Non si sentono colpi di mortaio, ma la guerra mondiale per la conquista dell'acqua è cominciata

Le lobby economiche vogliono mettere le mani sull'oro blu: così potranno controllare il futuro del mondo

Non si sentono colpi di mortaio, ma la guerra mondiale per la conquista dell'acqua è cominciata
di R.Z.

Il futuro del mondo sarà caratterizzato da continui conflitti per la conquista e la gestione di una risorsa più preziosa del petrolio, dell'oro e dei diamanti. Lo aveva previsto persino Ismail Serageldin, ex vicepresidente della Banca mondiale, nel lontano 1995, ma pochi all'epoca capirono l'importanza di quel grido d'allarme: “Se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del XXI secolo avranno come oggetto l’acqua”. Ebbene sì, benché il nostro Pianeta sia ricoperto per oltre il 71 per cento da oceani, soltanto lo 0,3 per cento dell'acqua è dolce e dunque utilizzabile per i bisogni umani. L'oro blu, essenziale per la vita è attualmente la risorsa più preziosa presente sulla faccia della Terra. I paesi ricchi, per il momento, non hanno ancora percepito la minaccia, ma ben presto dovranno fare i conti con la realtà.

La guerra mondiale per l'oro blu è già cominciata

Stando a quanto riportato sulle pagine di un rapporto dell'Unesco, tra il 2010 e il 2018 si sono combattute 507 water wars. Molti di noi non hanno mai sentito parlare di questi “conflitti”, ma questo non significa che non si siano o si stiano combattendo. Tali guerre vengono spesso mascherate con termini che le rendono un problema per noi lontano. Nella maggior parte dei casi vengono classificate come conflitti etnici o religiosi: ma non è così. I conflitti per l'acqua sono in atto un poco ovunque, in ogni società, in Oriente come in Occidente, a Nord come a Sud. Di fatto ciò che si sta consumando lontano dai nostri sguardi è un vero e proprio conflitto mondiale. Una manciata di corporation, sostenute dai poteri forti (governi e istituti bancari in primis) cercano di accaparrarsi lo sfruttamento esclusivo di una risorsa che dovrebbe restare sempre della collettività.

L'acqua, allo stato attuale, viene definita - sulla carta - come un bene pubblico, un diritto inalienabile. Eppure più di 2 miliardi di persone sono costrette a bere acqua non potabile e oltre 4,2 miliardi (oltre la metà della popolazione mondiale) non hanno accesso a servizi igienico-sanitari sicuri. Il 20 per cento della popolazione mondiale utilizza da sola l’80 per cento delle risorse del pianeta.

E' importante che i Governi - e i popoli - capiscano l'importanza della tutela di questo bene, imprescindibile per la vita umana. Urge garantire e tutelare realmente l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari a tutta la popolazione globale, per cui un utilizzo intelligente ed eco-sostenibile delle risorse terrestri è necessario. Serve una radicale svolta ecologica. Le fasce più deboli della popolazione globale sono oggi quelle più colpite dagli effetti causati dal surriscaldamento globale. In futuro la platea dei soggetti interessati da questo problema, che diventerà emergenza, saranno i contadini, i pastori e le comunità costiere: diventeranno profughi ambientali...

E' indispensabile che l’acqua, al pari dell'ossigeno, venga considerata un diritto, e in quanto tale dovrebbe essere gestita con coscienza. Nessuno dovrebbe avere il diritto di appropriarsene a scapito degli altri.

Riferimenti