Suoni e rumori prodotti dalle attività umane mettono a rischio la salute degli oceani

In un video pubblicato sulle pagine della rivista Science vengono spiegati i perché e le strategie da adottare per ridurre al minimo i danni

di R.Z.

Non solo gas inquinanti liberati nell’atmosfera, liquami scaricati in maniera impropria nei mari o rifiuti abbandonati che poi finiscono per essere “fagocitati” dagli oceani. L’uomo produce anche un altro tipo di inquinamento, altrettanto pericoloso, che minaccia tutte le specie marine. Si tratta del rumore e, stando a quanto riportato sulle pagine della rivista Science, sta creando danni incalcolabili. L’antrofonia, così è stata denominata questa forma di disturbo, ha un effetto deleterio sulla maggior parte degli ecosistemi marini.

Stando a quanto riferito dai ricercatori Carlos M. Duarte, Lucille Chapuis e Shaun P. Collin, che hanno lavorato con un team di scienziati provenienti da tutto il mondo, la minaccia che incombe sulle creature del mare va combattuta con il massimo impegno da parte di tutte le istituzioni. Il rumore delle petroliere, delle navi da crociera, o quello dei mezzi pesanti in transito lungo le strade limitrofi alle zone costiere non è una musica di sottofondo gradita a chi vive nelle profondità marine. L’uomo, in qualche modo, potrebbe essersi anche adattato all’inquinamento acustico, ma la stessa cosa non vale per i pesci.

Pensiamo ai delfini, o alle altre creature che per nutrirsi si affidano all’ecolocalizzazione, o a tutti i pesci che interagiscono con i propri simili adottando protocolli di comunicazione sonora. Per tutti loro, i rumori generati dalle attività umane, sono un “disturbo” insopportabile. Il suono, infatti, nell'acqua viaggia più velocemente, e copre maggiori distanze, che nell'aria. Nel corso del tempo evolutivo, molti organismi marini sono arrivati a fare affidamento sulla produzione, trasmissione e ricezione del suono per una moltitudine di aspetti chiave della loro vita. Questi importanti comportamenti sono ora minacciati dall’inquinamento acustico umano, diventato prevalente.

L’utilizzo dei suoni riguarda la maggior parte degli animali marini. Un gran numero di invertebrati, come anche le grandi balene, si servono dei suoni per esplorare l'ambiente marino circostante e interagire con esso. L’uomo, benché involontariamente, sta modificando i “paesaggi sonori oceanici”. Le prove dell’immane disastro sono evidenti. Il rumore antropogenico, causati cioè dagli interventi umani, influiscono negativamente su tutte le specie marine, come anche sugli animali che vivono a stretto contatto con il mare (uccelli e rettili in primis).

Il team di ricercatori, guidato dal professor Duarte, chiede alle autorità competenti che l’inquinamento acustico venga immediatamente inserito tra i fattori in grado di influenzare la vita degli ecosistemi marini. Rispetto ad altri fattori di stress persistenti nell'ambiente, come l'anidride carbonica emessa nell'atmosfera o gli inquinanti organici, il rumore antropogenico è un inquinante i cui effetti diminuiscono rapidamente una volta rimosse le fonti.

Riferimenti