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Disastro nucleare di Fukushima, iniziato il countdown per il rilascio dell’acqua contaminata nell’Oceano

Il Giappone sverserà i liquidi usati per il raffreddamento dei reattori nonostante il parere contrario di alcuni Paesi

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Foto Ansa
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Il Giappone si appresta a rilasciare nell’Oceano l’acqua contaminata utilizzata nella centrale di Fukushima per raffreddare i reattori nucleari danneggiati nel 2011 da un terremoto e dal conseguente maremoto generatosi nella regione del Tōhoku e del Pacifico. La seconda parte del disastro nucleare sarà dunque presto servita a cuor leggero a tutto il mondo, nonostante le associazioni dei pescatori locali e diversi Paesi rimangano decisamente contrari al piano che, evidenziano anche diversi scienziati, potrebbe avere ripercussioni non valutabili, ma di certo gravi. Il Governo, assecondando le richieste della Tokyo Electric Power (Tepco) – già condannata da un tribunale a risarcire il Paese con la somma record di 13.000 miliardi di yen (equivalenti a circa 94,6 miliardi di euro), sembra aver deciso di rilasciare in mare l’acqua radioattiva trattata tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Le operazioni, fanno sapere i ben informati, prenderanno il via dopo il ritorno del primo ministro Fumio Kishida da un vertice trilaterale con Stati Uniti e Corea del Sud, fissato per il 18 agosto a Camp David nel Maryland. Kishida, benché non intenda tornare sui propri passi, vorrebbe convincere il presidente americano Joe Biden, e il suo omologo sudcoreano Yoon Suk Yeol, dell’assenza totale di rischi. Tali rassicurazioni gli sarebbero state fornite dalla stessa Agenzia internazionale per l’energia Atomica (Aiea) che riterrebbe l’impatto radiologico su ambiente e persone “trascurabile”…

Il rilascio dell’acqua contaminata nell'Oceano verrebbe effettuato gradualmente, e salvo intoppi o nuovi allarmi per “dettagli” non presi in considerazione, dovrebbe concludersi nell’arco dei prossimi 30 o 40 anni. L’acqua utilizzata per sfreddare i reattori - si parla di oltre 1,34 milioni di tonnellate di liquidi contaminati - sarebbe stata “ripulita”, ma non tutti sembrano esser stati convinti dalle affermazioni del Governo.

Gli scienziati avrebbero rimosso il Cesio (134 e 137), lo Stronzio (90) e persino lo Iodio (131). E con il processo Advanced Liquid Processing System (ALPS) anche altri nuclidi radioattivi (oltre 62 tipi diversi). I materiali radioattivi rimossi dai processi di filtraggio sono posti in container ad elevata integrità, HIC, e stoccati. Tali processi non eliminano, tuttavia, il Trizio, che ha, comunque, tempo di decadimento basso rispetto a molti altri nuclidi radioattivi e, che risulta pericoloso soltanto in caso di ingestione: la radiazione beta emessa dal Trizio per decadimento non è in grado di penetrare la pelle umana. L’impatto sull’ambiente naturale sarebbe dunque irrilevante, pressoché nullo…

L’acqua trattata, con tracce di trizio, sarà diluita a un quarantesimo della concentrazione consentita dagli standard di sicurezza giapponesi, e soltanto dopo verrà rilasciata attraverso un tunnel sottomarino. I dubbi sono tanti, e non soltanto per la possibile pericolosità dell’acqua. A gestire le delicate operazioni saranno i responsabili della Tepco, che nei momenti cruciali dell’emergenza hanno dimostrato - e per questo sono stati condannati - di non esser in grado di gestire una sequenza di eventi che, passo dopo passo, si sono trasformati in un incubo senza fine.

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