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Energie rinnovabili avanti tutta, ma la corsa europea rischia di trasformarsi in un flop

A rallentare la diffusione degli impianti green la mancanza di accumulatori efficienti e a basso costo. Quelli attualmente sul mercato richiedono grandi quantità di litio, cobalto e grafite, minerali rari estratti a rischio dei lavoratori e anche dell’ambiente

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Petalite (o castorite) minerale importante per ottenere litio - Foto Shutterstock
Petalite (o castorite) minerale importante per ottenere litio - Foto Shutterstock

Un mondo libero dallo smog, dove la Natura è al centro dello sviluppo economico di ogni singolo Paese. Un sogno che le attuali generazioni rischiano di non vedere mai realizzarsi, perché la realtà dei fatti è che la corsa al raggiungimento della cosiddetta “neutralità carbonica” dovrebbe vedere partecipi tutte le nazioni sul Pianeta. Ma a “correre” saranno in pochi, e non saranno neppure quelli che causano le maggiori immissioni di CO2. Ammontano a 35miliardi di tonnellate le emissioni globali di anidride carbonica, e di questi quasi un terzo vengono prodotte dalla Cina (oltre 12 miliardi). Da sola, supera la somma delle quattro economie che la seguono, ossia Stati Uniti (12,5%), Unione Europea (7,3%), India (7%) e Russia (5%). E il suo peso, già così allarmante, è destinato ad aumentare. Pechino sembra infatti decisa a premere il piede sull’acceleratore, e le sue emissioni raggiungeranno il picco nel 2030.

Il raggiungimento della neutralità, l'azzeramento delle emissioni di anidride carbonica, potrebbe non arrivare mai. Secondo un recentissimo studio, condotto da un team di ricercatori della University of Leeds e pubblicato sulle pagine di Lancet Planetary Health, i Paesi ricchi (e in modo particolare quelli che hanno “disaccoppiato” la crescita economica dalle emissioni di carbonio, impiegheranno oltre 200 anni per raggiungere l'obiettivo. Gli scienziati hanno analizzato il trend di 11 Paesi ricchi che hanno raggiunto il “disaccoppiamento assoluto” tra il 2013 e il 2019. I paesi presi in esame sono Regno Unito, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia, Australia, Austria, Belgio, Canada e Danimarca, ma nessuno sembra essere in grado di abbattere le emissioni quanto necessario per rimanere entro il limite di 1,5°C: per riuscirci dovrebbero accelerare i tassi di riduzione di almeno 30 volte (e on sono neppure state prese in considerazione le emissioni derivanti da agricoltura, silvicoltura, trasporto aereo e marittimo).

La corsa alla neutralità carbonica, benché giusta, rischia dunque di trasformarsi in un pericoloso boomerang. A peggiorare la situazione anche la consapevolezza - di alcuni ma non di tutti - che l’eolico, il solare e le altre energie rinnovabili devono svilupparsi parallelamente ai più moderni sistemi di energy storage. Le batterie, indispensabili per l’accumulo dell’energia che viene poi rilasciata in maniera stabile e costante quando l’impianto non è in funzione, richiedono grandi quantità di cobalto. L’estrazione di questo elemento chimico avviene in gran parte in Congo, a carico di “lavoratori” spesso minorenni. Per produrre batterie servono anche altri minerali rari, come la grafite, il già citato litio, il nichel e il manganese. L’estrazione di questi elementi comporta altissimi rischi per i lavoratori, ma anche incalcolabili danni per l’ambiente. Gli sforzi di natura economica chiesti dall’Ue ai propri cittadini rischiano di avere un impatto minimo, se non addirittura irrilevante sul clima mondiale. Tutto potrebbe comunque cambiare grazie alle nuove batterie annunciate da diversi gruppi di ricerca. Le batterie agli ioni di sodio, ai sali fusi, alla sabbia, ma anche all’aria e persino all’acqua. Le alternative agli attuali accumulatori non mancano, ma prima di essere sufficientemente performanti passeranno ancora decenni…

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