Cambiamenti preoccupanti nel ciclo globale dell’acqua, l’allarme degli scienziati

Nonostante la quantità di pioggia totale che cade sul Pianeta sia rimasta invariata, la distribuzione geografica ha subito forti alternazioni, con importanti conseguenze

Foto Shutterstock
Foto Shutterstock
di R.Z.

I cambiamenti climatici sono ormai evidenti in tutto il pianeta. Molti governi hanno iniziato a lavorare per arginarne gli effetti, ma senza un’azione congiunta, i risultati delle varie iniziative, potrebbero non esser sufficienti a garantire a tutte le popolazioni un adeguato livello di sicurezza. A seguito dei cambiamenti climatici, infatti, i fenomeni meteorologici estremi aumenteranno, e saranno più frequenti e intensi, anche se non in egual maniera in tutto il mondo. La distribuzione delle precipitazioni, si evidenzia nell’ultimo rapporto Global Water Monitor, si è spostata verso gli estremi. Ciò comporta l’assenza di pioggia in alcune aree e piogge eccezionalmente intense in altre, concentrate magari in pochi giorni.

Secondo gli scienziati è ormai evidente un cambiamento del ciclo globale dell’acqua, con alterazione delle stagioni, che possono essere caratterizzate da siccità intense o vere e proprie inondazioni. Nell’anno appena concluso, evidenziano gli autori del rapporto, “le precipitazioni globali - calcolate in media sull’anno e sulla superficie - erano molto vicine ai valori medi intorno al 2000. Negli ultimi due decenni, tuttavia, le temperature dell’aria sono aumentate, mentre l’umidità è diminuita, aumentando lo stress da calore e il fabbisogno idrico per le persone, le colture e gli ecosistemi”.

Gli scienziati, che hanno analizzato i dati provenienti da oltre 4mila bacini fluviali nel mondo, ritengono sia sempre più probabile che una specifica area abbia uno o più mesi l’anno con precipitazioni eccezionalmente scarse. Tutto questo anche se nel resto dell’anno le piogge risultano più abbondanti della norma. Nel 2022 “il numero di volte in cui sono stati battuti i record di basse precipitazioni mensili - fanno sapere gli autori dello studio - è stato il terzo più alto dal 1979 e il 12 per cento in più rispetto alla media intorno al 2000”. Per gli autori del rapporto “sembra esserci una tendenza a lungo termine verso un maggior numero di mesi con precipitazioni record basse”. Parallelamente a questo fenomeno, preoccupante, la ricerca ha evidenziato un aumento degli eventi estremi con precipitazioni abbondanti: “Abbiamo appurato che le tendenze all’aumento delle precipitazioni estreme su periodi più brevi (cinque giorni o meno) sono diventate più comuni rispetto alle tendenze alla diminuzione”.

A esser maggiormente esposti ai rischi, almeno nella fase iniziale, saranno i Paesi meno sviluppati, quelli che non dispongono di risorse e dunque hanno meno probabilità di essere in grado di far fronte alle relative conseguenze. Ma l’allarme riguarda tutto il Pianeta. I cambiamenti climatici rappresentano la più grande minaccia sanitaria per l'umanità. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha previsto che tra il 2030 e il 2050, proprio a seguito dei fenomeni estremi, ci saranno circa 250 mila morti in più all'anno per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da caldo. Le emergenze sanitarie che l'uomo si troverà costretto a fronteggiare rendono necessarie strategie di prevenzione, monitoraggio e assistenza: una complessa sfida non solo per la politica, ma anche per la medicina.

I mutamenti climatici daranno vita a una capillare diffusione di malattie infettive, con focolai che spesso interessano aree del Pianeta prima considerate “non a rischio”. Le condizioni climatiche aumenteranno anche il rischio di malattie riconducibili alla contaminazione batterica delle acque. Le alte temperature stanno infatti già favorendo la sopravvivenza nelle acque del Vibrio cholerae, batterio responsabile del colera, e del Vibrio non cholerae, causa di infezioni intestinali più o meno gravi. Per affrontare queste ultime emergenze sanitarie servirà formare, attraverso percorsi formativi specifici, una nuova generazione di medici. L’università di Harvard, in quest’ottica, ha di recente integrato la propria offerta didattica con un percorso dedicato al climate change.