L'atto di accusa di Mario Tozzi: "Ischia? Ecco le vere cause del disastro. Non nascondiamoci"

Per il ricercatore "ci sono piogge più consistenti, con più acqua in meno tempo. Ma non nascondiamoci”. Gran parte del disastro è dovuto alla “mancanza di cura e manutenzione del territorio"

TiscaliNews

"Il cambiamento climatico c'entra di sicuro: ci sono piogge più consistenti, ovvero più acqua in meno tempo. E questo è un elemento importante di cui tener conto. Ma non nascondiamoci: tutto il resto è colpa nostra". Il geologo Mario Tozzi tenta di descrivere quanto accaduto a Ischia, ma non nasconde che molta della responsabilità di quanto accaduto è da imputare all’uomo.

Manutenzione va fatta tutto l'anno, e non soltanto in primavera

“Ci si preoccupa del profitto, della stagione turistica e non della cura del territorio. Non c'è cura e manutenzione del territorio, e senza è tutto inutile". Per l'esperto, "in passato anche con precedenti governi sono state fatte cose buone, come quelle di recuperare denari come sei o sette miliardi per il dissesto idrogeologico ma poi, tranne che per due opere, i denari non sono stati spesi. Allora di cosa parliamo? Manca una cultura del territorio, ci vuole una conoscenza maggiore. Tutte cose che a Ischia, sanno bene ma si dimenticano". Il ricercatore denuncia poi qualcosa che tanti, in molte zone d’Italia, segnalano ogni qualvolta si verifica un disastro come questo. "La manutenzione non va fatta a primavera o in autunno – evidenzia - ma sempre, tutto l'anno. La burocrazia? C'entra, soprattutto quando sappiamo che per abbattere un edificio abusivo e pericoloso ci vogliono anche otto anni. Ma non dimentichiamo che queste cose sono in capo ai sindaci".

Serve prevenzione, non urbanizzare le aree a rischio

La frana a Casamicciola Terme ha ucciso, ma il peggio potrebbe non esser ancora passato. La stessa Ingv sostiene che il “rischio di nuove frane c’è”. Fenomeni come quello che ha colpito duramente Ischia, ha commentato Mauro di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv “sono naturali e si possono sempre verificare in particolari territori”, ma “l’uomo può e deve intervenire per mettere in sicurezza le zone abitate e soprattutto puntando sulla prevenzione”, che passa attraverso l’intervento con strutture ad hoc e “imponendo la non urbanizzazione delle aree più a rischio, a partire ad esempio dal divieto di costruzione di strade nelle aree a valle, poiché proprio le strade possono favorire lo scorrimento veloce delle frane con conseguenze disastrose”.