Operazione "Mare Caldo", Greenpeace monitorerà il riscaldamento dei mari

Lo scioglimento dei ghiacci e l'aumento del livello del mare minacciano la vita di migliaia di persone. Si stima che in Italia le temperature superficiali siano aumentate di circa 2 gradi negli ultimi 50 anni

Una performance Greenpeace
Una performance Greenpeace
TiscaliNews

Greenpeace lancia a Napoli - dove si svolge la Cop21, la Conferenza delle Parti della Convenzione di Barcellona, che riunisce i governi dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo - l'operazione "Mare Caldo", per monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici nel nostro mare. Secondo il rapporto "Mare Caldo", lanciato oggi da Greenpeace, gli oceani del pianeta svolgono un ruolo cruciale contro i cambiamenti climatici, assorbendo calore e CO2 dall'atmosfera.

Si stima che gli oceani abbiano assorbito circa il 90 per cento del calore dovuto al riscaldamento globale, ma ne stanno anche soffrendo le conseguenze. Il riscaldamento del mare, l'acidificazione e la perdita di ossigeno stanno iniziando ad avere gravissimi impatti sulla biodiversità marina e non solo. Lo scioglimento dei ghiacci e l'aumento del livello del mare minacciano la vita di migliaia di persone. Nel Mediterraneo, bacino semi-chiuso e fortemente impattato dalle attività umane, le conseguenze dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti. Si stima che in Italia le temperature superficiali siano aumentate di circa 2 gradi negli ultimi 50 anni, e che l'innalzamento medio annuo del livello del mare sia stato di circa 2,4 millimetri negli ultimi 20 anni.

"Per capire cosa sta succedendo abbiamo installato insieme all'Università di Genova una stazione pilota per la misurazione delle temperature del mare vicino alla costa nord-occidentale dell'Isola d'Elba", spiega Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia. C'è ancora molto da fare. “La protesta pacifica dei ragazzi, adolescenti o poco più di ventenni, è stata repressa dalle forze dell’ordine che hanno avuto una reazione esagerata” dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.

“I governi del Mediterraneo hanno fatto ben poco per salvare i nostri mari, non c’è più tempo da perdere. Greenpeace partecipa tra gli osservatori alla Conferenza e nei documenti che abbiamo potuto visionare al momento non troviamo decisioni concrete, non c’è nulla di serio mentre il nostro mare muore. Se anche i ragazzi avessero bloccato la Cop la differenza probabilmente non si sarebbe sentita”.