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Troppo caldo o troppo freddo: le temperature estreme influiscono sul cervello dei bambini. Ecco come

Uno studio dimostra come la materia bianca del cervello dei bambini viene modificata dalle temperature estreme. E per i poveri è peggio

Stefania Divertitodi Stefania Divertito   
Bambini che protestano contro i cambiamenti climatici. foto Ansa
Bambini che protestano contro i cambiamenti climatici. foto Ansa

L'esposizione al caldo e al freddo nei primi anni di vita può avere effetti duraturi sulla microstruttura della materia bianca del cervello, soprattutto se si vive in quartieri poveri.

Lo rivela uno studio, pubblicato su Nature Climate Change, che evidenzia la vulnerabilità di feti e bambini alle temperature estreme. La ricerca è stata condotta dall'Istituto di Barcellona per la Salute Globale (ISGlobal), in collaborazione con l'Erasmus University Medical Center di Rotterdam e il Centro de Investigación Biomédica en Red e ha analizzato le scansioni cerebrali di oltre 2000 preadolescenti.

Nell'attuale emergenza climatica, l'impatto delle temperature estreme sulla salute umana è una delle principali preoccupazioni della comunità scientifica e della società. I bambini sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti di temperatura, poiché i loro meccanismi di termoregolazione sono ancora immaturi.

«Sappiamo che il cervello in via di sviluppo dei feti e dei bambini è particolarmente sensibile all’ambiente e ci sono alcune prove preliminari che suggeriscono che l'esposizione al freddo e al caldo può influenzare il benessere mentale e le prestazioni cognitive» nei più piccoli e negli adolescenti, afferma Mònica Guxens, ricercatrice presso ISGlobal, Erasmus MC e CIBERESP.

In questo studio, un team guidato da Guxens ha esaminato la struttura della materia bianca nel cervello dei preadolescenti per identificare le finestre di suscettibilità all'esposizione al freddo e al caldo nei primi anni di vita.

L'analisi ha incluso 2.681 bambini del Generation R Study, una coorte di nascita di Rotterdam, che sono stati sottoposti a risonanza magnetica (MRI) tra i 9 e i 12 anni di età.

Problemi di sonno e di salute mentale

I risultati mostrano che l'esposizione al freddo durante la gravidanza e il primo anno di vita e l'esposizione al caldo dalla nascita fino ai 3 anni di età sono associate a una diffusività media più elevata nella preadolescenza, indicando una maturazione più lenta della materia bianca.

Per "freddo" e "caldo", in questo caso, si intendono le temperature che si trovano rispettivamente all'estremità inferiore e superiore della distribuzione delle temperature nella regione di studio.

«Le fibre della materia bianca sono responsabili del collegamento tra le diverse aree del cervello, consentendo la comunicazione tra loro. Con lo sviluppo della materia bianca, questa comunicazione diventa più veloce ed efficiente. Il nostro studio è come una fotografia in un particolare momento e ciò che vediamo in quell'immagine è che i partecipanti più esposti al freddo e al caldo mostrano differenze in un parametro - la diffusività media - che è legato a un livello inferiore di maturazione della materia bianca», spiega Laura Granés, prima autrice dello studio.

Nei quartieri più poveri va peggio

«In studi precedenti, l'alterazione di questo parametro è stata associata a una peggiore funzione cognitiva e ad alcuni problemi di salute mentale», aggiunge.

Un'analisi stratificata per condizioni socioeconomiche ha mostrato che i bambini che vivono nei quartieri più poveri sono più vulnerabili all'esposizione al freddo e al caldo. In questi bambini, le finestre di suscettibilità al freddo e al caldo erano simili a quelle identificate nella coorte complessiva, ma iniziavano prima.

Queste differenze potrebbero essere legate alle condizioni abitative e alla povertà energetica. Un importante meccanismo che potrebbe spiegare l'effetto della temperatura ambientale sul neurosviluppo potrebbe essere legato a una peggiore qualità del sonno.

Altri possibili meccanismi includono l'alterazione delle funzioni della placenta, l'attivazione dell'asse ormonale che porta a una maggiore produzione di cortisolo o i processi infiammatori. I risultati sottolineano anche la necessità di progettare strategie di salute pubblica per proteggere le comunità più vulnerabili di fronte all'incombente emergenza climatica.

Stefania Divertitodi Stefania Divertito   
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