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La CRISPR “sazierà” il mondo sovrappopolato, silenziando pochi geni resa dei cereali aumenta del 10 per cento

Lo studio condotto da un team di ricercatori cinesi potrebbe donare al mondo il cibo essenziale per il sostentamento dell’intera umanità. E grazie al processo alcune varietà selvatiche poco produttive ma più resistenti a malattie e cambiamenti climatici potrebbero diventare utili all’uomo

di Roberto Zonca   
Foto Shutterstock
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L’agricoltura come oggi la conosciamo, con poche specie di cereali che vengono coltivate a discapito di quelle meno produttive, potrebbe esser rivoluzionata grazie alla scoperta di un gruppo di ricercatori cinesi. Il team, guidato dal genetista Xiaohong Yang, della China Agricultural University di Pechino, avrebbe infatti scoperto come ottimizzare la resa di alcune colture aumentandola in media del 10 per cento.

Per raggiungere l’obiettivo gli scienziati non hanno dovuto far altro che mappare il genoma di mais e riso per poi silenziare pochi geni grazie alla CRISPR. Il risultato ottenuto, evidenziano gli stessi ricercatori sulle pagine della rivista Science, è a dir poco incredibile. Yang e colleghi sono riusciti ad aumentare la produttività di un campo di mais del 10 per cento, e quella di una risaia dell'8 per cento.

Il segreto risiederebbe in due geni che rivestirebbero analoghe funzioni in entrambi i cereali, probabilmente presenti anche in quelli più resistenti a malattie e cambiamenti climatici ma meno utilizzati perché caratterizzati da una produttività troppo bassa.

KRN2 e OsKRN2, questi i geni isolati dall’equipe di genetisti, determinano il numero dei cicchi, e forse anche il numero delle pannocchie, che nasceranno sulle piante. Silenziandoli i ricercatori hanno notato un aumento considerevole della resa.

Lo studio di Yang non è tuttavia concluso. I ricercatori sono certi di poter spingere ulteriormente la produzione come anche la qualità dei chicchi. Tra i tanti geni analizzati ne hanno infatti trovati alcuni coinvolti nel metabolismo dell'amido, ossia quelli che rendono il cereale più o meno nutriente. La scoperta ha aperto una strada che potrebbe riportare in auge produzioni agricole fino ad oggi scartate per le basse capacità produttive, ma più interessanti perché non “addomesticate”, e dunque più resistenti alle malattie come ai cambiamenti climatici.

A cura di Roberto Zonca

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di Roberto Zonca   

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