Un'avventura lungo i fiumi: in Sardegna adesso spopola l'acquatrekking

Il sentiero viene praticamente sostituito. Al suo posto gli escursionisti percorrono i torrenti che scivolano giù dalle montagne. L’esperienza è di quelle che sono difficili da dimenticare. Per questo l’acquatrekking, nel giro di poco tempo, è diventato un vero e proprio fenomeno. Anche in Sardegna. Basti pensare che solo la scorsa estate sono stati numerosi i torrenti dell’isola, dalla Gallura all’Ogliastra, a essere stati presi d’assalto dagli escursionisti, tutti desiderosi di andare alla scoperta delle zone più selvagge con i piedi a mollo. Questa nuova disciplina, infatti, funziona in questo modo: il torrente si percorre fino a valle camminando sui fondali e nuotando dove l’acqua è più profonda. L’acquatrekking risulta così in parte diverso dal canyoning, che invece si basa anche sulle calate in corda e quindi sulle tecniche alpinistiche.

E mentre l’acquatrekking continua a stregare gli escursionisti, c’è anche chi ci tiene a mettere in guardia la comunità sui rischi per l’ecosistema. Marco Marrosu, naturalista, esperto di attività outdoor e consulente di enti e università, per esempio non chiede di vietare l’acquatrekking ma di rispettare alcune regole. L’obiettivo è infatti quello di salvaguardare le specie a rischio estinzione che popolano i torrenti dell’isola e che, a causa della presenza dell’uomo, potrebbero scomparire del tutto. Come per esempio l’euprotto, un piccolo anfibio più raro del panda che vive soltanto in Sardegna. «L’acquatrekking è di sicuro appeal turistico e ci sono alcuni luoghi in Sardegna dove, un po’ per la facilità di accesso e un po’ per le guide che lo propongono continuamente, vi è un gran traffico di gruppi di persone – spiega Marrosu -. Ma nelle acque dei torrenti vivono delle specie molto rare che sono riuscite a sopravvivere scegliendo questi ambienti isolati, in cui era possibile rifugiarsi e trovarvi nutrimento. Possiamo incontrarvi specie uniche e protette come la trota sarda, la tartaruga palustre o il discoglosso sardo. Ma una è veramente più speciale delle altre. Si tratta dell’euprotto sardo, un simpatico anfibio munito di coda, esteticamente più simile ad una lucertola. Nel mondo è possibile incontrarlo solo in Sardegna ed è considerato a livello mondiale più raro e vulnerabile del panda. Questo animaletto si riproduce in acqua in primavera e durante l’estate sino all’autunno le sue uova, fissate al substrato del fondale, si schiudono dando vita a delle larve lunghe meno di un centimetro».

Per questi motivi il naturalista Marco Marrosu chiede agli escursionisti di prestare una maggiore attenzione quando percorrono i torrenti isolani. «Le ricerche hanno evidenziato che l’acquatrekking e altri sport acquatici simili, che prevedono la percorrenza di gruppi di persone dentro i corsi d’acqua, causano una riduzione della densità delle specie, un calo della biodiversità e una modifica della qualità ecologica dell’acqua. Gran parte del problema è legato al passaggio di un flusso di praticanti nel letto del torrente. Smuovere le alghe, la sabbia e i massi camminando sulle rocce e nel fondale distrugge facilmente il nutrimento e il numero degli invertebrati alla base della catena alimentare delle specie – sottolinea il naturalista -. Cerchiamo quindi di osservare e fare osservare almeno queste piccole regole ogni volta che entriamo in un torrente: evito il più possibile di calpestare e smuovere con i piedi il fondale preferendo nuotare o camminare lungo le sponde, mi muovo in silenzio senza disturbare troppo la fauna, vado in piccoli gruppi per evitare di disturbare troppo l’ecosistema, se c’è un gruppo in acqua che mi precede attendo almeno una decina di minuti per evitare di affollarci tutti nei medesimi luoghi, evito di andare o accompagnare persone dove l’euprotto potrebbe avere deposto le sue uova».

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