Greenpeace, un report e un cortometraggio per fermare l’estinzione delle tartarughe marine

La vita oceanica si sta rapidamente degradando in tutto il mondo. Migliaia di specie animali e vegetali sono a rischio di estinzione. E fra queste ci sono le sette specie di tartarughe marine, misteriose e affascinanti abitanti dei nostri oceani. Responsabili della loro progressiva estinzione sono la pesca industriale intensiva, l’inquinamento da plastica, l’acidificazione degli oceani e il cambiamento climatico, che alterano gli habitat, gli ecosistemi e la chimica degli oceani. Damien Chavallier, responsabile del programma di ricerca sulle tartarughe marine presso l’Institut Pluridisciplinaire Hubert Curien (IPHC) del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) di Strasburgo, ha trascorso molti anni a studiare le magnifiche creature che hanno condiviso il Pianeta con i dinosauri e che da allora hanno prosperato. Chavallier ha osservato le tartarughe nidificare sulle spiagge di sabbia tropicale del Suriname, della Guyana francese e dei Caraibi, e tramite la localizzazione GPS ha seguito i loro percorsi mentre attraversavano l’oceano in epiche migrazioni per trovare le migliori aree dove nutrirsi.

Le tartarughe sono difficili da studiare perché trascorrono gran parte della loro vita in mare aperto, e conducono una vita nomade. Assieme ai ricercatori della Guyana francese e dei Caraibi, Chavallier è stato testimone delle gravi e crescenti minacce che incombono su questi straordinari animali, osservando il forte calo della loro nidificazione sulle spiagge. Le tartarughe sono sempre state apprezzate dall’uomo per la loro carne, le loro uova e i loro bellissimi gusci, il che le ha portate ad essere cacciate per centinaia di anni. Ora il numero di uova deposte sulle spiagge della Guyana francese è 250 volte inferiore a quello degli anni Novanta.

Nel 2019, Chevallier ha collaborato con Greenpeace per etichettare dieci tartarughe sulle spiagge di nidificazione nella Guyana francese e ha evidenziato che nove di loro hanno nuotato per migliaia di chilometri a nord attraverso l’Oceano Atlantico fino a raggiungere la Nuova Scozia in Canada e in Francia. Tragicamente, una di loro è stata trovata a soli 120 km dalla spiaggia di nidificazione, annegata in una rete da pesca.

È necessario a questo punto, e siamo già in ritardo, creare dei santuari affinché la fauna marina si riprenda e prosperi. Un trattato globale in difesa dei nostri oceani è sul tavolo dell’Onu, e il raggiungimento di un accordo è essenziale se vogliamo introdurre aree marine protette e salvaguardare le comunità e le creature che da loro dipendono. Le tartarughe, che hanno percorso gli oceani del mondo per oltre 100 milioni di anni, se le cose continueranno così potrebbero non sopravvivere per un altro secolo.

Il report di Greenpeace Turtles Under Threat mostra come a causa dei cambiamenti climatici le tartarughe debbano viaggiare quasi il doppio per raggiungere le aree dove si alimentano, consumando una gran quantità di energia, il che potrebbe avere impatti gravissimi anche sulla loro già ridotta capacità di deporre uova. Il numero di uova deposte dalle tartarughe marine sulle spiagge della Guyana francese rispetto agli anni Novanta è diminuito di circa 100 volte, con meno di 200 nidi per stagione. Contemporaneamente all’uscita del report, Greenpeace ha lanciato Tartarughe in viaggio, un corto di animazione realizzato dal pluripremiato Studio Aardman, creatore tra gli altri di Galline in fuga e Wallace e Gromit, che racconta come i nostri oceani siano in pericolo e quanto sia importante agire subito per proteggerli.

Il video doppiato in italiano dalla cantante Giorgia e dall’attore Adriano Giannini (la versione internazionale vanta le voci di Olivia Colman ed Helen Mirren), racconta la storia di una famiglia di tartarughe che tenta di tornare a casa attraversando un oceano minacciato da cambiamenti climatici, inquinamento da plastica, trivellazioni petrolifere e pesca indiscriminata. Giorgia, doppiatrice di “mamma tartaruga”, dichiara: “Sono felice di dar voce a una tartaruga grazie a Greenpeace. La casa è quanto di più prezioso abbiamo, uno spazio sicuro per noi e la nostra famiglia. Eppure la stiamo togliendo a tartarughe, balene, pinguini e tanti altri animali. Se non agiamo ora, rischiamo di causare danni irreversibili ai nostri oceani e di perdere alcune specie per sempre. Spero che questo corto faccia prendere coscienza a sempre più persone dei danni che stiamo causando al mare”.

Come sottolinea Giorgia Monti, responsabile della Campagna mare di Greenpeace Italia, “sei delle sette specie di tartarughe marine sono minacciate di estinzione e senza un’azione urgente la situazione non potrà che peggiorare. Quindi non c’è più tempo da perdere, i governi di tutto il mondo devono firmare un Accordo Globale che garantisca la reale protezione degli oceani. La comunità scientifica chiede di tutelare almeno il 30 per cento della superficie marina entro il 2030 con una rete di santuari per permettere alla vita marina di sopravvivere in un mondo sempre più minacciato dalle attività umane, cambiamenti climatici in primis”.