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Incendi ed emissioni di CO2 alle stelle, il mondo brucia e l’uomo resta senz’aria

Fenomeni in drastico aumento in Australia, Argentina, Paraguay e Bolivia. Buone notizie da Brasile e Indonesia, ma non basterà a salvarci

di GreenReport.it   
Foto Shutterstock
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Secondo il nuovo report del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), che  ha monitorato gli incendi stagionali intorno ai tropici dell’emisfero meridionale dall’inizio del mese di agosto, osservando la variabilità delle emissioni di incendi tra i diversi Paesi, «fino al 30 ottobre 2023, una delle regioni in particolare in cui si sono registrati incendi e relative emissioni, su larga scala, è l’Australia settentrionale. Il numero e l’intensità degli incendi (indicati come Potenza Radiativa di Fuoco – Fire Radiative Power – FRP) per il Paese hanno iniziato ad aumentare in modo significativo nella prima metà di settembre, registrando i livelli più alti della stagione nel mese di ottobre, con molti incendi nell’Australia occidentale, nel Territorio del Nord, nel Queensland e, soprattutto negli ultimi giorni di ottobre, nel Nuovo Galles del Sud. Attualmente, le emissioni totali di carbonio stimate dagli incendi per il periodo dal 1° agosto al 31 ottobre sono le più alte dal 2012, con circa 110 megatonnellate, mentre viene ancora segnalata una significativa attività di incendi boschivi».

Il rapporto fa notare che, nonostante le diffuse condizioni di siccità, tra agosto e ottobre le zone amazzoniche e centrali del Sud America hanno registrato emissioni di incendi generalmente inferiori alla media, con il Brasile che ha registrato le emissioni più basse dal 2019. Evidentemente, il ripristino delle politiche ambientali voluto dal presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva stanno riportando il Brasile a quella precedente alle politiche anti-ambientali dell’ex presidente neofascista Jair Bolsonaro. Copernicus fa però notare che «tuttavia, in alcune zone dell’Argentina settentrionale, del Paraguay e della Bolivia si è verificata una consistente attività di incendi boschivi. In Bolivia, le emissioni di carbonio dovute agli incendi boschivi hanno raggiunto circa 15 megatonnellate nel corso del mese di ottobre, diventando così le emissioni più elevate degli ultimi due decenni».

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Dai dati CAMs emerge che, tra agosto e ottobre, in Indonesia le regioni di Sumatra e del Kalimantan meridionale (Borneo indonesiano, ndr) hanno generalmente registrato emissioni di incendi inferiori alla media, mentre, l’Indonesia nel suo complesso ha seguito lo stesso trend positivo. I ricercatori sottolineano che «Questo accade nonostante El Niño e la fase positiva del Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD) abbiano portato a un aumento delle emissioni di incendi nel Continente Marittimo rispetto agli ultimi tre anni. Sia El Niño che lo IOD favoriscono tipicamente condizioni più secche in tutta la regione, il che è legato a una maggiore possibilità di insorgenza di incendi boschivi. Ad esempio, gli anni di El Niño del 2006 e del 2015 e lo IOD positivo del 2019 sono gli anni con maggiori emissioni di incendi in Indonesia negli ultimi 21 anni».

Mark Parrington, senior scientist CAMS, conclude: «Le previsioni per El Niño di quest’anno ci hanno dato un ulteriore incentivo per il monitoraggio delle emissioni nei tropici meridionali dall’inizio di agosto. Abbiamo osservato un aumento delle emissioni di incendi in Indonesia e in Amazzonia rispetto agli ultimi anni. Pur non raggiungendo i livelli estremi degli anni precedenti di El Niño, hanno comunque prodotto quantità significative di fumo e degrado della qualità dell’aria. Il lavoro di monitoraggio che svolgiamo nel CAMS è essenziale per comprendere i potenziali impatti atmosferici di emissioni di incendi come questi quando si verificano».

A cura di GreenReport.it

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