Gasdotti Nord Stream, il metano peggio della CO2: il calcolo agghiacciante per l'ambiente

A lanciare l’allarme stavolta è l'Agenzia federale per l'ambiente (UBA) che stima siano già fuoriuscite 0,3 milioni di tonnellate di metano. La preoccupazione degli esperti è legata la fatto che, al momento, non esista un piano d’intervento per sigillare le tubazioni

TiscaliNews

Le autorità ambientali tedesche avvertono dei danni che le fughe di gas rilevate nei gasdotti russi Nord Stream 1 e 2 possono causare all'ecosistema: dalle falle viene infatti rilasciati nell'atmosfera metano, molto più dannoso della CO2. Danni non tanto per l'ecosistema marittimo, quanto per l'atmosfera, evidenziano a Berlino. L'Agenzia federale per l'ambiente (UBA) stima siano già fuoriuscite 0,3 milioni di tonnellate di metano e avverte che al momento non ci sono meccanismi per sigillare le tubazioni interessate.

Metano più pericoloso della CO2

Una tonnellata di metano riscalda l'atmosfera esattamente quanto 25 tonnellate di CO2 in cento anni. Secondo i calcoli dell'agenzia tedesca, l'effetto sul surriscaldamento climatico delle perdite dovrebbe essere stimato nell'equivalente di 7,5 milioni di tonnellate di CO2. Le stime si basano sulle tre falle rilevate nei Nord Stream 1 e 2, a cui si è aggiunta adesso una quarta perdita: la Guardia costiera svedese ha infatti rilevato una quarta fuga di gas, anche se di dimensioni inferiori, nella zona economica esclusiva svedese e nel Nord Stream 2.

Le possibili conseguenze

In ogni caso l'incidente (che sia dovuto o meno a un sabotaggio) causerà un impatto ambientale "localizzato", ossia una riduzione della presenza di ossigeno nella colonna d’acqua con conseguente moria di pesci. Nel caso peggiore, ma la probabilità che questa evenienza si verifichi è altissima, le condotte potrebbero esplodere e dare origine ad un incendio con combustione a lunga durata. “Quando il metano è rilasciato nella parte inferiore di un bacino molto profondo - spiega Joe von Fischer, esperto di biogeochimica dell'Università del Colorado -, viene quasi completamente ossidato dai batteri metanotrofici che si nutrono di metano". La speranza degli scienziati è dunque questa, che il metano possa degradarsi del tutto prima di arrivare in atmosfera. La quantità di gas fuoriuscita dai gasdotti potrebbe però fare la differenza. Le perdite potrebbero essere infatti tanto importanti da rendere difficile ai batteri una qualunque azione mitigatrice.

Jasmin Cooper, ricercatrice in ingegneria chimica all’Imperial College di Londra, ha sottolineato come ci sia ancora “molta incertezza” sull’entità della perdita. “È difficile sapere quanto metano stia raggiungendo la superficie. Potenzialmente sono centinaia di migliaia di tonnellate, un grande volume pompato nell’atmosfera”. Secondo la ricercatrice “ha il potenziale per essere una delle più grandi perdite di sempre”, con gravi conseguenze per il clima: “Il metano è un potente gas serra, 30 volte peggiore dell’anidride carbonica nell’arco di 100 anni e 80 volte nell’arco di 20 anni”.

Greenpeace ritiene il rischio ben più grave

"Secondo nostri calcoli preliminari, il potenziale impatto climatico della fuoriuscita di metano da #Nordstream 1+2 potrebbe essere di 30 milioni di t di CO2eq (equivalenti a quella quantità di CO2, n.d.r.) in un periodo di 20 anni (GWP20). Pari alle emissioni annuali di 20 milioni di automobili nell'UE", evidenzia Greenpeace Italia in un tweet. "Il gas fossile è quasi interamente metano - scrive ancora la Ong -. Nel prossimo ventennio (cruciale per l'azione sul #clima) ogni tonnellata di metano emessa avrà un impatto pari a 84 tonnellate di CO2. Le perdite di gas sono un disastro climatico". Secondo Greenpeace "le infrastrutture per i combustibili fossili sono intrinsecamente pericolose. Se i sabotaggi o gli incidenti causano perdite massicce, anche il 'normale funzionamento' degli oleodotti e dei depositi di gas provoca costanti perdite di metano, enormemente sottovalutate". "Questa perdita - scrive ancora l'associazione ambientalista - evidenzia quanto sia pericoloso affidarsi al gas fossile. L'Ue e i governi dovrebbero fare tutto il possibile per promuovere la transizione alle rinnovabili e ridurre gli sprechi energetici, non cercare nuove forniture di gas".

Preoccupazione di Svezia e Danimarca

La scoperta è stata fatta durante un pattugliamento delle autorità svedesi, che, come i danesi, controllano la zona con barche e aerei. In totale adesso si registrano due perdite in ciascun gasdotto, due nella zona danese e due nella zona svedese, in acque internazionali. Sia i governi di Svezia e Danimarca, sia quello tedesco che l'Unione Europea attribuiscono queste falle a un sabotaggio, la cui origine è oggetto di indagine.

Entrambi i gasdotti in questo periodo non funzionavano

Il Nord Stream 1 aveva sospeso le forniture poche settimane fa a causa di presunti problemi tecnici rilevati dalla Russia, mentre il Nord Stream 2 non è mai entrato in servizio in quanto il governo tedesco ha sospeso l'iter di certificazione dopo il riconoscimento delle repubbliche separatiste del Donbass da parte di Mosca.