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Container finisce in mare, tonnellate di granuli di plastica invadono la spiaggia, cosa ha causato il disastro ambientale

Oltre 25 tonnellate di granuli di plastica hanno invaso le coste della Galizia. La protesta degli ambientalisti e i rischi per la fauna e anche per l’uomo

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Foto Shutterstock
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Oltre 25 tonnellate di granuli di plastica hanno invaso le coste della Galizia, causando un vero e proprio disastro ambientale. Stando a quanto riferito dalle autorità locali il pellet sarebbe finito in mare a seguito di un incidente. Un container della società Bedeko Europe, trasportato dalla nave Taconao (Maersk), sarebbe finito in acqua al largo della costa del Portogallo. Le forti correnti dell’Atlantico hanno fatto il resto, distruggendo il container e disseminando il mare e successivamente le coste galiziane con i pericolosi granuli.

“I primi sacchi - spiega Greenpeace - hanno cominciato a invadere le rive del complesso delle Dune di Corrubedo, a Ribeira, e in altri punti dell’estuario di Muros-Noia”. Nei giorni successivi all’incidente molte organizzazioni ambientaliste erano già in comunicazione con consigli comunali e autorità locali. L’entità del disastro è stata chiara soltanto a inizio anno, quando l’avvocato della Bedeko Europe ha diffuso i dati relativi al contenuto del container: mille sacchi di pellet, del peso di 25 chilogrammi ciascuno, per un totale di 25.000 chilogrammi di granuli di plastica, una quantità in grado di inquinare pesantemente tutta la costa, e in particolare le Rías Baixas e sulla Costa da Mortez.

Il presidente delle Xunta de Galicia, Alfonso Rueda, ha dato mandato al Plan Territorial de Continxencias por Contaminación Mariña Accidental (Camgal). Gli specialisti dell’amministrazione regionale (oltre 200 in totale) dovranno impedire che altri pellet raggiungano la costa. Lungo le spiagge sono invece già in azione i volontari. L’incidente, comunque sia, è stato inizialmente sottovalutato, e gli ambientalisti puntano il dito contro Rueda. La sua inerzia, accusano alcune associazioni, ha impedito l’immediato intervento del governo centrale.

Il Wwf España chiede “un’azione immediata e coordinata tra le amministrazioni, un’indagine e un’assunzione di responsabilità” e denuncia che “ora la marea di piccoli granuli di plastica bianca, miliardi di minuscole palline che vengono prodotte e spedite da una parte all’altra del Pianeta per essere utilizzate come materia prima per costruire oggetti di uso quotidiano, si sta diffondendo sulle spiagge di La Coruña e Mariña lucense, in Galizia, regione del nord-ovest della Spagna, e molti volontari si stanno muovendo per liberare le coste”.

Il pellet plastico rappresenta una minaccia concreta per la fauna. Pesci, uccelli e cetacei potrebbero ingerire i granuli con gravi conseguenze. Il problema della plastica riguarda anche l’uomo. Greenpeace si è detta preoccupata per i volontari, e per le tante persone che, anche in maniera non coordinata, stanno dando una mano a ripulire le spiagge. Il pellet, infatti, potrebbe essere tossico. Al momento non sono disponibili dati sulla composizione e i rischi vanno pertanto considerati “alti”.

I granuli, derivati dalla raffinazione di comuni idrocarburi come petrolio e gas fossile, stanno diventando sempre più un problema ambientale. Soltanto nel Continente europeo, ogni anno, si stima ne finiscano nell’ambiente oltre 160 mila tonnellate. E il dato globale è ancora più inquietante: secondo le associazioni ambientaliste finiscono negli oceani di tutto il mondo 12 milioni di tonnellate.

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