Modificare geneticamente le piante per costringerle ad assorbire più Co2

La crisi climatica globale potrà esser combattuta in laboratorio. Un team di ricercatori ha individuato gruppo di proteine, presenti nelle foglie delle piante, che potrebbe potenziare il lavoro delle piante

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Gli scienziati sono alla ricerca di metodi per migliorare la capacità di assorbimento di gas serra da parte delle piante, con conseguenze benefiche nel contrasto alla crisi climatica. Immaginate di far crescere piante in grado di assorbire ancora più anidride carbonica di quanto non facciano già, contribuendo in misura ancora maggiore ad ammortizzare gli effetti della crisi climatica. Nel corso dei millenni, l’essere umano ha selezionato, coltivato e migliorato le piante per migliorare la produzione di cibo e assicurarsi la sopravvivenza. Tuttavia, la più importante ed essenziale funzione vitale nel mondo delle piante – la fotosintesi – non è stata finora oggetto di miglioramenti o selezioni da parte dell’uomo. Oggi ci troviamo di fronte alla piaga delle emissioni di gas serra che conducono all’innalzamento delle temperature. Ecco perché gli scienziati di tutto il mondo sono a lavoro per comprendere meglio i meccanismi alla base della fotosintesi: migliorarla significherebbe rendere le piante in grado di assorbire maggiori quantità di CO2.

In un nuovo studio, i ricercatori dell’Università di Copenaghen hanno appena scoperto che un gruppo di proteine presenti nelle foglie delle piante – il CURT1 – svolge un ruolo molto più importante di quello finora ipotizzato nel processo di fotosintesi: queste proteine controllerebbero lo sviluppo delle foglie verdi delle piante quando queste sono ancora semi. Utilizzando potenti fotocamere, i ricercatori hanno ingrandito di 30.000 volte le immagini della crescita di alcune piante di arabetta comune (Arabidopsis thaliana), e hanno potuto così studiare la pianta a livello molecolare: grazie a questa osservazione così dettagliata, è stato possibile individuare la presenza delle proteine CURT1 già nei primissimi stadi di vita delle piante.

L’emersione dal suolo è un momento cruciale per la vita della pianta, poiché è subito colpita dai raggi del Sole e necessita di attivare i meccanismi di fotosintesi per sopravvivere – spiega Mathias Pribil, fra gli autori dello studio. – In questa fase possiamo vedere che le proteine CURT1 coordinano i processi di attivazione della fotosintesi, permettendo alla pianta di sopravvivere. È qualcosa che finora non avevamo mai osservato.

La fotosintesi ha luogo nei cloroplasti, minuscoli corpiccioli ellittici presenti nelle cellule delle piante: all’interno di ogni cloroplasto, una membrana protegge le proteine del gruppo CURT1 e gli altri meccanismi che rendono possibile la fotosintesi. Le proteine in questione controllano la forma di questa membrana, rendendo più semplice per le altre proteine presenti nella cellula di svolgere altre importanti funzioni ancillari alla fotosintesi – come per esempio riparare la membrana quando la luce solare è troppo forte oppure stimolare l’abilità del cloroplasto di conservare energia luminosa quando la luce solare è invece troppo debole.

I nuovi risultati soffrono importanti informazioni sulla più importante reazione biochimica che avviene in natura: senza l’azione delle piante, infatti, non esisterebbero né animali né esseri umani. Finora i risultati si applicano solo alla pianta di arabetta comune, ma non sorprenderebbe che si possano estendere anche ad altre piante.

 Si tratta di un importante passo in avanti per la comprensione di tutti i meccanismi che sottendono alla fotosintesi – spiega ancora Pribil -. La questione ora è se è possibile utilizzare questa nuova conoscenza per migliorare il complesso proteico CURT1 nelle piante, in modo da ottimizzare il processo della fotosintesi. Molto della nostra ricerca ruota attorno alla possibilità di rendere la fotosintesi più efficiente, in modo che le piante riescano ad assorbire più CO2. Fino ad ora, nel corso della storia dell’agricoltura, abbiamo selezionato e coltivato le piante migliori – ora è tempo di aiutare la natura a diventare il miglior assorbitore di CO2 possibile.

A cura di Sabrina Del Fico - GreenMe.it

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