Gestione dei rifiuti radioattivi non conformi alla direttiva, Italia rischia la sanzione dell'Ue

Due mesi di tempo per affrontare le carenze e adottare programmi nazionali idonei allo smaltimento del combustibile

Foto Shutterstock
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TiscaliNews

La Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato, il secondo passaggio della procedura d'infrazione, all'Italia (oltre a Croazia, Estonia, Portogallo e Slovenia), per l'adozione di programmi nazionali di gestione dei rifiuti radioattivi non interamente conformi alla direttiva sul combustibile esaurito e sui rifiuti radioattivi.

Da dove arrivano i rifiuti italiani

I rifiuti radioattivi sono generati dalla produzione di elettricità nelle centrali nucleari, ma anche dall'uso non correlato alla potenza di materiali radioattivi per scopi medici, di ricerca, industriali e agricoli, spiega la Commissione. Ciò significa che tutti gli Stati membri generano scorie radioattive.

Manca un "adeguato" programma per la gestione dei residui radioattivi

La direttiva stabilisce un quadro che impone la gestione responsabile e sicura del combustibile esaurito e dei residui radioattivi per garantire un elevato livello di sicurezza ed evitare di imporre oneri indebiti alle generazioni future. In particolare, impone agli Stati membri di elaborare e attuare programmi nazionali per la gestione di tutto il combustibile esaurito e dei residui radioattivi prodotti sul loro territorio, dalla produzione allo smaltimento.

Due mesi di tempo per affrontare le carenze

I programmi nazionali notificati da Croazia, Estonia, Italia, Portogallo e Slovenia sono risultati non conformi a determinati requisiti della direttiva. Gli Stati membri interessati hanno ora due mesi di tempo per affrontare le carenze individuate dalla Commissione. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia del l'Unione europea.