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Dea Fertilia: l’invenzione di un mito parla il linguaggio della tradizione

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Dea Fertilia: l’invenzione di un mito parla il linguaggio della tradizione

C’è una borgata alle porte di Alghero, sorta per volontà del regime mussoliniano, che non può vantare una grande storia né tanto meno un mito: quando non hai neanche un secolo di vita che cosa puoi raccontare? Eppure Fertilia esiste dal 1936, nasce come città di fondazione, prodotto di bonifica, conferma di un atteggiamento risolutivo per cui imbrigliare le acque del Kalik, lo stagno che sorge nella Nurra, è procedere nello sviluppo economico e sociale di una politica arrembante. Ma allora perché oggi non canalizzare anche l’idea del mito? In fondo anche il genio umano ha un tempo d’inizio, la scintilla deve essere pur scoccata in un dato istante nella testa di chi ha inventato tutto ciò che noi chiamiamo tradizione. Quell’istante può benissimo essere adesso. Nasce così da Giulio Iacchetti, designer milanese, una brocca destinata ad essere riconoscibile come simbolo di Fertilia.

La tradizione

«La brocca Dea Fertilia ambisce a diventare il souvenir di Fertilia, è un passaggio semplice, niente di complicato e a guardarla Fertilia affascina subito per la sua razionalità impeccabile, - dettaglia Giulio Iacchetti - eppure non può, come molte città della Sardegna, parlare di ritrovamenti archeologici, la sua terra, spazio per una comunità neonata, è stata sottratta all’acqua.» La brocca sarà presto disponibile per il pubblico tramite vendita diretta e on line. «Ci è anche venuto in mente, per un battesimo di questo nuovo oggetto, un lancio di promozione, un colpo di teatro: la farsa di un ritrovamento archeologico di un’ipotetica Fertilia nei panni di una dea, poi abbiamo rinunciato pensando che in effetti la terra che genera è già un processo evocato nel nome: Fertilia.»

Giulio Iacchetti (foto di Fabrizia Parisi)

Forte e già sufficientemente chiaro il messaggio è destinato a far girare per il mondo una dea benevola che evoca simboli grafici e dell’architettura del paese; il mantello che la avvolge riporta alla base una plissettatura che ricorda la cadenza regolare dei portici di Via Pola, la via principale del paese; i tratti del volto sono un riferimento allo stile di Eugenio Tavolara che ha contribuito a dare una forma contemporanea al classico artigianato sardo. Le scritte riportate sulla base della caraffa utilizzano un font di straordinaria contemporaneità, lo stesso che campeggia sulla facciata della scuola elementare di Fertilia. Tra le opere del designer Giulio Iacchetti, transitate alla Triennale di Milano e che si sono accaparrate più di un Compasso d’Oro, vi è come un sotto testo a carattere di disobbedienza. Un’astrazione che mostra la trasgressione perfettamente aderente alla creatività della ragione. Come un illuminismo acceso a cimentarsi costantemente con l’ispirazione che, indubitabile, ha dato il via alla tradizione. Infatti è accanto a schiere di artigiani che costantemente Giulio Iacchetti si ingaggia, approdando in luoghi magici e un po’ defilati come Sarule o Fertilia, proprio per porre accanto al profilo dell’artigianato locale, tra smobilitazioni dell’idea necessaria del manufatto e contaminazioni di ingegni, la sua semplificazione del concetto procedere nella tradizione. «L’idea che ci appassiona dopo il lancio che faremo a Fertilia - sostiene Iacchetti - proprio l’8 marzo, giorno della festa donne che è anche la data di fondazione della città, è quella di uno studio futuro per una collezione della brocca elaborata da artisti locali e internazionali al fine di realizzare una linea preziosa e unica.»

La brocca

L’oggetto è in ceramica, disegnato con Genesio Pistidda di Sassari, viene prodotto in Sardegna nel laboratorio artigianale Terra e Luna di Salvatore Lovicu a Nuoro. La dea porta sul capo un vaso che contiene acqua: la forma è stilizzata, i tratti severi del volto trasmettono una sorta di orgoglio, una consapevolezza del ruolo imprescindibile che la donna svolge all’interno della società e, nel gesto di offrire e versare l’acqua per un ospite, non solo vi è segno della disponibilità ed apertura, ma simbolo di forza di una comunità che ha fatto dell’accoglienza il suo tratto distintivo; la Dea Fertilia è esempio riconoscibile di quel borgo nuovo che se ne sta al centro di un’area d’incanti da occidente; tra Capo Caccia, Sassari, Stintino e Porto Torres, una signora della vita porta acqua e, nelle lucide suggestioni dello smalto bianco, molto più che promessa annunciata, si fa oggetto di culto. 

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