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Sa Pasca Manna, un rito tradizionale che si rinnova fin dai tempi più antichi

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Sa Pasca Manna, la Pasqua grande: così la chiamano i sardi da secoli e così è sempre stata vissuta dalle genti dell’isola, dal nord a sud. Sostenere che questa festività derivi da quella cristiana è vero solo in parte. All’interno dei tanti riti che compongono la Settimana Santa infatti ci sono innumerevoli richiami a tradizioni pagane nate millenni fa e oggi inseritesi perfettamente nei riti moderni. Prima di quella cristiana infatti esistevano due rituali dei semiti che abitavano l’area mediterranea. Il primo era dedicato al plenilunio primaverile della Pasha, una celebrazione operata dai pastori nomadi prima di partire per i pascoli che doveva proteggere le loro famiglie e i terreni dalle disgrazie. Durante questo giorno era uso comune sacrificare agnelli e cimentarsi in danze e salti, da qui il termine “Pasha” ovvero “saltare”. Hag-hamatzot era invece il secondo rito, una festa operata dagli agricoltori il cui simbolo per eccellenza era il pane azzimo. Fu quando le due tradizioni si fusero che nacque la festa di Pasha-Hag hamatzot, l’antenata della Pasqua moderna che ne gettò le basi.

La festa come la conosciamo oggi si configura con tanti rituali grandi e piccoli tutti diversi fra loro a seconda della città o del paese in cui si svolgono, con alcuni centri urbani che risaltano per la portata dei festeggiamenti. Dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua ogni giorno è caratterizzato da rappresentazioni (talvolta recitate) della vita di Gesù e Maria, suggestive processioni e colorati costumi e simulacri portati a spalla dai fedeli.

Tutto inizia, come vogliono le usanze, dalla Domenica delle Palme. In Sardegna è un momento solenne, nonché uno dei più belli da vedere: si usa infatti intrecciare e successivamente benedire sas Prammas, le foglie di palma finemente intrecciate per creare figure e simboli. È tradizione durante questa giornata portare a casa propria una palma intrecciata e sistemarla in casa, così da avere per un anno intero protezione dalla sorte avversa. Lo sa bene chi ha nonni e zii di origini sarde, in quanto solitamente sono proprio loro a portare le palme benedette a casa di figli e nipoti!

Il Lunedì Santo tocca ai riti di Sos Misterios o i Misteri dolorosi. A seconda della zona, i Misteri possono essere degli oggetti che in qualche modo rimandano alla Passione di Gesù o delle statue riccamente decorate, in entrambi i casi portati in processione per le vie del centro. Molto celebri sono le processioni in costume tradizionale di alcune città dell’isola come Oristano, Sassari, Castelsardo, Cagliari e Alghero, quest’ultima famosa in quanto ha ricevuto influenze di origine catalana ancora oggi ben radicate. Ad Alghero è infatti compito dei Germans Blancs della Confraternita di Nostra Signora della Misericordia, portare in scena splendide rappresentazioni lungo il percorso. Vestiti totalmente di bianco con lo stemma della confraternita al collo, sfilano portando 32 lampioni e diversi simulacri, uno dei più importanti e spettacolari si trova proprio nella sede della confraternita. Si tratta di un Crocifisso ligneo le cui ferite sono dei diamanti incastonati, arrivato nella città dopo un naufragio del 1600 e recuperato dai Germans Blancs.

Dopo le processioni e preparazioni del Mercoledì Santo, il Giovedì Santo si inizia il rito del Triduo Pasquale che precederà i due giorni di attesa della resurrezione di Gesù. Proprio giovedì si tengono nell’arco di tutta la giornata i rituali di su Lavabu (la lavanda dei piedi), sos Sepurcros (l’adorazione dei Sepolcri), sas Chircas e infine s’Incravamentu, la crocifissione inscenata dalle confraternite che inalberano il crocifisso della chiesa più importante della città di appartenenza. Ecco che ancora una volta i costumi tradizionali sfilano in tutto il loro misticismo e fascino, accompagnati da rumori non di campane -fermate anche quelle in attesa della domenica - ma delle tradizionali matràccas e rainèddas. Questi strumenti di legno produrranno per tutto il tragitto un rumore caotico e assordante, come a voler simboleggiare con il loro suono il momento catartico e di sofferenza della Passione di Cristo. Proprio durante la sfilata di sas Chircas la folla porta per la città una statua della Vergine, rievocando la ricerca del figlio da parte della donna.

Su Lavabu, in Sardegna come altrove, è un momento di raccoglimento in cui la scena della lavanda dei piedi viene rievocata dal sacerdote che simbolicamente laverà i piedi di 12 confratelli-apostoli. Dopo questo rituale solenne caratterizzato dal silenzio, sempre in raccoglimento si terrà la cena di sa Suchena, aperta ai soli membri della confraternita e a base di pesce e dolcetti fritti (come vuole la tradizione). Sempre al giovedì appartiene il rito di sos Sepurcros o dei sepolcri. In questa giornata la cappella adibita simbolicamente a sepolcro viene decorata e riempita di fiori e germogli, tra questi i cosiddetti Nènniri o Nènnere. Si tratta di un vaso riempito di semi di frumento e lasciato germogliare in un luogo buio dall’inizio della Quaresima a questo giorno. Si pensa che questo rito, tipico della zona del Cagliaritano dove i Nenniri venivano donati ai vicini come augurio di buona salute, derivi dai vecchi riti dedicati al dio Adone e ai suoi giardini. Proprio a questa divinità si usava infatti “sacrificare un giardino”, ovvero un piccolo vaso con germogli dalla vita breve che simboleggiava la fugacità dell’esistenza. Quando i giardini appassivano li si gettava nei fiumi rievocando simbolicamente la morte e rinascita del dio.

È durante il Venerdì Santo che riti della Pasqua raggiungono uno dei momenti più toccanti. La croce viene adesso rivelata ai fedeli e la via Crucis ha il via: viene rievocato s’Iscravamentu, la rimozione di Gesù dalla croce e, da quel momento, l’attesa del suo ritorno. Il Sabato Santo sarà dedicato ai riti liturgici e alla Veglia Pasquale, celebrata con diversi rituali dal sapore arcaico, come il grande falò che viene acceso e benedetto in molte piazze, il cero inciso dei simboli cristiani e dell’alfa e l’omega e i cinque grani di incenso conficcati in esso per rievocare la figura del Cristo ferito, la successiva benedizione del luogo con l’acqua benedetta. Una delle rappresentazioni più celebri è senz’altro quella di Iglesias, dove hanno luogo due cortei rispettivamente la mattina, chiamato Processione del Monte e la sera, il più sentito dalla comunità, chiamato Descenso (la deposizione). In questa occasione ragazzi e confratelli vestiti a guisa dei personaggi del racconto biblico mettono in scena la deposizione del Cristo, rappresentato da una statua del XII secolo poggiata su una lettiga. Molto suggestivo l’utilizzo da parte di diversi centri cittadini di un simulacro snodabile del Messia che rende la deposizione ancora più realistica.

Anche la popolazione, adesso, attende il ritorno del Cristo morto. La tradizione vuole che in ogni casa venga spento il focolare per riaccenderlo la Domenica di Pasqua. Proprio la domenica è un giorno di grandi festeggiamenti caratterizzato da s’Incontru, l’incontro del figlio di Maria con quest’ultima. Questo è il momento più felice dell’intera Settimana Santa e tutti i centri urbani dell’isola lo festeggiano inscenando l’incontro tra Maria e il figlio. Si tratta di due processioni che partono da zone diverse della città e si incontrano in un punto prestabilito, i festeggiamenti tra i partecipanti (solitamente tutta la città è coinvolta) sono intrisi di commozione e spirito di fratellanza mentre le campane, fermate il giovedì precedente, riprendono finalmente a suonare in atmosfera di vero e proprio trionfo da sempre profondamente sentito dal popolo sardo.

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