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Contro i cambiamenti climatici c’è chi vuole servirsi di alberi geneticamente modificati

Secondo un team di ricercatori sarebbe sufficiente modificando le caratteristiche genetiche di alcune specie per riuscire a catturare l’anidride carbonica in eccesso, ma alcuni scienziati definiscono l’idea una follia

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La soluzione ai cambiamenti climatici, scatenati in gran parte dalle attività umane, non sempre rispettose dell’Ambiente, potrebbe arrivare da un’ulteriore “forzatura” nei confronti della Natura stessa. Un team di scienziati della startup climatica Living Carbon, infatti, avrebbe annunciato di esser pronta a “creare” un albero geneticamente modificato capace di assorbire notevoli quantità di anidride carbonica. "Non solo un albero migliore per l'ambiente - evidenzia Maddie Hall, amministratrice e fondatrice della start-up -, ma un albero che cresca anche più velocemente e sia in grado di sopravvivere meglio o essere più efficace nei vari climi rispetto alle varietà tradizionali. In gran parte è una questione di come migliorare il tasso di crescita e anche il potenziale di cattura del carbonio degli alberi".

L’idea di piantare nuove foreste, benché dispendioso sul breve periodo, potrebbe in effetti contribuire notevolmente alla riduzione della CO2 presente nell’aria, e dunque rallentare i cambiamenti climatici e le dirette conseguenze. Tuttavia l’annuncio di Hall, che mira a rinverdire la Terra con foreste Ogm non ha portato il sorriso sui volti di quanti speravano di poter consegnare alle future generazioni un mondo in salute e sostenibile.

L’idea di Hall e colleghi è quella di creare un albero resistente e capace di crescere rapidamente, ma che abbia bisogno di poche attenzioni. Ogni albero che muore infatti rischia di rilasciare nell'atmosfera la CO2 immagazzinata fino a quel momento, vanificando il lavoro fatto. E allora la soluzione potrebbe essere quella di dar vita a un albero ingegnerizzato, un albero efficiente a cui Madre Natura evidentemente non ha ancora pensato. Il processo della fotosintesi, spiegano i ricercatori, attualmente non è sufficiente a far fronte ai bisogni dell’uomo: nella maggior parte delle piante il 95 per cento di tutta l'energia viene in qualche modo “sprecata”.

Questo “spreco”, spiega Amanda Cavanagh, dell’University of Essex, può esser un tallone d’Achille utile all’uomo. Esistono infatti ottimi margini di miglioramento, e se si riuscisse a tirare su l’efficienza, anche di pochi punti percentuali, si potrebbe usare quell'energia per far crescere rapidamente gli alberi. Un albero dal fusto più imponente, e con la chioma più rigogliosa, sarebbe in grado di assorbire molta più Co2: questo, ci tengono a sottolineare i ricercatori, almeno in teoria.

Cavanagh e colleghi, in una ricerca condotta qualche anno prima della dottoressa Hall, hanno ottenuto dei risultati importanti in questo campo, modificando i geni di alcune piante di tabacco che sono diventate più efficienti nel processo di fotosintesi. Le nuove piante modificate, capaci di assorbire molto più CO2 e crescere dunque più velocemente, si sono rivelate il 40 per cento più produttive rispetto a quelle non modificate. Gli studi di Hall si sono basati proprio su questi risultati. Con un approccio simile hanno mappato e poi modificato i geni degli alberi di pioppo. I risultati sono stati evidenziati attraverso un articolo preliminare, ancora in attesa di peer review, pubblicato lo scorso 19 febbraio. Apportando delle modifiche a pochi geni, spiegano gli scienziati, si è riusciti a creare delle piante che crescono il 53 per cento più velocemente dei loro equivalenti non modificati. "La nostra convinzione è che il cambiamento climatico sia un problema di tassi relativi - commenta Hall -. Ed è anche un problema che non possiamo risolvere solo attraverso processi generati e gestiti dall'uomo, come la cattura diretta dell'aria".

La Living Carbon non si è tuttavia limitata a migliorare le capacità di crescita e di assorbimento di CO2 da parte degli alberi. I pioppi Ogm sarebbero stati dotati di ulteriori speciali geni - provenienti dalle alghe e dalle zucche – che aiutano la pianta a usare meno energia durante il processo della fotosintesi, così che producano . In questa fase, infatti, molte specie vegetali generano normalmente un sottoprodotto tossico chiamato fosfoglicolato: con la modifica genetica il fosfoglicolato viene scomposto. "Si trasforma il sottoprodotto in energia e nutrienti per la crescita delle piante", aggiunge Yumin Tao, vicepresidente per la biotecnologia di Living Carbon.

Ma l’utilizzo di alberi geneticamente modificati, benché la Living Carbon stia lavorando a piante incapaci di riprodursi da sole, crea preoccupazione anche tra gli esperti del settore. Nessuno sa cosa possa accadere nel caso in cui queste nuove piante mescolassero il loro materiale genetico con gli alberi “selvatici”. "Sono totalmente d'accordo con la premessa fondamentale che abbiamo bisogno di alberi più produttivi e in grado di stoccare il carbonio più velocemente – evidenzia il biologo evolutivo Richard Buggs -. Penso solo che ci siano opportunità fantastiche per farlo attraverso le variazioni che già esistono in natura". La strada sarebbe nota, e non presenterebbe alcun rischio.

L’impollinazione incrociata da sempre consente agli agricoltori di rafforzare un tratto vantaggioso all'interno di una specie autoimpollinando una pianta con quel tratto: perché dunque intervenire con la modifica genetica? "Ci sono un sacco di cose che stanno già accadendo in natura in grado di influenzare la crescita di un albero e con cui potremmo lavorare", spiega l’esperto. "Preferirei un approccio più naturale”. Ma si tratta di un dibattito che va avanti da ormai più di 50 anni.

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