I delfini curano la propria pelle con le sostanze biologicamente attive presenti in coralli e spugne

Effettuano la scelta in base alle proprietà biofunzionali delle singole specie. Lo studio internazionale pubblicato su iScience

di GreenReport.it

Quando una persona ha un’eruzione cutanea, può andare dal medico e farsi prescrivere un unguento da applicare. Anche i delfini tursiopi indo-pacifici (Tursiops aduncus) hanno problemi alla pelle, ma ottengono sollievo sfregandosi contro alcuni coralli e spugne. A rivelarlo è lo studio “Evidence that Indo-Pacific bottlenose dolphins self-medicate with invertebrates in coral reefs” pubblicato su iScience da un team di ricercatori tedeschi, svizzeri ed egiziani guidato da Gertrud Morlock della Justus-Liebig-Universität Gießen (JLU), che ha scoperto che «Questi coralli e spugne, contro i quali si sfregano i delfini, contengono sostanze biologicamente attive e hanno utili proprietà biofunzionali. Questo suggerisce che i delfini possono utilizzare  gli invertebrati marini per curare i problemi della pelle». Studi precedenti avevano scoperto che i delfini sono vulnerabili a malattie della pelle come infezioni da poxvirus o malattie fungine come la lobomicosi.

La ricerca è stata supportata da: ministero dell’ambiente egiziano, ranger dela Red Sea National Parks Authority, Sawiris Foundation, Deutschen Forschungsgemeinschaft, TU Berlin, Campus El Gouna, Dolphin Watch Alliance, Orca Dive Club El Gouna sowie sowie an Aqualung e Merck, Darmstadt.

13 anni fa, Angela Ziltener, una biologa svizzera dell’Universität Zürich, osservò per la prima volta i delfini sfregarsi contro i coralli nel Mar selezionavano le specie di coralli sulle quali strofinarsi: »Non avevo mai visto prima questo comportamento quando si sfregavano sui coralli prima ed era chiaro che i delfini sapevano esattamente quale corallo volevano usare», dice la Ziltener.

La maggior parte delle ricerche sui delfini viene effettuata dalla superficie dell’acqua, ma la Ziltener è una subacquea e quindi è stata in grado di studiare i delfini più da vicino. Le ci è voluto del tempo per guadagnarsi la fiducia dei delfini, anche perché delfini sono spaventati dalle grandi bolle rilasciate dalle bombole e si sono dovuti abituare ai subacquei. «Alcuni delfini, come le stenelle dal lungo rostro del Mar Rosso dell’Egitto meridionale, sono più timide quando si tratta di bolle d’aria», spiega la biologa svizzera.  .

Quando i delfini hanno permesso al team della Ziltener di avvicinarsi loro regolarmente, gli scienziati sono stati in grado di identificare ed esaminare i coralli e le spugne contro i quali si sfregano i delfini. Alla JLU  evidenziano che «I ricercatori hanno scoperto che lo sfregamento ripetuto dei coralli causa la fuoriuscita di muco dai minuscoli polipi che compongono la comunità dei coralli». Alcuni delfini strappano persino il corallo di cuoio dal fondale marino, lo tengono in bocca e lo agitano fino a quando non fuoriesce una sostanza gialla e verde che macchia il loro muso e il loro corpo.  Per comprendere le proprietà di questo muco, il team di ricerca ne ha raccolto dei campioni.

Quando la Morlock, chimica analitica e scienziata alimentare alla JLU Giessen, e il suo team hanno campionato e analizzato la gorgonia Rumphella aggregata, il corallo di cuoio Sarcophyton sp. e la spugna Ircinia sp., hanno trovato 17 sostanze biologicamente attive con proprietà antimicrobiche, antiossidanti, ormonali e tossiche. La scoperta di questi composti biologicamente attivi ha portato il team a ipotizzare che «Il muco di corallo e spugna serva a regolare il microbioma della pelle dei delfini e a curare o prevenire l’infezione» e la Morlock aggiunge che «Lo sfregamento ripetuto fa sì che le sostanze biologicamente attive nei coralli e nelle spugne entrino in contatto con la pelle dei delfini».

Le barriere coralline dove si trovano questi coralli sono siti importanti per le popolazioni di delfini locali. La Ziltener  ricorda che «Molte persone non sanno che queste barriere coralline sono luoghi in cui dormono i delfini, ma anche aree di gioco. Tra un sonnellino e l’altro, i delfini spesso si svegliano per strofinarsi contro il corallo. E’ quasi come se si lavassero e si ripulissero prima di andare a dormire o alzarsi per iniziare la giornata».

Nel complesso, il raduno dei delfini per auto-curarsi è pacifico e i cetacei non combattono tra loro per strofinarsi contro i coralli e le spugne. «Non è che si stiano combattendo per il turno – ha detto la Ziltener a  Science News  – No, aspettano, e poi passano».

I ricercatori hanno anche osservato che i delfini adulti insegnano questo comportamento curativo ai cuccioli: quando un branco di 360 delfini ha visitato una barriera corallina del Mar Rosso settentrionale, hanno notato che i cuccioli di età inferiore a un anno guardavano gli adulti che si strofinavano contro i coralli. Ma i delfini adulti si sfregavano contro gli invertebrati solo in condizioni tranquille e calme. Se nell’area arrivavano delle barche i delfini non utilizzavano i coralli per curarsi.

Michael Huffman, un esperto di automedicazione animale dell’università di Kyoto, che non è stato coinvolto nella ricerca, ha commentato: «Ho atteso a lungo uno studio davvero solido sull’automedicazione in una specie animale marina».  E il nuovo studio pone certamente solide basi  che andranno rafforzate con ulteriori ricerche per confermare se i delfini si stanno sfregando contro coralli e spugne per curare le infezioni della pelle e il team di ricercatori ha in programma di esaminare in che modo il comportamento di sfregamento dei coralli differisce nei delfini di sesso ed età diversi e quali aree del corpo i delfini si sfiorano di più.

La Ziltener conclude su Popular Science: «Sebbene siano necessari ulteriori studi, la scoperta rivela l’importanza della conservazione dei sistemi della barriera corallina. Finora, con questa pubblicazione, abbiamo potuto solo mostrare il legame tra gli invertebrati e i delfini».

A cura di GreenReport.it