Savin Couëlle, l’architetto della natura che lasciò il segno in Costa Smeralda

Savin Couëlle, l’architetto della natura che lasciò il segno in Costa Smeralda
Un dettaglio dell'Hotel Cala di Volpe

Entrare dentro le opere di Savin Couëlle equivale a prendere parte a una conversazione con la casa e con il paesaggio allo stesso tempo. Ogni edificio mimetizzato nella macchia mediterranea, ogni materiale che lo compone e ogni curva che lo definisce è la testimonianza di quello stile Costa Smeralda che ha da sempre abbracciato e che nel tempo lo ha portato alla gloria. Il mondo dell’architettura, e specialmente la Sardegna, gli hanno detto addio lo scorso 19 giugno, all’età di 91 anni, ma le sue opere resteranno su queste coste per sempre, come silenziosi guardiani pronti a raccontarne la storia a chiunque rivolgerà loro lo sguardo.

Figlio di Jacques Couëlle, uno dei grandi architetti che formarono il primo Comitato di architettura del Consorzio Costa Smeralda voluto dal principe Karim Aga Khan, Savin abbracciò lo stile del padre e lavorò insieme a lui a diversi progetti, tra cui l’Hotel Cala di Volpe, iniziato insieme nel 1962 e poi concluso in sua vece. Nel tempo, l’architetto francese impresse la sua personale firma nello stile del genitore, rendendo le sue Ville Couëlle celebri in tutto il mondo. Couëlle mirava a raggiungere un’intesa perfetta con il territorio. Si trattava infatti di agire rispettosamente per entrare, quasi in punta di piedi, tra le sue millenarie membra rocciose. Ogni progetto iniziava dallo studio delle tradizioni locali, definite da lui più volte l’origine dell'innovazione. Innovativa, infatti, fu anche la scelta di utilizzare i materiali del territorio al posto del cemento, preferito invece dal padre.

Nel processo creativo rientravano poi gli artigiani locali, che Couëlle sceglieva personalmente perché a modellare la pietra e il legno fossero le mani di chi a quella regione era legato da tutta la vita. Alla fine, dai suoi lavori nascevano spazi dall’ampio respiro in simbiosi con la roccia, ricchi di luce e giochi d’ombra che non lasciano il tempo all’occhio di fermarsi. È proprio questa la magia del suo operato: lo sguardo passa da un’arcata all’altra, da un ingresso alla stanza successiva in un insieme di ambienti continui fino a quando, senza neanche rendersene conto, si è arrivati fuori dalla casa al cospetto del mare. Oggi le sue opere impreziosiscono le coste sorgendo dalla terra e portandosi dietro, nel processo, i suoi colori e la sua materia. Il bianco e dorato come la sabbia riverberano sulle ampie arcate del Cala di Volpe. Il ginepro secolare percorre con i rami i soffitti morbidi e ariosi delle sue ville, mentre i giochi di ombre e luci dietro ogni curva e muro diventano veri e propri elementi decorativi che nella Villa Due Mari hanno portato la casa a diventare quasi un elegante dipinto surrealista.