fenomeno di inseminazione naturale, ovvero il fatto che la tempesta ha inghiottito una enorme quantità di polvere (quella del deserto) sospesa nell'aria e che ciò possa aver favorito la condensazione e l'intensità delle piogge.

Il cloud seeding non c’entra

Più categorico il meteorologo della Rai Matteo Tidili: “Il meccanismo alla base del cloud seeding consiste nell'introduzione di particelle igroscopiche, come ioduro d'argento, ghiaccio secco (anidride carbonica solida) o cloruro di sodio, all'interno di una nube per stimolare la formazione di goccioline d'acqua o cristalli di ghiaccio. Questo processo, che è in fase di studio e sperimentazione, si ritiene che possa aumentare le precipitazioni (pioggia o neve) fino al 10/20% e in aree comunque localizzate. Non si può quindi generare pioggia nel deserto e dove non è possibile farlo, ma si tratta di un modo per stimolarla da nubi che già producono precipitazioni. Nel caso di Dubai le cause sono da ricercare nella dinamica atmosferica e nel passaggio di una profonda saccatura carica di aria fresca in quota, coadiuvata da un'intensa corrente a getto sub tropicale, e nella disponibilità di aria incredibilmente umida nella bassa troposfera dove peraltro si è sviluppata un'area depressionaria (in lento movimento dall'Oman verso lo stretto di Hormuz) che ha favorito lo sviluppo di una diffusa e profonda attività convettiva. Inoltre, utilizzare in questa occasione il cloud seeding non avrebbe apportato benefici o vantaggi dato che i modelli numerici previsionali già da una settimana avevano ben individuato un possibile evento alluvionale nella zona permettendo la diffusione con largo anticipo di bollettini di allerta.

di Tiscali Ambiente   

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