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La startup sarda Lèbiu conquista la moda con gli scarti del sughero

L’idea del trentenne designer Fabio Molinas, tornato in Gallura con una missione

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La startup sarda Lèbiu conquista la moda con gli scarti del sughero

Col sughero è cresciuto, quando sin da piccolo andava a visitare il laboratorio del nonno, non sapendo ancora chi sarebbe stato un domani e cosa avrebbe fatto da grande. Fabio Molinas, industrial designer originario di Calangianus, è nato nella terra di quel tessuto vegetale che si ricava dai fusti e dalle radici delle piante legnose, diventato una filiera di successo. La Sardegna, e specialmente l’intorno gallurese con epicentro Calangianus, produce infatti il 70 per cento del sughero nazionale. Suo nonno aveva aperto un’attività ma come spesso accade, e questa storia non ne sarà esente, i destini delle persone fanno dei giri immensi e poi ritornano. Solo all’estero Molinas capisce che può fare del sughero un prodotto e una startup innovativa: si chiama Lèbiu, dal sardo “leggero”, il progetto di un trentenne che si è sempre definito un “romantico del design”.

 

Il giovane product designer scopre prima il mondo e si forma: Lisbona, Madrid, ma fa anche il cammino di Santiago e trascorre un periodo in Olanda. La capitale spagnola diventa casa per dieci anni. Lì frequenta un Master in Sviluppo di Prodotto Innovativo all’Istituto Europeo di Design (IED), poi su LinkedIn scopre un annuncio che diventa l’occasione della vita: tramite un progetto europeo ha la possibilità di approfondire e successivamente realizzare un prototipo di bio-pelle con residui di produzione. Nel 2019 si trasferisce per un breve periodo ad Alcoy, nella Comunità Valenciana, dove sviluppa il progetto all'Istituto Tecnologico Tessile. Lo stesso anno incontra anche il suo attuale socio, Alessandro Sestini, e così nasce Lèbiu. La startup parte con l’obiettivo di fornire all’industria del design e della moda materiali ecosostenibili realizzati a partire dai residui dell’industria del tappo. Se Molinas è il responsabile dello sviluppo del prodotto e il direttore creativo, Sestini ha le redini della parte amministrativa e commerciale. Nel 2020 Lèbiu diventa una startup innovativa e lo stato dell’arte è il seguente: “Più dell’85% per cento del materiale utilizzato rispetta i crismi della sostenibilità - assicura Molinas - perché prodotto da piante senza OGM e provenienti da campi non destinati all’agricoltura per l’alimentazione. Il nostro è un business etico legato all’economia rurale. Raccogliamo materiali di scarto dagli artigiani locali e lavoriamo un prodotto che ha molteplici utilizzi: può rivestire un divano come una lampada o una scarpa. Il primo settore con cui ci siamo interfacciati è quello della moda: abbiamo parlato con cento brand e stiamo prototipando i nostri materiali di nuova generazione insieme a trenta aziende. Ma si stanno anche interessando le imprese del mondo del real estate, dell’arredo e dell’automotive. Abbiamo delle commesse da aziende statunitensi”. 

 

Lèbiu ha due prodotti sul mercato: Corskin®, una bio-pelle ricavata dagli scarti del sughero, polimeri a base biologica e fibre riciclate, il tutto in una composizione a base acqua e senza solvente; e Nanocork®, una finitura naturale ad effetto invecchiato, che si ottiene tramite la nebulizzazione controllata di sughero su capi e tessuti. La prima viene venduta a rulli, l’altra a chili. “La lavorazione è semi-industriale, ma anche la manifattura ha il suo peso. Oltre a me e Alessandro - continua Molinas - lavorano due persone in laboratorio, poi abbiamo un importante produttore di pelle di riferimento, enti certificatori e società che ci aiutano nella parte di ricerca, sviluppo e messa sul mercato. Ci rivolgiamo a un mercato di fascia alta perché c’è un alto contenuto di innovazione e ricerca, oltre all’utilizzo di biomasse e additivi green di nuova generazione. Per ora ci occupiamo della fornitura di tessuti innovativi e non della creazione di un prodotto, ma non nascondo che mi piacerebbe prima o poi disegnare una linea e presentarci anche al mondo B2C”.

 

Fare impresa dopo il Covid è stato ancora più sfidante: “Dopo la pandemia c’è stato una sorta di risveglio, e se da una parte è aumentata la richiesta di materiali sostenibili, dall’altra si è verificato un rallentamento degli investimenti a causa della mancanza di materia prima”. Ma l’innovazione e la ricerca non si fermano: “Stiamo studiando un materiale capace di pulire l’aria come una pianta. E allo stesso tempo ci scontriamo con le difficoltà quotidiane: il design è un mondo elitario. Penso di essere ancora un romantico del design perché esso fa scaturire emozioni, ma bisogna anche avere le risorse. La giornata lavorativa media è quella che mi vede costantemente trovare soluzioni alle necessità del nostro ambiente e risolvere problematiche tecniche”. Il sogno resta sempre lo stesso: “Passeggiare per strada e accorgermi che in una borsetta o in un arredo c’è il nostro lavoro. Fare in modo che Lèbiu sia capito e utilizzato dalle persone, un materiale studiato che rispetta l’ambiente e le radici - anche culturali - dell’Isola, frutto di visione e ingegno, di un’economia collaborativa e circolare con una cura estrema per i dettagli ”.

 

Il ritorno nell’Isola avviene a giugno del 2022: dopo 11 anni a Madrid, Molinas si trasferisce a Olbia e ogni giorno fa la spola per Calangianus dove c’è il laboratorio della startup. “Il rientro è stato un voler far nascere e crescere le radici di qualcosa di locale e innovativo che parli sardo. La mia filosofia è legata al modo in cui ci si prende cura del materiale, una tradizione che si esprime attraverso il sughero. C’è tanto da fare, questo è stato un ritorno alle origini proiettato al futuro. E sono tornato soprattutto perché la Sardegna è un diamante grezzo: bisogna solo saperlo guardare”.

 

 

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